Asta Meeting Art n. 830 – Sabato 23 e Domenica 24 Settembre 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

Le sessioni V e VI dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 830 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 23/24 settembre 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Franco Grignani, Spazio in permutazione continua, tecnica mista su cartone, 29×29, 1977 – Lotto n. 443 – da meetingart.it
Franco Grignani, Spazio in permutazione continua, tecnica mista su cartone, 29x29, 1977
Franco Grignani, Spazio in permutazione continua, tecnica mista su cartone, 29×29, 1977 – Lotto n. 443 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Due recenti mostre a Londra, fra cui una alla Estorik Collection, hanno celebrato Franco Grignani, artista fra i maggiori esponenti della op art italiana e grafico pubblicitario di successo.

Nato in provincia di Pavia nel 1908 e morto a Milano nel 1999 Grignani ha infatti lavorato per aziende quali Alfieri & Lacroix e Pirelli e ha disegnato nel 1964 il logo di Woolmark.

Ben presto il lavoro di Grignani si è orientato allo studio della psicologia della forma (Gestaltpsychologie) approfondendo l’interesse verso gli aspetti percettivi provocati dalla composizione. Celebri le rotazioni, le torsioni, le deformazioni, le scissioni, e poi le dissociazioni, le psicoplastiche, le periodiche, le diagonali nascoste, le strutture simbiotiche e iperbolichele, le “Permutazioni continue” come questa in asta al lotto n. 443.

Dalla metà degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80 l’artista pavese si è dedicato esclusivamente alla pittura seguendo progetti espositivi di respiro internazionale. Al contempo ha inizio la carriera didattica come docente alla Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano dove ha approfondito la ricerca sugli aspetti matematici della sua ‘iconografia’. Stima: 9.000€/10.000€.

Enzo Cacciola, Senza titolo, tecnica mista e cemento su tela, 60x60x4, 1974 – Lotto n. 445 – da meetingart.it
Enzo Cacciola, Senza titolo, tecnica mista e cemento su tela, 60x60x4, 1974
Enzo Cacciola, Senza titolo, tecnica mista e cemento su tela, 60x60x4, 1974 – Lotto n. 445 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Bel cemento “Senza titolo” di Enzo Cacciola uno degli esponenti di maggior rilievo della pittura analitica italiana (con Giorgio Griffa e Paolo Cotani) al lotto n. 445.

Dopo un inizio nell’astrattismo geometrico la sperimentazione di Cacciola si muove, fin dalla prima personale del 1971 alla Galleria La Bertesca di Genova, nel segno di una riflessione sulla ‘materia’ come elemento primario del fare pittura. Dopo le pitture industriali che elaborano il concetto di monocromo e le “superfici integrative” che contestualizzano l’opera nello spazio, è con i cementi e gli asbesti che Cacciola propone qualcosa di nuovo nel senso non solo della possibilità di una nuova pittura, ma anche nella sua attualità.

La materia è viva sembra voler comunicare l’artista facendosi da parte: ha infinite sfumature, diversa consistenza, gradi percettibili di trasparenza che hanno una propria indistinguibile carica semantica. Cacciola torna, come direbbe Roland Barthes, alla “scrittura bianca di Camus” segnando una frattura verso ogni retaggio culturale; ma allo stesso tempo dà la parola ad elementi archetipi che reclamano espressione, a quella materia brulicante che è la voce della natura.

Proprio nel 1974 Cacciola partecipa alla mostra “Grado Zero”, curata da Giorgio Cortenova alla Galleria La Bertesca di Genova. Nel 1975 l’artista partecipa con queste opere alla celebre mostra Analytische Malerei a Düsseldorf curata da Klaus Honnef e Catherine Millet ricevendo riconoscimento internazionale. Stima: 6.000€/7.000€.

Davide Nido, Orbi Big, colle termofusibili su tela, 90x90x4, 2009 – Lotto n. 448 – da meetingart.it
Davide Nido, Orbi Big, colle termofusibili su tela, 90x90x4, 2009
Davide Nido, Orbi Big, colle termofusibili su tela, 90x90x4, 2009 – Lotto n. 448 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Un trionfo di colori l’opera di Davide Nido (Senago, 1966-2014) “Orbi Big” al lotto n. 448. Forse una delle più belle che si siano viste passare in asta nell’ultimo anno e che rappresenta al meglio la ‘pittura’ dell’artista milanese, allievo di Aldo Mondino.

