Asta Borromeo n. 9 – 27 Maggio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 27 maggio 2017 l’asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Borromeo Studio d’Arte. La due sessioni si terranno nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). Seconda sessione prevista per le ore 15.00 (lotti 501-826). La TopTen di SenzaRiserva.

Carla Prina, Senza titolo, olio su cartone, 47×38, 1963 – Lotto n. 646 – da asteborromeo.arsvalue.com
Carla Prina, Senza titolo, olio su cartone, 47x38, 1963
Carla Prina, Senza titolo, olio su cartone, 47×38, 1963 – Lotto n. 646 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Pittrice italiana nata a Como nel 1911, Carla Prina è stata la componente femminile del Gruppo degli astrattisti comaschi (Mario Radice, Manlio Rho, Carla Badiali, Aldo Galli).

Frequentata l’Accademia di Brera ra il 1932 ed il 1936 la Prina approfondì gli studi prima a Rodi poi a Roma dove fu sorpresa dallo scoppio della seconda guerra mondiale e costretta a tornare in famiglia. A Como conobbe l’architetto Alberto Sartoris, ispiratore e sostenitore delle istanze razionalistiche del Gruppo insieme a Giuseppe Terragni. In seguito visse in Svizzera.

Armonie nei rapporti delle forme ed una concezione di pittura molto vicina all’architettura, seppur resa nella piena bidimensionalità della superficie e della composizione, quella di Carla Prina che negli anni ’50 e ’60 si libera da un rigido geometrismo costruttivista per dar vita ad opere ispirate ad un estroso naturalismo cromatico. Forti i richiami a forme cristalline e organiche rese attraverso la scomposizione del colore caratterizzano le opere degli anni’60 (lotto n. 646 “Senza titolo”).

Di lei scrive il marito Alberto Sartoris: “alla potenza massiccia di Giuseppe Terragni, alle densità plastiche di Pietro Lingeri, al razionalismo lirico di Giovanni Vedres, all’agile e serrato tecrikismo di Cesare Cattaneo si univano le archipitture di Osvaldo Licini nelle loro ingiunzioni più categoriche, l’emozione plastica del mondo delicato e trasparente che costituisce la sostanza prima dell’intelligenza e della sensibilità di Carla Prina, le audaci intensità coloristiche di Mauro Reggiani […]” (da Alberto Sartoris, Tempo dell’Architettura Tempo dell’Arte. Cronache degli Anni Venti e Trenta, Fondazione Adriano Olivetti, 1990, p. 156). Stima: 5.000€/6.000€.

Mattia Moreni, L’incontro, olio su tela, 40×50, 1960 – Lotto n. 656 – da asteborromeo.arsvalue.com
Mattia Moreni, L’incontro, olio su tela, 40x50, 1960
Mattia Moreni, L’incontro, olio su tela, 40×50, 1960 – Lotto n. 656 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Mattia Moreni fu uno dei partecipanti al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi fra il 1952 ed il 1954.

Nel 1953 a Frascati crea le prime opere della celebre serie delle “Staccionate” in cui l’artista riporta geometrismi puramente astratti ad un ‘linguaggio’ reale di base: il recinto.

Sensibile alle spinte informali (lotto n. 656 “L’incontro”) negli anni le geometrie si perdono, ma mai viene meno in Moreni il riferimento alla realtà, letta sempre in chiave esistenziale, ironica, disillusa.

Anzi l’artista creerà veri e propri simboli/protesta verso il mondo contemporaneo e allo stesso tempo opere cariche di nostalgia per una condizione di semplicità primigenia primitiva ed istintiva fino all’erotismo: baracche, pellicce, cartelli stradali, angurie antropoidi, grandi ‘sessi’, fino al famoso dissacrante ciclo degli uomini-computer. Una realtà dove non c’è posto per le distinzioni ma tutto si amalgama e si confonde, animato da una energia cosmica metamorfica che pervade in modo tumultuoso e crudele ogni aspetto dell’esistenza dal gesto, allo sguardo, all’oggetto, al paesaggio. Stima: 8.000€/10.000€.

