Asta Martini Studio d’Arte n. 35 – 21/22 Marzo 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 35 della Casa d’Aste Martini Studio d’Arte di Brescia si terrà nei giorni 21 e 22 marzo 2017, ore 18.00, in due sessioni (lotti 1-105 e lotti 106-195). La topten di SenzaRiserva.

Tino Vaglieri, Tubazioni, olio su tela, 50x70, 1957
Tino Vaglieri, Tubazioni, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 46 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Tino Vaglieri nasce a Trieste nel 1929. Frequenta l’Accademia di Brera dove viene a contatto con i protagonisti del cosiddetto realismo esistenziale (Giuseppe Banchieri, Floriano Bodini, Mino Ceretti, Giuseppe Guerreschi, Bepi Romagnoni).

La pittura degli anni ’50 di Vaglieri è caratterizzata da un espressionismo di matrice figurativa che fa uso di terre, biacche e neri tipicamente lombardi. È solo nel 1956 dopo un viaggio in Sicilia che l’artista aggiunge i colori squillanti che si ritrovano al lotto n. 46 “Tubazioni”.

Sembra che l’artista abbia ‘imparato’ dalla natura stessa, che il suo gesto si sia fatto più arcaico e primordiale. Sembra che, allo stesso tempo, la tela si veni di una forza crappresentativa del vitalismo della rinascita del dopoguerra.

Sul finire del decennio inoltre maggiore si fa la libertà espressiva di Vaglieri che all’inizio degli anni ’60 approda pienamente all’informale. Un informale sempre però lirico e poetico con richiami evidenti all’esistenza e alla condizione umana.

Nel 1960 Vaglieri espone alla Biennale di Venezia con sala personale, così come alla Biennale del 1964. Artista da rivalutare. Stima: 8.000€/10.000€.

Renzo Vespignani, La giornata dell’ala tricolore, olio su tela, 192x133.5, 1972/1975
Renzo Vespignani, La giornata dell’ala tricolore, olio su tela, 192×133.5, 1972/1975 – Lotto n. 47 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Opera imponente quella al lotto n. 47 “La giornata dell’ala tricolore” del romano Renzo Vespignani.

Vespignani fu uno dei protagonisti della Scuola di Portonaccio, un gruppo di artisti che nel dopoguerra ha come riferimento la vecchia scuola romana di Scipione e Mafai. Il Gruppo riconosce in questi artisti una tradizione capace di intervenire sulla realtà oltre la contemporanea disputa fra astrattisti e realisti.

Il tentativo del gruppo era quello di una immersione in una realtà da vivere e da risolvere, da interpretare sul piano simbolico e lirico, lontano dalla tabula rasa dell’informale.

Dal 1969 in particolare Vespignani lavora a grandi cicli pittorici di critica verso la società del benessere e dei consumi. Bellissimi questi suoi bimbi al lotto 47: disperati come anime dannate in mezzo ai soldati con le maschere anti-gas sotto una pioggia trionfalistica di tricolori. Stima: 15.000€/20.000€.

Tano Festa, Senza titolo, tecnica mista su tela, 110x60, 1974
Tano Festa, Senza titolo, tecnica mista su tela, 110×60, 1974 – Lotto n. 79 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Un’opera di estrema sintesi di uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo, Tano Festa, al lotto n. 79 “Senza titolo”.

Un’opera dove la vena popolare di Festa si esprime soprattutto nell’elaborazione della forma pittorica, che sembra quasi giustapporre gli stilemi tipici dell’artista in una sorta di collage, e nella semplificazione coloristica carica di contrasti accesi.

Opera poetica dove la nuvola stessa, uno degli elementi ‘grafici’ consueti in Festa, si fa cornice, punto di osservazione che sovrappone i piani dell’immagine e ribalta il punto di vista su un cielo che invece si riduce a skyline angolato, quasi dolorosa percezione di una realtà.

I primi “cieli” di Festa risalgono al 1963. Vengono rielaborati in chiave pop durante il suo soggiorno newyorkese del 1965. A New York l’artista realizza opere quali “Cielo newyorkese”, “Cielo meccanico”, “La grande nuvola” dove inserisce su quella prima intuizione poetica regoli e pallini. “A New York in quel momento era talmente tutto pop che anche il cielo finiva per essere visto a palline, a strisce, a quadrettini […]”. Stima: 8.000€/10.000€.