Arte pop, arte optical, arte che si richiama ai principi della psicologia della percezione, gioco cromatico, quella di Nido è tutte queste definizioni ma non vi si può ridurre. Sicuramente nelle opere dell’artista milanese ci sono due altre componenti fondamentali, chiaramente percepibili, della tradizione cittadina milanese che sono il gusto per le conformazioni spaziali (su tutti da Lucio Fontana) e le strutture organiche (pensiamo al nuclearismo).

La pittura di Nido è un ribollire di bolle, grandi e piccole, un effusione reticolare stretta o larga che ricorda processi vitalistici naturali, micro-organismi cellulari non riducibili a processi fisico chimici ma che configurano una visione organicistica del mondo naturale.  Ogni singola scintilla di colore in queste opere non è niente se non percepita nel complesso del fenomeno rappresentato. Stima: 18.000€/20.000€.

Mario Nigro, Blocco, olio su tela, 49.5×64.5, 1958 – Lotto n. 450 – da meetingart.it
Mario Nigro, Blocco, olio su tela, 49.5x64.5, 1958
Mario Nigro, Blocco, olio su tela, 49.5×64.5, 1958 – Lotto n. 450 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Mario Nigro è uno degli altri grandi artisti che sta subendo un trend negativo dal punto di vista del mercato, considerata la storia e il valore del pittore e intellettuale pistoiese.

Musicista, chimico, farmacista, Nigro il percorso di Nigro si fonda sulle tesi del costruttivismo razionalistico cui aderisce fin dai primi anni ’50 tuttavia in lui corre sempre parallela, specialmente in questo decennio, una esigenza di una espressione più libera e gestuale che rivela una conflittualità e che è ben rappresentata da questa opera “Blocco” al lotto n. 450.

“[…] ho tratto esperienze dai rapporti che possono realmente intercorrere tra struttura musicale e costruzione astratta […] sulla base di queste strutture ho studiato gli elementi plastici nelle loro ripetizioni, variazioni, simultaneità, coincidenze, giungendo così alla concezione di uno spazio totale dove forma e spazio si risolvono a vicenda in un superamento della bidimensionalità fisica (costruttivismo di Malevic), e dove in questo spazio totale vi saranno ancora problemi di rappresentazione e di espressione […] la soppressione del tragico che Mondrian evocava in una concezione ottimistica della vita, portava la pittura a completarsi e ad esaurirsi nell’architettura.

Coi problemi costruttivi si stabilisce una nuova autonomia della pittura, che, lungi dall’esentarsi dal suggerimento degli elementi utili all’uomo, riprende problemi di espressione che superano la rassegnata serenità degli equilibri spaziali. Nella mia espressione tornano dei contenuti tragici, non però in un senso espressionistico, cioè in una esagitazione disperata dei sentimenti, ma come rappresentazione reale di una società ben lontana dalle ottimistiche aspirazioni di Mondrian in cui però le posizioni sono perfettamente delineate. Il mio non è un mondo di pessimismo ma è tuttavia una constatazione di lotta.” (da Mario Nigro, Spazio totale, 1954). Stima: 8.000€/9.000€.

Gregorio Vardanega, Senza titolo, assemblaggio in plexiglass, 35x35x12, 1970 – Lotto n. 458 – da meetingart.it
Gregorio Vardanega, Senza titolo, assemblaggio in plexiglass, 35x35x12, 1970
Gregorio Vardanega, Senza titolo, assemblaggio in plexiglass, 35x35x12, 1970 – Lotto n. 458 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Gregorio Vardanega è un artista di origine italiana emigrato all’età di tre anni in Argentina e poi vissuto fra Argentina e Francia.

Frequenta l’Accademia Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires dal 1939 al 1946 fin dai primi anni ’50 s’impone come figura di rilievo per la sperimentazione nell’ambito dell’arte cinetica. Dal 1959 al 2007, l’anno della morte, Vardanega ha vissuto in Francia a Parigi dove ha esordito come artista con una personale alla Galerie Denise René.

Fu membro fondatore dell’Asociación Arte Nuevo a Buenos Aires nel 1955 e di quella degli Artistas No Figurativos Argentinos (ANFA) nel 1956.

Al 1959 risalgono le sue sperimentazioni con assemblaggi di sfere di plexiglass illuminate con proiezioni colorate e ‘motorizzate’. Colore, movimento, luce, spazio e un interesse per le ‘macchine pensanti’, quella che oggi chiameremmo “intelligenza artificiale” guidano e caratterizzano l’estetica di Vardenega le cui opere rappresentano quasi sempre progetti, prototipi di visione che l’artista concepiva in stretta relazione con l’architettura e il mondo che gli stava intorno, prima di tutto considerata la percezione di coloro che vivono lo spazio e gli ambienti. Ricerche vicine alle coeve sperimentazioni del G.R.A.V. Groupe de Recherche d’Art Visuel.