Valentino Vago, C. M. 85, olio su tela, 160×130 1989 – Lotto n. 678 – da asteborromeo.arsvalue.com
Valentino Vago, C. M. 85, olio su tela, 160x130 1989
Valentino Vago, C. M. 85, olio su tela, 160×130, 1989 – Lotto n. 678 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Opera di dimensioni importanti dell’artista brianzolo Valentino Vago (classe 1931) al lotto n. 678 “C. M. 85” del 1989.

Potremmo definire la pittura di Vago in termini di pura ricerca spirituale. Prima di tutto per il richiamo naturalistico che nasce dal riferimento visuale più immediato: l’orizzonte. C’è sempre una linea di confine dove qualcosa può o sta per succedere nelle opere dell’artista di Barlassina, un limite che apre uno spazio reale e mentale infinito e carico di evocatività.

C’è poi una ricerca analitica e minimale che è approfondimento e studio del segno: il segno che l’artista traccia su questo orizzonte ma anche la testimonianza di una traccia certa dell’imperscrutabile. Vago sembra voler attraversare questo spazio, oppure fluttuarci sopra, o semplicemente guardare il cielo e cercare umilmente d’interpretarlo.

Opera lirica al confine fra arte minimale e analitica, non priva però di una spazialità interiore che consente all’artista di non far prescindere mai questa dal suo autore. Autore che dipinge pervaso, nella concezione platonica dell’artista, da un’ispirazione divina.

Non a caso negli anni ’80 Vago si dedica assiduamente alla decorazione di ambienti, soprattutto chiese: “ambienti fra cui, dagli anni Ottanta in poi, prevale abbastanza rapidamente la chiesa, il luogo della preghiera, che per l’artista diventa il contesto ideale in cui dare consistenza nel medesimo tempo e nel medesimo modo tanto all’aspetto spaziale-luministico quanto a quello simbolico e spirituale del lavoro” (da Valentino Vago. La bellezza dell’invisibile, a cura di Martina Corgnati, catalogo della mostra tenutasi alla Galleria San Carlo, Milano, 2011, p. 8). Stima: 11.000€/13.000€.

Gottardo Ortelli, Senza titolo, acrilici su tela, 95x130x4, 1975 – Lotto n. 683 -da asteborromeo.arsvalue.com
Gottardo Ortelli, Senza titolo, acrilici su tela, 95x130x4, 1975
Gottardo Ortelli, Senza titolo, acrilici su tela, 95x130x4, 1975
– Lotto n. 683 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Gottardo Ortelli, artista di Viggiù, sta vivendo una recente riscoperta da parte del mercato. In particolare per le opere del periodo analitico.

È infatti nel triennio 1974-1976 che Ortelli dà vita al cosiddetto ciclo “Immersione totale”. Si tratta di dipinti scanditi da linee verticali in monocromia dove il tratto minimale dell’artista si caratterizza per la variabilità dello spessore sia sulla riga che nell’alternanza. Questa particolarità genera effetti cangianti a seconda del punto di vista. Inoltre, attraverso le leggere trasparenze della linea sulla tela ‘grezza’, in un reticolo di varia opacità, Ortelli introduce al concetto spaziale ed architettonico di ‘immersione’.

Opere dunque che hanno riferimenti non sono analitici, ma anche optical vicini alle coeve ricerche degli anni ’70 e che citano i concetti di reciproca ‘invasione’ del campo pittorico da parte della pittura stessa e della realtà.

Bella e importante l’opera ‘duale’ al lotto n. 683 “Senza titolo” che suggerisce quasi il coinvolgimento stereoscopico del processo immersivo in atto. Stima: 8.000€/10.000€.