Gianni Bertini, Composizione astratto geometrica, olio su tavola, 80x124.5, 1950
Gianni Bertini, Composizione astratto geometrica, olio su tavola, 80×124.5, 1950 – Lotto n. 110 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Gianni Bertini, pisano, classe 1922, esordisce come pittore dopo una laurea in matematica pura nel 1946 in una galleria cittadina con opere figurative di impronta post-cubista. Da subito però sente la necessità di aprirsi alle coeve sperimentazioni astratte soprattutto fiorentine (l’astrattismo classico) e romane (con il Gruppo Forma 1).

Nel 1950 si unisce al Gruppo concretista (M.A.C. Movimento Arte Concreta) dopo una esposizione alla Libreria Salto e si trasferisce a Milano.

Bertini, che negli anni ’60 sarà il protagonista della Mec-Art italiana insieme a Mimmo Rotella, realizza in questo periodo opere dal sapore grafico dove approfondisce gli aspetti della percezione relativi all’accostamento di oggetti contrastani. Punti, quadretti, linee, forme positive e negative assumono le più varie disposizioni nel tentativo di creare un ritmo emozionale che sarà comunque alla base dei processi creativi dell’artista nelle opere più tarde.

Opera storicamente importante e molto bella questa al lotto n. 110 “Composizione astratto geometrica”. Stima: 10.000€/12.000€.

Joel Stein, Senza titolo, acrilico su tela, 100x100, 1974
Joel Stein, Senza titolo, acrilico su tela, 100×100, 1974 – Lotto n. 120 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Nato a Saint-Martin Boulogne (Francia) nel 1926, Joël Stein è stato uno dei fondatori del G.R.A.V. Groupe de Recherche d’Art Visuel francese all’inizio degli anni ’60.

Retinature, figure di interferenza e poi la polarizzazione cromatica sono gli strumenti attraverso i quali Stein si inserisce a pieno titolo nella ricerca cinetica di attivazione percettiva dello spettatore.

Molto bella, equilibrata e cromaticamente riuscitissima questa composizione labirintica e ricorsiva al lotto n. 120 “Senza titolo”, per di più di dimensioni non modeste.

I piani anellari unitamente all’inversione cromatica creano infatti una tensione perfettamente trattenuta. L’attivazione retinica del colore inoltre dà vita a un movimento propulsivo che conferisce profondità spaziale all’opera, contemporaneamente riportata alla bidimensionalità dalla struttura rotatoria e angolata in pura acromia. Stima: 15.000€/20.000€.

Lucia di Luciano, Immagini in successione crescente, Morgan’s paint su masonite, 75x75, 1964
Lucia Di Luciano, Immagini in successione crescente, Morgan’s paint su masonite, 75×75, 1964 – Lotto n. 138 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Nata a Siracusa nel 1933 Lucia Di Luciano si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1963 con Lia Drei, Francesco Guerrieri e Giovanni Pizzo dà vita al Gruppo 63.

I lavori del gruppo si fondano sulle teorie della Gestalt attraverso le quali gli artisti cercano di dimostrare come i processi operazionali costituiscano la forma stessa.

Elementi geometrici disegnati a china e campiti in nero Morgan’s paint (una idropittura acrilica lavabile usata nell’edilizia) si stagliano su fondi bianchi in rapporti aurici e strutture combinatorie che annullano la separazione percettiva fra foreground e background.

L’artigianalità e la strutturazione ritmica dei segni al contempo organizzano lo spazio in griglie che suggeriscono una pluri-dimensionalità percettiva che avvicina queste opere alle coeve sperimentazioni cinetiche.

Opera storica questa al lotto n. 138 “Immagini in successione crescente”, del 1964, lo stesso anno in cui la Di Luciano partecipa alla fondazione del Gruppo Operativo r, gruppo “impegnato in un serio lavoro di analisi sulla struttura linguistica del messaggio visuale” come ebbe a scrivere Italo Tomassoni nel 1971. Stima: 14.000€/16.000€.