Bella e storica opera al lotto n. 458 “Senza titolo”, interessante anche per chi fosse alla ricerca di un elegante oggetto d’arredamento. Stima: 5.000€/6.000€.

Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 296 – da meetingart.it
Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40x50, 1970
Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 296 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Davvero “Incantevoli aromi” in termini coloristici quelli dell’opera al lotto n. 296 di Achille Perilli (Roma, 1927).

Perilli fu fra i fondatori del Gruppo Forma 1 nella Roma degli inizi degli anni ’50, gruppo d’avanguardia dell’arte astratta italiana con tutta la sua originalità d’incertezza al confine fra puro razionalismo costruttivo e ispirazione dalla realtà. Nel 1949 l’artista aveva già aderito al M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Dalle prime opere di carattere immaginativo fatte di spazio, sensazioni, ricordi, accensioni, con soluzioni che ricordano per certi versi Paul Klee negli anni ’60 il ‘surrealismo’ di Perilli assume accenti grafici, quasi di scrittura automatica, che però l’artista organizza in reticoli che fanno da contraltare e ‘controllo’ all’esigenza della libera espressione. Gli anni ’70 invece in qualche modo capovolgono questa esigenza approdando a quell’irrazionale geometrico che è il contributo maggiore della storia artistica di Perilli. L’emozione non è più controllata dalla ragione: in queste opere, quale questa in asta, l’emozione sgorga direttamente dal gioco della razionalità. Opera bella e datata. Stima: 9.000€/10.000€.

Gualtiero Nativi, Messaggio, olio su tavola, 130×97, 1957 – Lotto n. 475 – da meetingart.it
Gualtiero Nativi, Messaggio, olio su tavola, 130x97, 1957
Gualtiero Nativi, Messaggio, olio su tavola, 130×97, 1957 – Lotto n. 475 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Nato a Pistoia nel 1921 Gualtiero Nativi è stato uno dei fondatori e rappresentanti dell’Astrattismo Classico fiorentino con Vinicio Berti, Alvaro Monnini, Bruno Brunetti, Mario Nuti.

Al lotto n. 475 una grande tavola “Messaggio” degli anni ’50, anni in cui ancora aspre e forti erano gli scontri ideologici e politici di cui la pittura di questi artisti si faceva arma.

Si trattava infatti di un’arte mirata ad avere un effetto reale sul mondo, che portasse appunto un “messaggio” inteso come utopia, progetto d’azione, testimonianza di frattura. Ciò che appare chiaramente espresso nei volumi di questa opera caratterizzati da forme costruttive improntate all’intransigenza di un rigido purismo geometrico e allo stesso tempo inquiete nel contrasto delle cromie che passano dai toni scuri del fondo a quelli via via più chiari delle forme che sembrano aggettare dalla superficie invitando a toccare, a guardare dentro.

Nel 1957 Nativi vince il Premio Città di Pontedera come anche nel 1955, 1956 e nel 1959. Stima: 14.000€/16.000€.

Claudio Cintoli, Sei pezzi astratti, tecnica mista su carta, 70×100, 1957 – Lotto n. 486 – da meetingart.it
Claudio Cintoli, Sei pezzi astratti, tecnica mista su carta, 70x100, 1957
Claudio Cintoli, Sei pezzi astratti, tecnica mista su carta, 70×100, 1957 – Lotto n. 486 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Opera giovanile dell’artista imolese Claudio Cintoli (classe 1935, prematuramente scomparso nel 1978) al lotto n. 486 “Sei pezzi astratti” del 1957.

Cresciuto a Recanati, Cintoli frequenta in seguito l’Accademia di Belle Arti di Roma. La prima personale è del 1958 presso il Palazzo comunale di Recanati, quindi successiva all’esecuzione di questa opera in asta.

Il percorso artistico di Cintoli non può essere inquadrato in una corrente, tan’è vero che varie fasi si susseguono negli anni, da quella astratto informale della gioventù, a quella pop, a quella performativa vicina alla body art della fine degli anni ’60 e primi anni ’70, fino all’ultima concettuale ed iperrealista.