Lucio Del Pezzo, La fênetre, assemblaggio e acrilici su tavola, 65x50x12, 1968 – Lotto n. 753 – da asteborromeo.arsvalue.com
Lucio Del Pezzo, La fênetre, assemblaggio e acrilici su tavola, 65x50x12, 1968
Lucio Del Pezzo, La fênetre, assemblaggio e acrilici su tavola, 65x50x12, 1968 – Lotto n. 753 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Lucio Del Pezzo nasce a Napoli nel 1933. Qui fu fra i fondatori del Gruppo 58  di ispirazione surrealista e neo-dadaista con Nanni Balestrini, Guido Biasi, Giuseppe Alfano, Edoardo Sanguinetti, Mario Colucci, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Luigi Castellano, Mario Persico.

L’intento del Gruppo era quello di “chiudere il tormentoso rubinetto dell’inconscio e di gettare un ponte tra il presente della nostra civiltà spirituale e l’origine, dimostrando quanto questa civiltà sia ancora capace di cantare con semplicità le albe primordiali pulsanti nella memoria del suo sangue” come si legge nel Manifesto. Intenti che hanno punti di convergenza con il milanese Movimento Nucleare.

Dal 1960 Del Pezzo lascia Napoli ed è a Parigi, poi a Milano. L’esperienza parigina apre l’artista alle ricerche d’oltralpe condotte nel solco del Nouveau Réalisme di Pierre Restany.

Da queste radice prendono vita le opere più originali di Del Pezzo fra rimandi folkloristici all’oggettualità partenopea, ironia antiborghese e intertestualità culturali di matrice psicanalitica, simbolica e metafisica.

Un’arte ludica i cui risultati migliori si trovano in questi assemblaggi degli anni ’60 (lotto n. 753 “La fênetre”): quadri-sculture con mensole e oggetti su cornici monocrome dove si ritrova la decontestualizzazione pop della citazione colta tipicamente italiana resa però atto meta-pittorico in sé nel segno di una giocosa demistificazione. Stima: 10.000€/12.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela con cornice dipinta, 80×120, prima metà anni 80 – Lotto n. 762 – da asteborromeo.arsvalue.com
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela con cornice dipinta, 80x120, prima metà anni 80
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela con cornice dipinta, 80×120, prima metà anni 80 – Lotto n. 762 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Bellissimo “Campo di pane” di Mario Schifano al lotto n. 762 “Senza titolo”. Sono le opere degli anni ’80 a nostro giudizio le più ‘vere’ dell’uomo Schifano.

Se negli anni ’60 l’artista si rifà alle contemporanee esperienze americane, seppur interpretate in modo assai originale, e nei ’70 si dedica ad una produzione talvolta seriale; negli ’80 Schifano crea le serie (gli acerbi, le case sole, i gigli d’acqua, gli orti botanici etc…) che lo riportano a ‘riconsiderare’ la realtà con nuova sensibilità, tanto che Achille Bonito Oliva lo definisce “transavanguardista tra virgolette”.

Da ricordare che Schifano è presente nel 1982 alla XL Biennale di Venezia curata da Gian Alberto Dell’Acqua, e che ci sarà nuovamente nelle due edizioni successive del 1984 e del 1986.

Gli ’80 saranno inoltre  gli anni delle nuove sperimentazioni sui linguaggi tecnologici, delle tele computerizzate e delle ricerche sull’infantilismo seguite alla nascita del figlio Marco nel 1985. Stima: 15.000€/17.000€.

Tano Festa, Senza titolo, dittico di acrilici su tela, 40×80, 1976 – Lotto n. 774 da asteborromeo.arsvalue.com
Tano Festa, Senza titolo, dittico di acrilici su tela, 40x80, 1976
Tano Festa, Senza titolo, dittico di acrilici su tela, 40×80, 1976 – Lotto n. 774 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Originale dittico di Tano Festa, altro artista protagonista della Scuola di Piazza del Popolo e dell’arte pop italiana al lotto n. 774 “Senza titolo”.