Emanuela Fiorelli, Genesi 13, scultura in plexiglass e filo elastico, 50x50x25, 2010
Emanuela Fiorelli, Genesi 13, scultura in plexiglass e filo elastico, 50x50x25, 2010 – Lotto n. 140 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Emanuela Fiorelli è una giovane e promettente artista diplomatasi all’Accademia delle Belle Arti di Roma nel 1993.

Fra i riconoscimenti importanti: ha vinto il “Premio Giovani Pittura 2004” presso l’Accademia Nazionale di San Luca di Roma. Nel 2008 è stata premiata con una mostra personale alla Biennale d’Arte di Karlsruhe (Francoforte).

Evidente nelle opere della Fiorelli la ricerca dei volumi attraverso linee e trasparenze che si articolano in strutture seriali e a loro modo organiche spesso fatte di filo di cotone o filo elastico (lotto n. 140 “Genesi 13”).

Scrive Giulia Cillani nella Presentazione del Catalogo della Mostra di Emanuela Fiorelli e Paolo Radi, “Nella soglia del visibile Trasparenza e Traslucenza” (2016): “[…] I fili e le ombre che si intersecano nella ricerca di Fiorelli ci permettono di vedere come una forma mentis possa essere convertita in un volume tridimensionale, un ‘disegno’ nello spazio che è anche un tentativo di disegnare lo spazio stesso”.

Si può dire che quello della Fiorelli sia dunque un percorso mentale e critico, una razionalizzazione matematica che sfida lo spazio-tempo, una costruzione che prova a venirne a capo e che si cristallizza in una tensione.  Stima: 5.000€/6.000€.

Lucio Fontana, Concetto spaziale, strappi e graffiti su carta assorbente bianca, 45x58, 1964/1965
Lucio Fontana, Concetto spaziale, strappi e graffiti su carta assorbente bianca, 45×58, 1964/1965 – Lotto n. 147 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Un bello studio spaziale di Lucio Fontana su carta assorbente bianca al lotto n. 147 “Concetto spaziale”.

Le opere senza colore sono probabilmente le più rappresentative dell’invenzione del grande artista di Rosario (Argentina) che inizia a tagliare e bucare la tela nel 1949.

Rientranze, rilievi, affioramenti annullano il confine fra pittura e scultura, entrando in rapporto con la luce reale e insieme con l’oltre del piano.

La circonferenza che l’artista traccia è allo stesso tempo il concetto e la rappresentazione universale, la summa di un mondo che buchiamo con le nostre mani, che fendiamo attraverso l’energia impressa agli utensili. E nondimeno l’opera è una generazione, un brulicare di forme archetipiche in cui lo spettatore può leggere ogni cosa: i fiori di un prato, le stelle nel cielo, un branco di pesci che salta sulla superficie del mare. Stima: 50.000€/60.000€.

Franco Bemporad, 1.120 punti, olio su tela, 40x40, 1975
Franco Bemporad, 1.120 punti, olio su tela, 40×40, 1975 – Lotto n. 149 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

È l’apparente annullamento della personalità dell’artista protagonista nella tela al lotto n. 149 “1120 punti” del fiorentino Franco Bemporad.

Partecipe nel 1957 del Movimento Nucleare e firmatario del manifesto “Contro lo stile” Bemporad introduce alla fine degli anni ’50 un alfabeto segnico che contamina istanze non solo programmate e percettive ma anche sensoriali.

Le sue superfici in rilievo fatte di textures di punti vengono stese dall’artista spremendo il colore direttamente dal tubetto. Il resto lo fanno la ripetizione del segno e il contrasto cromatico che generano pattern tattili e vibrazioni di luce.

Strutture sinestetiche potrebbero essere definite queste opere di Bemporad. Scrive Franco Russoli, nella presentazione della mostra presso la Galleria del Milione nel 1960: “questi suoi quadri non ci propongono un piacevole gioco formale ma quasi il simbolo figurale di una continua trasformazione dell’inerte in vivo”. Stima: 4.000€/5.000€.