Piuttosto in Cintoli ricorrono sempre alcune tematiche universali, in una esigenza di espressione del conflitto e del magnetismo di polarità di concetti quali nascita e morte, costrizione e libertà, moto e stasi, alto e basso. E anche in quest’opera in asta si avverte forte questa tensione: su una ‘ragnatela’ gestuale e violenta si innesta quel piccolo segno rosso che è un cuore pulsante, una rivolta, un desiderio intrappolato ma mai domo. Stima: 2.000€/3.000€.

Pompilio Mandelli, Paesaggio, olio su tela, 115×95, 1959/1964 – Lotto n. 486 – da meetingart.it
Pompilio Mandelli, Paesaggio, olio su tela, 115x95, 1959-1964
Pompilio Mandelli, Paesaggio, olio su tela, 115×95, 1959/1964 – Lotto n. 486 –  Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Nato a Luzzara in Emilia nel 1912 Pompilio Mandelli è uno di quei tanti artisti importanti ma semi-dimenticati della storia dell’arte del nostro ’900.

Allievo di Giorgio Morandi e Virgilio Guidi all’Accademia di Belle Arti di Bologna Mandelli partecipa numerose volte alla Biennale di Venezia. La più importante quella del 1952 dove espone, in sala personale, opere informali dal sapore naturalistico che si distaccano dalla precedente sperimentazione ancora legata alla forma.

E appunto fra gli “ultimi naturalisti” con Ennio Morlotti e Mattia Moreni lo collocava il suo amico di sempre il critico d’arte e poeta Francesco Arcangeli: “È quasi un nuotare entro un unico amalgama sensitivo, da cui si esprimono, per proiezione dalla esternità fisica entro lo schermo interiore della coscienza, figure schive, larve dense di nuova ombra; e dove tornano per converso, dal cuore alla natura, echi di sentimento, elegia profonda e durevole, rapprendendosi fin dentro una frasca inquieta, entro una nave turbata, entro un cielo” (da F. Arcangeli, “Una situazione non improbabile”, p. 371, 1956). Non meglio si potrebbe descrivere la grande, datata e bella opera in asta al lotto n. 486 “Paesaggio”. Stima: 6.000€/7.000€.

Valerio Adami, Studio per anniversario, olio su tela, 92×73 – Lotto n. 577 – da meetingart.it
Valerio Adami, Studio per anniversario, 92x73
Valerio Adami, Studio per anniversario, olio su tela, 92×73 – Lotto n. 577 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Bellissimo questo bacio “Studio per anniversario” dell’artista bolognese Valerio Adami (1935) al lotto n. 577.

Adami ha studiato all’Accademia di Brera ed ha esordito nel 1957 con la prima personale affermandosi poi negli anni ’70 nel contesto della cosiddetta “Nuova figurazione”.

Sono opere misteriose quelle di Valerio Adami che si animano non perché disegnate ma poiché imprigionate in un disegno che va a forzare, cercare di frenare con una spessa linea nera un emotività magmatica e colorata che alla fine è la vera protagonista delle sue opere.

Il suo lavoro combina in modo originali influenze evidenti della pop art americana, in particolare da Roy Lichtenstein, con una concettualismo esistenziale, ludico e ironico mai conclamato. L’eleganza e l’intelligenza sono infatti la cifra della sua pittura dagli accostamenti imprevisti, dalle sinestesie di colori, dalle raffinate intertestualità culturali e letterarie che Adami dipana sulla tela svelando un mondo dolce, solitario, affollato, violento, erotico. Descrivendo insomma con grande sensibilità l’esistenza. Stima: 27.000€/30.000€.

Asta Pananti n. 124-II – 12 Luglio 2017 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 124-II di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 12 luglio 2017 in tornata unica alle ore 17.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Domenico Purificato, Senza titolo, olio su tela, 80.5×54 – Lotto n. 293 – da pananti.com
Domenico Purificato, Senza titolo, olio su tela, 80.5x54
Domenico Purificato, Senza titolo, olio su tela, 80.5×54 – Lotto n. 293 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Domenico Purificato nasce a Fondi, Latina nel 1915. Critico d’arte, scenografo, saggista, autore per il teatro e la televisione, Purificato fu protagonista del neorealismo nel clima culturale della capitale del dopoguerra.

Le sue tele sono abitate da gente comune e da scene della vita popolare quotidiana.

L’artista partecipa attivamente e idealmente alla Scuola Romana con artisti quali Scipione (Gino Bonichi), Mario Mafai, Corrado Cagli e Renato Guttuso da cui è assai influenzato per la pennellata carica d’energia (Scipione e Cagli) e la tavolozza (Mafai).