Il soggetto non è così originale, rimanda infatti al ciclo “Da Michelangelo” cioè alle opere ispirate alla “Creazione di Adamo” di Michelangelo Buonarroti nella volta della Cappella Sistina, di cui Vasari scrive: “[Nella] creazione di Adamo, [Michelangelo…] ha figurato Dio portato da un gruppo di Angioli ignudi e di tenera età, i quali par che sostenghino non solo una figura, ma tutto il peso del mondo, apparente tale mediante la venerabilissima maiestà di quello [Dio] e la maniera del moto, nel quale con un braccio cigne alcuni putti, quasi che egli si sostenga, e con l’altro porge la mano destra a uno Adamo, figurato di bellezza, di attitudine e di dintorni di qualità che e’ par fatto di nuovo dal sommo e primo suo creatore più tosto che dal pennello e disegno d’uno uomo tale” (da Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, Michelangnolo, 1568).

Originale invece è il mix iconografico con il quale Festa compone il suo lessico: intanto il dittico, che sembra spezzare in due l’atto della creazione, o meglio isolare le due mani nel pannello di destra, quasi in una zona irraggiungibile. Nel pannello di sinistra invece varie tonalità di cielo, tenute ferme, ancorate alla realtà da una cerniera per persiane, quasi l’artista volesse rappresentare in un unicum la terra e il cielo, la concretezza della speranza  e l’irraggiungibilità della perfezione. Stima: 8.000€/10.000€.

Jiri Kolar, Chassés du paradis, collage e tecnica mista su tavola, 40×30, 1991 – Lotto n. 798 – da asteborromeo.arsvalue.com
Jiri Kolar, Chassés du paradis, collage e tecnica mista su tavola, 40x30, 1991
Jiri Kolar, Chassés du paradis, collage e tecnica mista su tavola, 40×30, 1991 – Lotto n. 798 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Il tema di Adamo torna al lotto n. 798 “Chassés du paradis” del grandissimo Jiří Kolář, il padre del collage.

Kolář riprende il tema della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso da Masaccio che dipinge l’affresco con lo stesso soggetto durante il lavoro di decorazione della Cappella Brancacci, nel transetto della Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze. L’affresco è una delle maggiori testimonianze di umanesimo rinascimentale nella resa realistica dei due personaggi.

Sotto Kolář inserisce invece un estratto di un celebre ritratto di una delle amanti di Pablo Picasso, Dora Maar, fotografa jugoslava, conosciuta nel 1936.

Si direbbe dunque essere questa un’opera concettuale dove l’artista ceco crea quasi un compendio della storia universale: dal peccato originale all’amore carnale, il tutto inserito in una cornice dove il dinamismo e la forza delle figure è accompagnata da una diagonale ‘astrale’, mentre la complessità dei significati e quasi dell’esegesi viene espressa dal bellissimo e tipico collage di ritagli di giornale dove ogni parola fa assurgere un nuovo valore semantico all’impianto visuale. Stima: 3.300€/3.500€.

Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 78×68, 1990 – Lotto n. 803 – da asteborromeo.arsvalue.com
Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 78x68, 1990
Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 78×68, 1990 – Lotto n. 803 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Artista volterrano, classe 1925, Magdalo Mussio frequenta l’Accademia di Belle Arti a Firenze. Redattore della rivista culturale Marcatré, fu poi docente all’Accademia di Belle Arti di Macerata nelle Marche.

“Parlare di sé, del proprio scadimento, dell’articolarsi della memoria e il contrapporsi ad essa per farne un episodio di felicità; un grafema che si affianca a una voce non udibile nel tempo camuffato; un atto che dimentica subito il proprio fare e la felicità ritorna a essere un nero episodio della memoria di sé… Si parla di ‘scrittura’ e anche di ‘antiscrittura’, del crinale sul quale si opera. Altri ne debbono parlare. Mi sembrano cose lontane. Non saprei…” (dal Catalogo della mostra Segno e poesia, Centro d’arte Bellora, Milano, 1986).

Poesia visiva sicuramente questa di Mussio al lotto n. 803 “Senza titolo”: carte geografiche della coscienza e dell’anima dell’artista che colloca parole significative in uno spazio ‘sindonico’; sul cuore, la testa, i piedi; e poi ci traccia dei segni come frustate, forature come stigmate, connessioni che si sbiadiscono, più o meno, nella memoria. Stima: 4.800€/5.200€.