Carlo Alfano, Frammento di un autoritratto anonimo n. 48, acrilico su tela, 50x70, 1973
Carlo Alfano, Frammento di un autoritratto anonimo n. 48, acrilico su tela, 50×70, 1973 – Lotto n. 160 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

“Adopero un modo convenzionale di scrivere il tempo mediante una linea numerica progressiva orizzontale, secondo una linearità che va da 1 a 2.

Queste serie lineari sono interrotte, secondo la struttura generale del senso che voglio dare al quadro, da brevi frasi, da vuoti e da silenzi. Il senso di ogni frammento – come del grande frammento che è il quadro – non è quello di comunicare una serie di concetti compiuti o di una linearità del tempo; mi interessa cogliere del tempo le sue circolarità, i suoi arresti, le sue velocità.

Tra le unità dei secondi (il segno che ho scelto per indicare il tempo) mi interessa il lento affacciarsi della parola, le tensioni delle sue regole, i conflitti e le esclusioni dei suoi movimenti soggettivi, prima che la parola raggiunga quella pienezza che riempirà il silenzio”.

Così descrive Carlo Alfano stesso (Napoli, 1932) il ciclo degli “autoritratti anonimi” (lotto n. 160 “Frammento di un autoritratto anonimo n. 48”), iniziato nel 1969 e continuato lungo tutto il suo percorso artistico. Opera non solo concettuale, ma anzi intessuta di un realismo intelligente, memore della storia del nostro Novecento: c’è la percezione dell’inscindibile essenza dello spazio-tempo, il calcolo infinitesimale, la soggettività con cui guardiamo il mondo e l’instabilità dell’hic et nunc. C’è il nostro essere un torrente in piena con sussulti improvvisi, un inquieto flusso di coscienza. Stima: 15.000€/20.000€.

Giulio Paolini, Senza titolo, carta fotografica su carta nera, 50x50, 1971
Giulio Paolini, Senza titolo, carta fotografica su carta nera, 50×50, 1971 – Lotto n. 163 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Un ricettacolo di possibilità è l’opera al lotto n. 163 “Senza titolo” del genovese Giulio Paolini.

Artista concettuale Paolini fin dagli esordi nel 1960 (la prima personale è alla Galleria La Salita di Roma nel 1964) pone al centro della sua ricerca una meta-riflessione sull’artista stesso e la rappresentazione artistica.

La fotografia in particolare, che l’artista introduce a partire dal 1965, gli consente di indagare la relazione fra autore/realtà/opera.

Paolini concepisce l’arte come espressione di se stessa; sente di appartenere a un io collettivo, di essere un tutt’uno con la storia dell’arte e l’indagine che essa mette in atto.

Et quid amabo nisi quod ænigma est è la frase migliore che si possa enunciare per questa opera. Citazione da De Chirico cara a Paolini che la ha utilizzata in altre sue opere.

Qualsiasi realtà può nascere dalla carta fotografica non impressionata, pura potenza dell’artista che sta per rappresentare la realtà. E infine l’opera si fa opera nell’espressione dei suoi mezzi. Stima: 20.000€/25.000€.

Paolo Cotani, Omaggio a Giacometti, dittico, tecnica mista su tela, 60x120, 1975-1976
Paolo Cotani, Omaggio a Giacometti, dittico, tecnica mista su tela, 60×120, 1975-1976 – Lotto n. 166 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Paolo Cotani nasce a Roma nel 1940. Negli anni ’70 è fra i protagonisti della Pittura Pittura (l’arte analitica italiana) con le opere del ciclo delle bende elastiche (lotto n. 166 “Omaggio a Giacometti”).

L’artista dipinge le bende e poi le avvolge intorno ad un supporto quadrangolare, privo di tela.

L’intenzione è quella di azzerare qualsiasi previa concezione del fare arte o meglio rifondarla partendo da ciò che ne costituisce la premessa, il supporto e l’esecuzione. Pittura non come scenario performativo o campo d’espressione ma coincidenza di intenzione, atto e materia.

La sintesi si fa quando si fa l’opera che accade nella più completa naturalità prendendo vita dal suo farsi.