La pittura di Purificato vive di emotività e partecipazione nella resa espressiva dei soggetti e si caratterizza per un lirismo intimista e introspettivo ben riuscito in quest’opera al lotto n. 293 “Senza titolo”. Opera collocabile dopo gli anni ’60 quando Purificato si dedica ad una pittura di matrice narrativa di stampo ottocentesco con motivi mitici e fiabeschi in cui ricorrono popolani e paesaggi con animali, contadini e nature morte.

L’artista ha partecipato a numerose edizioni della Quadriennale di Roma e della Biennale di Venezia. Stima: 4.500€/5.500€.

Ottone Rosai, Uomo seduto, carboncino su carta, 176×109, 1935 – Lotto n. 306 – da pananti.com
Ottone Rosai, Uomo seduto, carboncino su carta, 176x109, 1935
Ottone Rosai, Uomo seduto, carboncino su carta, 176×109, 1935 – Lotto n. 306 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Il 1935, anno di esecuzione del bel cartoncino in asta al lotto n. 306 “Uomo seduto”, fu un anno importante per Ottone Rosai. In quell’anno fu infatti conferito l’incarico al pittore toscano di dipingere due grandi affreschi per la sala bar dell’appena inaugurata stazione di Firenze Santa Maria Novella.

Restano molti disegni preparatori a carboncino di questi due grandi dipinti, che, come per il lotto in asta, mettono in luce la sapiente capacità di semplificazione delle forme e l’abile uso del chiaroscuro trecentesco di Rosai.

Nato a Firenze nel 1895, Rosai debutta come pittore futurista già nel 1913. Ma è fra il 1919 ed il 1922 che l’artista definisce una originalissima pittura che unisce figurazione e metafisica, realismo popolano ad armonie compositive di ispirazione quattrocentesca.

Nel 1928 Rosai partecipa alla XVI Biennale di Venezia e nel 1929 alla seconda mostra di Novecento Italiano. Nel 1932 è invitato nuovamente alla Biennale e nel 1935 è presente con cinque dipinti alla Quadriennale romana.

È in opere come questa in asta, di un Rosai ancora giovane e appena uscito dall’esperienza attiva come militante fascista, che si svela la vera anima dell’artista fiorentino. Si tratta di ritratti di uomini pacifici e rassegnati, figure anti-eroiche ed anti-dannunziane per definizione che sembrano fluttuare nel limbo di una sconsolata attesa che il mondo risponda alla loro costante, muta, frequentazione. Stima: 4.000€/6.000€.

Xavier Bueno, Maternità, olio su tela, 73×60 – Lotto n. 322 – da pananti.com
Xavier Bueno, Maternità, olio su tela, 73x60
Xavier Bueno, Maternità, olio su tela, 73×60 – Lotto n. 322 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Opera bellissima di Xavier Bueno al lotto n. 322 “Maternità”.

Un’infanzia al seguito del padre giornalista, corrispondente da Berlino al momento della sua nascita il 16 gennaio del 1915 in Spagna, quella di Xavier Bueno e del fratello Antonio.

Entrambi frequentatori negli anni ’30 dell’Accademia di Belle Arti di Ginevra, i due fratelli saranno prima e Parigi e poi a Firenze dal 1940 dove, insieme a Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian, daranno origine all’esperienza dei “Pittori Moderni della Realtà”, che fu attiva solamente fra il 1946 e il 1949.

La loro era una pittura moderna fatta con strumenti antichi e nutrita da un’abilità tecnica di cui tutti e quattro gli artisti erano naturalmente dotati. La critica stroncò fortemente le mostre del Gruppo fraintendendone però le soluzioni originali, quali per esempio l’intento poverista e la figurazione ‘oggettiva’ emotivamente connotata e interpretativa.

Negli anni ’60 Xavier, dopo una breve esperienza all’interno del Gruppo di Nuova Corrente (Pietro Tredici, Manfredi Lombardi, Piero Midollini, Giuliano Pini), conduce la propria ricerca in totale isolamento.

Convinto che “le aquile hanno fatto il nido. Spento il grido, soffocata la protesta, le avanguardie si sono infilate la vestaglia del conformismo, le pantofole dell’ufficialità” (dall’articolo Rottura o alienazione in “Nuova Corrente”, 1960), l’impegno sociale e neorealista assume sempre più toni esistenziali ma non abbandona mai la figurazione.