Gianni Emilio Simonetti, Metafora insegue tagliola dentro la trappola, tecnica mista su tela, 101×101, 1968 – Lotto n. 805 – da asteborromeo.arsvalue.com
Gianni Emilio Simonetti, Metafora insegue tagliola dentro la trappola, tecnica mista su tela, 101x101, 1968
Gianni Emilio Simonetti, Metafora insegue tagliola dentro la trappola, tecnica mista su tela, 101×101, 1968 – Lotto n. 805 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Altro artista che sta vivendo un buon momento di mercato è Gianni Emilio Simonetti. Esponente del situazionismo italiano e del movimento Fluxus Simonetti mette in scena nelle sue opere un ‘teatro dell’assurdo’ fatto di intelligenza, bisticci di linguaggio e sinestesie che catturano lo spettatore nella performance dell’autoreferenzialità dell’arte.

Scrittore e saggista, artista ironico anche sul concetto stesso di arte concettuale, si definisce “artista-teorico-rivoluzionario” e, nella nota biografica di un suo libro scrive: “Gianni-Emilio Simonetti, nato a Roma, vive sul Lago Maggiore. Filosofo, già esponente di rilievo del pensiero ‘situazionista’, si occupa anche di disagio psichico, di arte contemporanea e di cultura della cucina.

Tra i fondatori della rivista La gola è senz’altro uno dei maggiori esperti italiani di cultura gastronomica. Per le nostre edizioni è autore di L’agonia e i suoi sarti. 1968-1998: le ragioni dell’assalto e quelle della resa (1998), La domesticazione sociale (2001) e La vivandiera di Montélimar. Il secolo delle rivolte logiche e la nascita della cucina moderna nelle memorie di una petroleuse (2004)” (da Gianni-Emilio Simonetti, La sostanza del desiderio. Cibo, piaceri e cerimonie, DeriveApprodi, 2005).

Bella l’opera al lotto n. 805 “Metafora insegue tagliola dentro la trappola”, del 1968, che ben esemplifica, già dal titolo, la complessità e l’acutezza beffarda dell’artista romano. Stima: 8.000€/10.000€.

Asta Meeting Art n. 826 – Sabato 20 e Domenica 21 Maggio – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

La quinta e la sesta sessione dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 826 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 20/21 maggio 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70×70, 1975 – Lotto n. 425 – da meetingart.it
Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70x70, 1975
Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70×70, 1975 – Lotto n. 425 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Nato a Viggiù nel 1938 Gottardo Ortelli ha frequentato l’Accademia di Brera dove è stato titolare della cattedra di pittura nel 1974.

L’opera in asta al lotto n. 425 fa parte sicuramente del ciclo di opere più interessante dell’artista “Immersione totale”, oggetto di una recente mostra presso la Galleria Antonio Battaglia di Milano (22 novembre 2016 – 28 gennaio 2017).

Ortelli negli anni ’70 si aggrega ai rappresentanti della cosiddetta pittura analitica. Il ciclo delle “Immersioni totali”, che va dal 1974 al 1976, è caratterizzato da tele monocrome su cui prendono vita, in scansioni parallele, linee diagonali alternate, che si assottigliano e si ispessiscono in ritmi concordanti e discordanti. In questo modo l’artista gioca a livello percettivo confondendo il piano di sfondo e il primo piano in un dialogo in tridimensionalità fra linee e spazio, colore e non colore. Forse le opere dal sapore più optical dell’artista lombardo. Stima: 3.000€/4.000€.

Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89×89, 1977 – Lotto n. 432 – da meetingart.it
Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89x89, 1977
Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89×89, 1977 – Lotto n. 432 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Augusto Garau nasce a Bolzano nel 1942. Studia a Milano all’Accademia di Brera con Atanasio Soldati che negli anni ’50 lo coinvolge nei fermenti astratti del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Il contributo più originale di Garau è comunque quello che l’artista raggiunge negli anni ’70 e che riguarda lo studio della dinamiche percettive della forma e del colore. Sarà la frequentazione di Gaetano Kanizsa, esponente italiano della filosofia della Gestalt, ad avvicinare Garau a queste tematiche.