Nel ciclo degli “Omaggi a Giacometti” inoltre l’artista sembra affrontare, specialmente nel dittico, il tema dell’inaccessibilità dei significati, dell’incomunicabilità che c’è nell’assenza esistenziale di ogni possibilità di relazione. Stima: 15.000€/20.000€.

Gottardo Ortelli, Trame, acrilico su tela, 95x95, 1973
Gottardo Ortelli, Trame, acrilico su tela, 95×95, 1973 – Lotto n. 181 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Gottardo Ortelli nasce a Viggiù nel 1938. Frequenta l’Accademia di Brera a Milano diventando poi assistente di Domenico Cantatore e dedicandosi all’insegnamento in varie cattedre di pittura (Foggia, Firenze, Brera).

Spazio e colore sono le due costanti della ricerca di Ortelli che nei primi anni ’70 è la più originale, prettamente di natura analitica. Linee interrotte, parallele, puntinate, di diverso spessore caratterizzano i cicli di questi anni, di cui fa parte l’opera al lotto n. 181 “Trame”.

Otticamente sembra quasi un grattage alla Deluigi l’opera in asta. La bidimensionalità è superata dalla variazione del tratto sul fondo nero, dalla simbologia centrale a croce che pare aprire a dimensioni altre e ad altri piani, dai lembi delle trame non regolari ma quasi ondeggianti. Stima: 7.000€/8.000€.

Asta Martini Studio d’Arte n. 34 – 18 Dicembre 2016 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 34 di Arte Moderna e Contemporanea dello Studio d’Arte Martini di Brescia si terrà il giorno 18 dicembre 2016 in un’unica sessione alle ore 13.00 (Lotti 1-126). Ecco la nostra top ten di lotti questa volta quasi tutti relativi ad artisti che si sono mossi all’interno dei movimenti dell’arte cinetica e dell’arte programmata.

Elio Marchegiani, Grammature di colore, grammature di colore su su lavagna, 50x70, 1973
Elio Marchegiani, Grammature di colore, grammature di colore su su lavagna, 50×70, 1973 – Lotto n. 33 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini n. 34

Il percorso di Elio Marchegiani nel panorama artistico italiano della seconda metà del XX secolo è contraddistinto da un continuo sperimentalismo venato da una sottile ed intelligente volontà di trasgressione.

Per Marchegiani la pittura è “fare per pensare” indagando e agendo attraverso l’espressività della materia sui motivi formali della composizione.

Siracusano, classe 1929, Marchegiani approda da autodidatta alla Quadriennale di Roma del 1959. Il rapporto fra tecnologia e arte insieme a riferimenti a Balla, Duchamp e Fontana sono l’ispirazione delle sue creazioni. Nel 1968 è alla Biennale di Venezia con le “ricostruzioni” di opere incompiute di Balla.

Le “grammature di colore” (lotto n. 33) fanno la loro prima apparizione nel 1973 e il lotto in asta ne è un esemplare proprio di quell’anno. In esse Marchegiani approfondisce la ricerca sui materiali (gomma, intonaco, lavagna, pelle, pergamena) e sulla sintassi del ‘fare’ in una declinazione del tutto analitica della pittura.

Scrive benissimo Guido Ballo: “queste recenti composizioni di Elio Marchegiani – su ardesia o su ‘muro’ – indicano una nuova fase in cui la ricerca, lo sperimentalismo, sembra siano superati da un bisogno di risultato definitivo, assoluto: gli elementi – radici quasi – si strutturano in un processo di misura rigorosa, di valori pittorici, di spazi scanditi e ripetuti nei richiami con ritmo primario. C’è dunque un ritorno all’immediatezza, alle aste dell’infanzia, se il pittore non rivelasse invece una chiara coscienza critica, un lucido intervento mentale che rende l’espressione quanto più distaccata da ogni eccesso emotivo: i colori, risolti in superficie, e la linea stessa che si moltiplica perpendicolare con severo ritmo, si modulano sottili, in un risultato di chiarezza originaria anche se colta […] dando valore particolare ai supporti, alla materia decantata […] (tratto dal catalogo “Studio La Città”, Verona, 1 giugno 1974)Stima: 15.000€/20.000€.