Anche la sua pittura ne risente. Il colore tende a sparire, insieme agli sfondi e alle ambientazioni; le figure in primo piano si caricano di connotazioni metafisiche, i grigi si fanno bituminosi e materici, i tratti diventano graffi e le forme sempre più sintetiche tanto che la sua arte è veramente l’espressione della ricerca di quell'”immagine di un sentimento universale” che Xavier vagheggiava nel “Manifesto dei Pittori Moderni della Realtà”. Stima: 15.000€/20.000€.

Concetto Pozzati, Il volto, tecnica mista su carta, 70×105, 1973 – Lotto n. 344 – da pananti.com
Concetto Pozzati, Il volto, tecnica mista su carta, 70x105, 1973
Concetto Pozzati, Il volto, tecnica mista su carta, 70×105, 1973 – Lotto n. 344 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Nato in provincia di Padova nel 1935, Concetto Pozzati esordisce come grafico pubblicitario. Dopo un inizio materico-informale in pittura negli anni ’50, la sua arte si orienta presto verso una pop art interpretata in chiave concettuale, che fa uso di immagini tratte dai mass media, intertestualità e citazioni dalla storia dell’arte, accostate e strutturate, anche geometricamente, in modo da creare associazioni di senso, spesso ironiche.

La memoria, la libertà, la percezione, il rapporto fra antico e moderno sono i temi che tornano continuamente nel calderone della pittura di Pozzati che custodisce sempre più livelli di significato e si svolge su più piani: quello della scrittura, della figura, del colore, tutti dipanati con diversa granularità in un procedimento analitico sempre al confine col gioco.

“Memoria, ri-memoria, storia, ri-storia. Sono i quadri che ti guardano e che hanno gli occhi, oltre una loro oralità, anche dietro la nuca. Sono loro che si confrontano, si scelgono o si isolano individuando però il perché di quell’occhio sempre spalancato” ha scritto l’artista (da Concetto Pozzati. La pittura come inventario, Cambi editore, Settembre 2011).

La prima partecipazione di Pozzati alla Biennale risale al 1964; seguiranno quelle del 1972, 1982, 2007 e del 2009. Fino al 1973, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 344 “Il volto”, l’artista è stato direttore dell’Accademia di Belle Arti di Urbino (in seguito lo sarà anche a Firenze, Venezia e Bologna). Stima: 2.500€/3.500€.

Tano Festa, Senza titolo, acrilici su tela, 60×120, 1976 – Lotto n. 406 – da pananti.com
Tano Festa, Senza titolo, acrilici su tela, 60x120, 1976
Tano Festa, Senza titolo, acrilici su tela, 60×120, 1976 – Lotto n. 406 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Tano Festa affronta, al lotto n. 406 “Senza titolo”, il tema del grande affresco “Peccato originale e cacciata dal Paradiso terrestre” che Michelangelo Buonarroti dipinse nel 1510 sulla volta della Cappella Sistina, a Roma.

L’artista della Scuola di Piazza del Popolo in particolare mutua dal dipinto  il tronco d’albero secco che spunta dalle pietre che fanno da sfondo alla scena del peccato originale, dove il serpente in forma semi-umana porge il frutto proibito ad Eva mente Adamo si allunga per afferrare un altro frutto.

La tecnica usata da Festa è quella del ricalco su proiezione da diapositiva. Tale tecnica consente all’artista di seguire il tracciato di elementi che Festa decontestualizza dall’opera originaria fino a capovolgerli, come in questo caso, semplicemente invertendo il verso della proiezione.

Festa crea in quest’opera uno spazio ‘altro’ attraverso un’operazione anaforica che prende a pretesto un simbolo (il tronco) per compiere una operazione subliminale rispetto alla percezione di una memoria. In questo modo crea uno scenario immaginario che in qualche modo è lo spazio della nostra coscienza.

Scrive Achille Bonito Oliva che “Festa sa bene come sia impossibile superare di slancio la distanza e come la storia non sia un impaccio ma piuttosto l’esito di un tracciato e di un percorso capace di armare il procedimento creativo con strumenti di dialogo. La fotografia e la conquista bidimensionale dello spazio pittorico diventano strumenti di consapevolezza e di uso che fondano un linguaggio differente.

Gli echi della Cappella Sistina si smorzano felicemente sugli schermi pittorici di Festa che ravvivano l’impiego di un’iconografia classica mediante la pratica della citazione. L’artista non vuole emulare nella tecnica gli antichi maestri, Michelangelo, Van Eyck o Ingres. Egli ne riconosce la distanza e ne amplifica il distacco attraverso l’iscrizione iconografica nei fotogrammi della sua pittura (da A. Bonito Oliva, “Il tallone di Achille. Sull’arte contemporanea”, Feltrinelli, Roma 1988)”. Stima: 17.000€/25.000€.