I processi cognitivi della forme e retinici dei colori sono le tematiche che soprattutto interessano Garau. L’artista utilizza infatti spessissimo la forma dell’anello non chiuso lasciando che sia lo spettatore stesso a completarlo idealmente. Garau inoltre lavora, specie negli anni ’80, sulle ambiguità derivanti dall’accostamento dei colori e sulle trasparenze. Evidenti tali tematiche al lotto n. 432 “Continuità”, concetto espresso sia attraverso la forma che per mezzo del colore.

“Il continuum cromatico è un insieme di colori, puri o in mescolanza, tra i quali esiste un legame prodotto da un colore comune. Il continuum non si verifica quindi nel caso di una giustapposizione fra due colori puri, ma quando un colore puro si unisce a una mescolanza che lo contiene, o quando due mescolanze si giustappongono tra loro” (da Augusto Garau, “Le Armonie del colore. Analisi strutturale dei colori. La teoria delle mescolanze. La trasparenza percettiva”, Hoepli, Milano, 1984, p. 4). Stima: 3.000€/4.000€.

Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73×92, 1973 – Lotto n. 448 – da meetingart.it
Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73x92, 1973
Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73×92, 1973 – Lotto n. 448 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Dopo un inizio pittorico caratterizzato dall’informale lombardo, in particolare dall’influenza della matericità e della ‘memoria figurativa’ di Ennio Morlotti, nel corso degli anni ’60 Valentino Vago approfondisce una ricerca di sintesi contemplativa, coloristica e formale, per certi aspetti vicina alle coeve realizzazioni dell’americano Mark Rothko.

Perché Vago non può essere ridotto ad artista ‘analitico’ come solitamente si fa. Quello dell’artista di Barlassina è sì un mondo minimale, destrutturato; ma è anche un paesaggio di sogno dove avvengono miracoli, uno spazio evocativo e sacrale: “un mondo pittorico fatto di silenzi, di calme sensazioni, che si esprime con una pittura tutta intessuta di luce sommessa che allaga le forme geometriche, rese diafane da un delicatissimo velo” (da M.Valsecchi, Valentino Vago, Milano, Vanni Scheiwiller, 1969, p.11).

Da non dimenticare che alla fine degli anni ’70 l’artista si dedicherà alla realizzazione di grandi murales sia in spazi privati che pubblici, soprattutto all’interno di chiese. Stima: 6.000€/7.000€.

Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130×200, 1953 – Lotto n. 466 – da meetingart.it
Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130x200, 1953
Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130×200, 1953 – Lotto n. 466 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bellissima e importante opera di Mario Nuti, “Composizione” al lotto n. 466, realizzata nel 1953. Ad appena 27 anni, nel 1950, Nuti è tra i fondatori dell’Astrattismo Classico fiorentino, di cui firma il Manifesto redatto dal filosofo Ermanno Migliorini con Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti e Alvaro Monnini, sottoscrivendone tutte le istanze di impegno sociale e politico.

L’esperienza astratta in Nuti perdurerà fino ai primi anni anni ’60 quando l’artista torna gradualmente alla figurazione e si dedica all’insegnamento.

Figura timida e appartata Mario Nuti porta testimonianza con le sue opere di una “capacità compositiva accanto a vivo, intimo senso del colore; [… di] un’istanza polemica […] un bisogno di scarnificare la materia pittorica, di ridurla all’essenziale”, nella definizione di Giovanni Spadolini, suo compagno di studi all’epoca dell’Istituto d’Arte a Firenze.

Caratteristiche, quelle notate dall’illustre amico, che Nuti mantiene nell’arco di tutta la sua esperienza astratta, che da un rigido geometrismo iniziale si muove negli anni verso forme più strutturate ed espressive per quanto concerne sia le cromie che la composizione. Stima: 6.000€/7.000€.

Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50×40, 1952 – Lotto n. 474 – da meetingart.it
Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50x40, 1952
Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50×40, 1952 – Lotto n. 474 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Si può affermare che Albino Galvano sia stato uno dei teorici del M.A.C. Movimento Arte Concreta (1950). Pittore, critico, laureato in filosofia e magistero, allievo di Felice Casorati, già nel 1930 è alla sua prima Biennale di Venezia.

Proprio nel 1952, anno di realizzazione di quest’opera al lotto n. 474 “Astratto in movimento”, Galvano firma a Torino il Manifesto del M.A.C con Annibale Biglione, Adriano Parisot e Filippo Scroppo (Bollettino n. 9 del Movimento, del novembre ’52).

Le composizioni di Albano del periodo M.A.C. mostrano tuttavia una certa eterodossia dell’artista le cui opere rivelano per forme, colori e richiami naturalistici una ispirazione ‘simbolica’ e spiritualista.

Scrive a questo proposito il critico Luciano Caramel in “Arte in Italia 1945-1960”, Vita e Pensiero, 1994, p. 96: “Galvano, infine, nutrito di complessa cultura, irriducibile a formule, fino ad apparire eclettico, è capace di caricare l’aniconicità di valenze di un’inafferrabile semantica volta a ‘vedere’ dipingendo”.

In seguito l’artista si avvicinerà all’informale per poi successivamente utilizzare nelle sue composizioni elementi liberty di gusto astratteggiante e ‘nastri’. Stima: 4.000€/5.000€.

Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110×80, 1956 – Lotto n. 480 – da meetingart.it
Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110x80, 1956
Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110×80, 1956 – Lotto n. 480 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Veneziano, classe 1931, Ennio Finzi ha percorso tutta la storia artistica del secondo dopoguerra italiano fino ad oggi sperimentando e rinnovandosi continuamente nel solco di un’ispirazione però unica che ha sempre avuto come riferimenti il ritmo ed il colore.

Nelle opere di Finzi degli anni ’50, come questa “Cosmico” al lotto n. 480 sono certamente presenti queste due componenti che sono di supporto ad una interpretazione della pittura vicina alle coeve esperienze dello spazialismo nel senso di una spazialità di espressione interiore che apre alla possibilità all’interno della tela.

Ci sono nella pittura di Finzi la gestualità forte del gesto astratto di Emilio Vedova, la spiritualità luministica del maestro Virgilio Guidi, ci sono gli spazi interiori di Tancredi; il tutto intessuto in una partitura che rimanda alla passione musicale di Finzi che utilizza nel colore le atonie e gli effetti distonici schoemberghiani e citazioni del jazz afroamericano.

Alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia nel 1956 Finzi ha tenuto la sua prima personale. Stima: 9.000€/10.000€.

Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70×100, 1959 – Lotto n. 487 – da meetingart.it
Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70x100, 1959
Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70×100, 1959 – Lotto n. 487 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Designer italiano nato a Milano nel 1938, Gabriele Devecchi è noto in pittura soprattutto perché fu fra i fondatori, proprio nel 1959 (“Senza titolo” al lotto n. 487), del Gruppo T con Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gianni Colombo.

Nel corso degli anni ’50 l’artista nel laboratorio di argenteria del padre impara la lavorazione dei metalli: incidere a bulino, smaltare a fuoco, la fusione della plastica, modellare la cera, scolpire il legno.

Le dinamiche spazio-tempo sono quelle che prenderanno vita nelle prime mostre “Miriorama” del Gruppo negli spazi della Galleria Pater. Con il Gruppo esponevano Manzoni, Fontana, Baj, Munari in un clima di rinnovamento artistico attento ai fenomeni percettivi ed evolutivi della materia: fenomeni luministici basati sul tempo e sul processo quali combustioni, ossidazioni, concrezioni; automatismi generativi di cui l’opera al lotto n. 487 ritrae una istantanea. Stima: 10.000€/12.000€.

Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100×68, 1955 – Lotto n. 499 – da meetingart.it
Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100x68, 1955
Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100×68, 1955 – Lotto n. 499 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Giuseppe Santomaso, veneziano, nel 1946 è fra i fondatori della Nuova Secessione artistica italiana, Fronte Nuovo delle Arti, propugnatore di un’arte che non può prescindere dalla realtà seppur icastica, sulla scia del post-cubismo picassiano, e impegnata nel sociale.