Giorgio Griffa, Linee orizzontali, acrilico su tela, 37x60, 1973
Giorgio Griffa, Linee orizzontali, acrilico su tela, 37×60, 1973 – Lotto n. 37 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini n. 34

Giorgio Griffa nasce nel 1936 a Torino. Conseguita la laurea in Giurisprudenza, è allievo di Filippo Scroppo, artista astratto appartenente al M.A.C. Movimento Arte Concreta, all’Accademia Albertina.

Risale a dopo la metà degli anni ’60 il passaggio di Griffa dalla pittura figurativa a quella ‘astratta’, caratterizzata da “segni primari” eseguiti con colori ad acqua su tela grezza (cotone, canapa, iuta, lino). Nella pittura di Griffa c’è un po’ dell’arte povera, dell’arte concettuale, dell’arte analitica.

La “pittura nuova” di Griffa è la ricerca di uno spazio tempo assoluto dove ha campo un’energia creatrice che, nella metafora, è il gesto dell’artista. Non ci sono cornici, un’opera non è mai finita ma soltanto una delle imprevedibili combinazioni e possibilità del segno che è la conseguenza diretta di un’azione. Lo spazio è curvo e le tele si possono piegare se non esposte (questo provoca le caratteristiche piegature a griglia delle opere di Griffa). La bellezza fa il resto: l’armonia della sezione aurea naturale, sempre usata dall’artista, la semplicità delle forme, il ritmo. Elementi che costituiscono da sempre il nostro universo. Stima: 10.000€/12.000€.

Paolo Cotani, Bende, acrilico su benede elastiche, 100x100, 1975
Paolo Cotani, Bende, acrilico su bende elastiche, 100×100, 1975 – Lotto n. 39 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini n. 34

Le prime “Bende elastiche” dell’artista romano Paolo Cotani (classe 1940) sono esposte alla IX Biennale di Parigi nel 1975 (lo stesso anno dell’opera in asta al lotto n. 39). L’artista è un altro degli esponenti di rilievo della “Nuova Pittura” italiana degli anni ’70, il corrispettivo nostrano della pittura analitica internazionale.

Gli artisti analitici ripartono dagli elementi costitutivi del ‘fare pittura’ per rifondarla dal ‘grado zero’ a cui è ormai arrivata. “Oggettivando l’uso del materiale (il bendare che prende il posto del pennello) tendo a realizzare la crescita parallela e costante tra mezzo e gesto, tra formazione della superficie e procedimento operativo” scrive Cotani nel testo Sui materiali: bande elastiche + telaio + colore, Catalogo della mostra Grado zero tenuta presso La Bertesca, Genova (1974), La Bertesca, Milano 1974.

C’è inoltre, nelle opere di Cotani, come ha ben indicato Cesare Vivaldi, una ricerca cromo-luministica che porta avanti anche un’analisi sul campo percettivo. “L’idea di modificazione della luce per Cotani coincide anche con un’idea di ritmo, nel senso che il filtrar della luce attraverso la griglia cromatica è ritmicamente interrotto da zone di opacità più o meno regolarmente intervallate” (da Cesare Vivaldi, Cotani, Catalogo della mostra tenuta alla Galleria Godel, Roma, 25 maggio – 16 giugno 1973). Stima: 30.000€/40.000€.

Claudio Verna, Misterioso, olio su tela, 75x100, 1974
Claudio Verna, Misterioso, olio su tela, 75×100, 1974 – Lotto n. 40 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini n. 34

Altro artista del movimento analitico Claudio Verna nasce in provincia di Chieti nel 1937. Ha partecipato alle Biennali di Venezia del 1970, 1978 e 1980.

Il colore, la luminosità, lo spazio, la geometria delle forme, il rapporto con la realtà sono i temi che Verna affronta nella sua pittura. “Io mi sono sempre definito pittore perché credo di potermi esprimere soltanto con il colore: e non esiste mezzo più duttile e ricco del colore a olio su tela per chi abbia fatto la mia scelta. Io sono convinto che sulla pittura incomba un peso enorme, quello della tradizione, che spaventa […] se si vuole utilizzare un mezzo tanto affascinante ma pericoloso, è necessario recuperare tutte le potenzialità con una indagine accanita, profonda, teorica insomma dei suoi elementi costitutivi, della sua struttura, della sua storia” afferma Verna in una intervista.