Riccardo Licata, Composizione, olio su tela, 50.5×70.5, 1958 – Lotto n. 408 – da pananti.com
Riccardo Licata, Composizione, olio su tela, 50.5x70.5, 1958
Riccardo Licata, Composizione, olio su tela, 50.5×70.5, 1958 – Lotto n. 408 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Un bel Riccardo Licata materico e datato al lotto n. 408 “Composizione” del 1958.

Nato a Torino il 20 dicembre del 1929 Riccardo Licata studia a Venezia, all’Accademia di Belle Arti, fra il 1947 ed il 1955. Nel 1957 ottiene una borsa di studio dal governo francese per sperimentare nuove tecniche di incisione a colori. A Parigi vi lavora in collaborazione con Friedlaender, Hayter e Goetz. Nello stesso anno è assistente di Gino Severini all’Ecole d’Art Italienne de Paris.

Licata ha già partecipato nel 1952 alla sua prima Biennale di Venezia con un grande mosaico, disciplina in cui fu maestro, quando nel corso degli anni ’50 formalizza quel linguaggio astratto segnico che ne contraddistinguerà la maturità artistica negli anni ’70.

Un linguaggio che, come ha affermato lo stesso maestro, deve molto alla partitura musicale e che sprigiona un lirismo controllato ma spontaneo, che conserva il contatto con l’organizzazione architettonica, sempre importante nelle composizioni di Licata.

Ricerca sullo spazio e sulle geometrie particolarmente evidente negli anni ’50, con opere dove i segni sono appena accennati, come nella composizione in asta; la stesura del colore e della materia è quasi musiva, e i blocchi di colore cercano, attraverso il contrasto, di trovare una collocazione, di organizzare di nuovo un senso. Stima: 1.500€/2.500€.

Vinicio Berti, Scontro cosmico, olio su faesite, 90×130, 1959 – Lotto n. 414 – da pananti.com
Vinicio Berti, Scontro cosmico, olio su faesite, 90x130, 1959
Vinicio Berti, Scontro cosmico, olio su faesite, 90×130, 1959 – Lotto n. 414 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Grande e importante opera di Vinicio Berti, teorico dell’astrattismo classico fiorentino, al lotto n. 414 “Scontro cosmico”.

Dopo lo scioglimento del Gruppo nel 1950 dopo una collettiva alla Galleria Vigna Nuova, Berti continua negli anni ’50 e lungo tutto il suo percorso artistico quella ricerca astratta sviluppata in senso politico e costruttivista sostenuta fin dall’interno del movimento “Arte d’Oggi” di cui fu un animatore con Gualtiero Nativi, Silvano Bozzolini, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini e lo scultore Lardera.

Lontano da ogni visione nostalgica, romantica e idealista in senso ottocentesco dell’arte, Berti non poteva che rifiutare l’informale che pure segna il modo di fare pittura dell’artista fiorentino negli anni ’50.

Berti sembra lottare con la materia, articolarla in masse a cui dà connotazione attraverso prima i colori puri: il nero, il rosso, il blu, il giallo; poi tracciando direzioni, frecce, diagonali; quindi inserendo sigle, allusioni al reale e ai simboli del potere. E negli anni ’50 lo fa probabilmente con una potenza ed una ‘azione’ pittorica innovativa che più troverà negli anni a venire. Stima: 2.500€/3.000€.

Giulio Turcato, Collage, tecnica mista su tela, 70×100, anni ’70 – Lotto n. 418 – da pananti.com
Giulio Turcato, Collage, tecnica mista su tela, 70x100, anni ’70
Giulio Turcato, Collage, tecnica mista su tela, 70×100, anni ’70 – Lotto n. 418 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Affioramenti, reperti, lacerti, bagliori, isole, macchie, colature, velature, pastiglie, bruciature segnano le tele monocrome di Giulio Turcato (Mantova, 1912), fra i maggiori esponenti dell’arte astratta italiana del dopoguerra.

Nel 1952 Turcato fa parte del Gruppo degli Otto manifestando la convinzione di una conciliazione fra astrazione e figurazione nel contesto di una soggettività imprescindibile alla sua visione artistica.