Ma già alla Biennale del 1948 le posizioni del Gruppo divergono profondamente nella querelle fra linguaggio astratto e figurazione. Santomaso sostiene: “l’immagine creata dall’artista non dipende dalle apparenze fenomeniche della realtà”.

E infatti nel corso degli anni ’50 il suo linguaggio si muove sempre più fra informale, geometrismo astratto e una vena surreale che risponde ad esigenze di risoggettivizzazione dell’opera d’arte imprescindibili per un’artista dalla grandissima sensibilità.

Del 1952 è la partecipazione di Santomaso alla XXVI Biennale di Venezia con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi. Nel 1954 gli viene assegnato il Primo Premio per la pittura italiana, nel 1956 il Premio Graziano alla Galleria del Naviglio di Milano. Nel 1955 dipinge questa bellissima opera “Bachical nocturne” al lotto n. 499Stima: 27.000€/30.000€.

Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180×120, 1988-1990 – Lotto n. 555 – da meetingart.it
Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180x120, 1988-1990
Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180×120, 1988-1990 – Lotto n. 555 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera di grandi dimensioni, 180×120, del fondatore ed ideologo dell’astrattismo classico, il fiorentino Vinicio Berti, al lotto n. 555 “Guardare in alto (grandiosamente)”.

Con questo ciclo siamo ormai negli anni ’80, lontanissimi dal clima culturale e sociale del dibattito politico del dopoguerra. Vinicio Berti è però la testimonianza di una coerenza estrema, di un pensiero ideologico e artistico a cui non venne mai meno, fino alla morte nel 1991.

Si tratta spesso di opere volutamente di grandi dimensioni, di grande potenza formale per la forza del tratto, la prospettiva tendente alla verticalità, le forme a piramide /grattacielo tridimensionali; ed il tipico lettering di cui Berti è stato uno degli iniziatori che da acronimo ormai si è fatto enunciazione aperta, quasi consapevole ultimo canto del cigno di un sognatore.

E allora l’artista guarda “continuamente” in alto, in segno di lotta, di speranza, ma anche di disillusione; ci guarda “grandiosamente”, e poi ancora “costruttivamente”, “fermamente”, “limpidamente”, “solidamente”. Lo fa dopo aver progettato. Il ciclo precedente dell’artista fu infatti, coerentemente, quello delle “Grandi costruzioni per l’avvenire”. Stima: 10.000€/12.000€.

Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100×60, 1978 – Lotto n. 571 – da meetingart.it
Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100x60, 1978
Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100×60, 1978 – Lotto n. 571 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bella opera di Tano Festa, protagonista dell’arte pop italiana e della Scuola di Piazza del Popolo al lotto n. 571 “Dalla serie da Michelangelo”.

Non esiste serialità nelle opere di questi artisti (Schifano, Festa, Angeli), come spesso si afferma, poiché la serialità è il concetto stesso su cui essi stessi hanno lavorato. Si dovrebbe piuttosto parlare di variabilità percettiva, contestuale e momentanea dell’opera.

In questa al lotto n. 571 ci sono tutti gli elementi iconografici e gli stilemi del linguaggio del maestro romano elaborati in una composizione dallo straordinario equilibrio formale: prima di tutto nell’uso dell’armonia aurea e nei colori complementari, perfettamente bilanciati; poi nell’utilizzo della gocciolatura che conferisce partecipazione emotiva al dipinto. Infine nella decontestualizzazione diagonale dei regoli (citazione delle “persiane”) che conducono l’occhio al mondo di sogno della nube, nel contatto fra spirituale e umano della citazione michelangiolesca, nelle riquadrature metareferenziali con cui l’artista re-incornicia l’opera.

Un grandissimo Festa, che ha prodotto opere di spessore dagli anni ’60 fino agli anni ’80.  Stima: 6.000€/7.000€.