L’opera al lotto n. 40 “Misterioso” del 1974 è un esempio di quella ricerca, nel vivo di quegli anni, e preannuncia una gestualità inedita che prenderà campo nella pittura dell’artista nella seconda metà del decennio. L’azione di Verna diviene un tutt’uno col ‘farsi’ del progetto artistico instaurando una mediazione fra istinto e razionalità. Stima: 15.000€/20.000€.

Joel Stein, Senza titolo, acrilico su tela, 130x80.5, 1968
Joël Stein, Senza titolo, acrilico su tela, 130×80.5, 1968 – Lotto n. 52 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini n. 34

Joël Stein nasce in Francia nel 1926. Studia alla Scuola Nazionale Superiore di Belle Arti di Parigi entrando in contatto negli anni ’50 con Fernand Léger e François Morellet. Nel 1960 è fra i fondatori del G.R.A.V. Groupe de Recherche d’Art Visuel (con, fra gli altri, lo stesso François Morellet, Julio Le Parc, Francisco Sobrino, Horacio Garcia Rossi, Yvaral, Vera Molnár). L’esperienza avrà vita fino al 1968, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 52 “Senza titolo”.

Sono gli inizi dell’arte cinetica e programmata, una ricerca attraverso la quale l’opera d’arte si apre al pubblico quasi sfidandolo, non solo percettivamente ma anche nello spazio, invitandolo a risolvere interattivamente situazioni, inganni, labirinti.

Questi artisti si ispirano al famoso “Manifesto Giallo” di Victor Vasarely del 1955: “la posta in gioco non è più il cuore, ma la retina, e l’anima bella ormai è divenuta un oggetto di studio della psicologia sperimentale. I bruschi contrasti in bianco e nero, l’insostenibile vibrazione dei colori complementari, il baluginante intreccio di linee e le strutture permutate sono tutti elementi della mia opera il cui compito non è più quello di immergere l’osservatore in una dolce melanconia, ma di stimolarlo, e il suo occhio con lui”.

Sulla base di questi principi, Joël Stein caratterizza la propria opera per un approccio umano all’arte che così ha recentemente espresso in occasione di una retrospettiva a Senigallia tenutasi presso Palazzo del Duca: “oggi mi sforzo sempre di non ridurre la mia opera ad una formula comoda; in ogni tela cerco di preservare una via d’uscita, una specie di botola che permetterà di evadere. Dietro la sua immobilità apparente si nasconde un movimento, è il contrario di una trappola, un’uscita verso qualcos’altro”. Stima: 20.000€/30.000€.

Getulio Alviani, A 131, alluminio su tavola, 45x45, 1961
Getulio Alviani, A 131, alluminio su tavola, 45×45, 1961 – Lotto n. 57 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini n. 34

Bellissima la superficie a testura vibratile del 1961 di Getulio Alviani al lotto n. 57 del 1961. Alviani è sicuramente uno degli artisti di punta nonché più originali dell’arte programmatica e cinetica italiana degli anni ’60. Tanto che nel 1965 l’artista partecipa all’esposizione “The Responsive Eye” al Museum of Modern Art (MoMA) di New York.

Alviani usa la fresa elettrica su una o più superfici modulari di alluminio al fine di creare scalanature che reagiscono alla luce diversamente secondo l’incidenza della stessa e il punto di vista dello spettatore. Assai particolare e lirico il movimento che si crea nel lotto in asta vicino ad un andamento spiraliforme che ipnotizza chi guarda.

I primi esemplari prodotti dall’artista di Udine con questa tecnica sono della fine degli anni ’50: le cosiddette “linee luce”. Il 1961 è l’anno della sua prima personale alla ‘Mala Galerija’ di Ljubliana. Stima: 40.000€/50.000€.