Convinzione che Turcato manterrà nel corso di tutta la produzione artistica dalle “Superfici lunari” alle “Orme”, fino agli “Arcipelaghi” (lotto n. 418 “Collage”); produzione che negli anni come ha ben scritto Francesco Moschini in “Costruire” (n. 102/103, 1977) è un “continuo interrogarsi sui più cogenti temi del Moderno quali il corpo, la ragione, la memoria, la storia, il tempo e lo spazio. Il tutto riproposto in una sorta di viaggio alla luce di situazioni spaziali e temporali sempre rimesse in discussione sino a conferire all’intero itinerario artistico […] una connotazione da arabesco continuo […].

[Turcato] tende ad accreditare una ragione che si rappresenta irregolare ed asimmetrica ed attraverso la quale contrappone ad un caos indistinto il primato dell’intelligenza. E proprio sotto il segno dell’arabesco, anche se non certo dal punto di vista formale, sembra snodarsi la sua più recente produzione artistica quasi ad evidenziarne, nella sua negazione di qualsiasi strutturazione labirintica, la sua predilezione per una sorta di negazione indefinita di qualsiasi struttura chiusa”.  Stima: 6.000€/8.000€.

Renato Mambor, Senza titolo, olio su carta, 70×100, 1966 – Lotto n. 424 – da pananti.com
Renato Mambor, Senza titolo, olio su carta, 70x100, 1966
Renato Mambor, Senza titolo, olio su carta, 70×100, 1966 – Lotto n. 424 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

La pittura di Renato Mambor nasce alla fine degli anni ’50 e nei ’60 come esigenza di ‘risignificazione’ sulle ceneri dell’informale.

I compagni di viaggio dell’artista romano in quegli anni sono Tano Festa e Mario Schifano. Nel 1959 Mambor condivide l’appartamento con Festa e conosce Francesco Lo Savio. Insieme frequentano l’ambiente milanese che ruota attorno a Enrico Castellani.

Frequentazioni che sottendono una comune ricerca di rioggettivazione e autoreferenzialità dell’opera d’arte che tende ad una ‘anespressività’ autoriale che lascia spazio creativo allo spettatore. È quest’ultimo che viene invitato da Mambor a partecipare ad una ‘non profondità’, a lasciarsi sorprendere dai significati da scoprire piuttosto che da ritrovare nell’opera.

Un uomo anziano ed il nipote vengono presentati da Mambor di schiena, in primo piano, mentre il bimbo indica al nonno un tavolo inutilizzato con tre sedie inclinate il cui schienale poggia sul piano (lotto n. 424 “Senza titolo”). Il significato resta sospeso, ma una cosa è chiara: lo spettatore è la sedia mancante di un dialogo ancora tutto da scrivere e che carica lui stesso di una responsabilità.

Da ricordare che fra il 1966 ed il 1970 Mambor dà vita al ciclo delle “Azioni fotografate” che affronta attraverso la riproduzione di gesti semplici e quotidiani il tema dello sconfinamento fra arte e vita. Stima: 13.000€/20.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto su tela e perspex, 95×104 – Lotto n. 425 – da pananti.com
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su tela e perspex, 95x104
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su tela e perspex, 95×104 – Lotto n. 425 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Bellissima e particolare opera di un’altro degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, Mario Schifano, al lotto n. 425 “Senza titolo”.

La particolarità del lotto in asta è dovuta soprattutto all’utilizzo di quattro lastre di perspex (dal latino perspicio “vedo attraverso”) colorate che contengono e fanno da filtro con effetti cangianti sulle quattro sezioni di un quadrato quasi perfetto.

L’albero è uno dei grandi temi della pittura dell’artista romano che ha sempre avuto un approccio dicotomico al ‘sentire’ la vita. Da una lato in Schifano c’è la passione per la tecnologia, la televisione, l’artificio dell’immagine, i mezzi di comunicazione di massa, lo stereotipo prodotto dalla possibilità della riproducibilità data dalle potenzialità del mezzo. Dall’altro c’è in lui il richiamo della natura, delle cose autentiche, della linfa che scorre nelle vene della terra (i “paesaggi anemici”, i “campi di pane”, il sole, gli “orti botanici”, gli “acerbi”, i “pesci”).

Ed è questa dicotomia che l’artista rappresenta al meglio in quest’opera: tentativo di imprigionare un simbolo, di proteggerlo con un materiale infrangibile, di poterlo osservare al meglio da un lato mentre dall’altro la consapevolezza di non poter mai arrivare al noumeno se non per visioni parziali, attraverso filtri e contraffazioni, consustanziali alle ‘costruzioni’ umane e al nostro corpo stesso. Stima: 17.000€/20.000€.