Grazia Varisco, Progetto - Naviglio '70 - '71- Cromovariabile + quadrionda 151, assemblaggio, box, vetro quadrino, motore elettrico, neon e disco forato colorato, 36x36x10.5
Grazia Varisco, Progetto – Naviglio ’70 – ’71- Cromovariabile + quadrionda 151, assemblaggio, box, vetro quadrino, motore elettrico, neon e disco forato colorato, 36x36x10.5 – Lotto n. 67 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini n. 34

Grazia Varisco (Milano, 1937) fu co-fondatrice del Gruppo T di Milano nel 1959 insieme a Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo e Gabriele Devecchi.

La dichiarazione fondativa del Gruppo, utilizzata per la prima mostra “Miriorama 1” recitava: “Ogni aspetto della realtà, colore, forma, luce, spazi geometrici e tempo astronomico, è l’aspetto diverso del darsi dello SPAZIO_TEMPO […]. Consideriamo quindi la realtà come continuo divenire di fenomeni che noi percepiamo nella variazione. […] Quindi considerando l’opera come una realtà fatta con gli stessi elementi che costituiscono quella realtà che ci circonda è necessario che l’opera stessa sia in continua variazione. Con questo noi non rifiutiamo la validità di mezzi quale colore, forma , luce, ecc. ma li ridimensioniamo immettendoli nell’opera nella situazione vera in cui li riconosciamo nella realtà, cioè in continua variazione che è l’effetto del loro relazionarsi reciproco”.

Oltre dunque al riferimento immediato all’arte cinetica nelle opere della Varisco risalta in maniera evidente una volontà di mettere al centro l’aspetto progettuale e logico del ‘fare arte’. Ideazione concettuale, realizzazione materiale e fruizione immaginata sono i tre fili costitutivi dell’opera al lotto n. 67 “Progetto – Naviglio ’70 – ’71- Cromovariabile + quadrionda 151”. Stima: 20.000€/30.000€.

Paolo Scirpa, Pozzo - Espansione n. 43, assemblaggio, legno, neon bianco e specchi, 40x40x40, 1979
Paolo Scirpa, Pozzo – Espansione n. 43, assemblaggio, legno, neon bianco e specchi, 40x40x40, 1979 – Lotto n. 69 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini n. 34

Spinte insieme surreali, dadaiste, spaziali, cinetiche, concettuali sembrano intrecciarsi nelle opere di Paolo Scirpa, artista siracusano, classe 1934. È negli anni ’70 che Scirpa passa dalla bidimensionalità delle prime opere alla “polioggettualità” di uno spazio costituito da oscurità, luci al neon e specchi.

I “ludoscopi” (lotto n. 69 “Pozzo – espansione n. 43”) sono appunto ‘giochi’ (un aspetto ludico che fu evidenziato da Bruno Munari) che catturano l’occhio dello spettatore ingannandolo verso il nulla ma assolvono anche a un ‘compito’ immaginativo che è una delle ragioni di essere dell’arte stessa.

Espansione dello spazio e della mente, riflessione scientifica e allo stesso tempo campo della fantasia, i ludoscopi sono un mezzo attraverso il quale l’artista auspica “[…] che i fenomeni straordinari del nostro tempo, pronti a mettere in crisi i valori dello spirito, possano invece rivelarci la ricchezza della fantasia e la volontà di indagare nel buio”.

Nel 1986, nel contesto della mostra Arte-Scienza-Tecnologia alla Biennale di Venezia, Scirpa presentò il progetto di un ludoscopio da collocare sulla tomba di Archimede a Siracusa. Stima: 20.000€/30.000€.

Roberto Crippa, Momento di natura, olio su tela, 113x89, 1959
Roberto Crippa, Momento di natura, olio su tela, 113×89, 1959 – Lotto n. 95 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini n. 34

Il lotto n. 95 “Momento di natura” di Roberto Crippa rappresenta una fase della pittura dell’artista monzese che si svolge fra la seconda metà degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Nel corso di questi anni Crippa abbandona la ricerca precipuamente segnica e gestuale sperimentata prima nel concretismo astratto e poi nelle ricerche spaziali (le celebri “spirali”).

Influenzato durante l’esperienza newyorkese dai surrealisti ed in particolare da artisti quali Max Ernst e Sebastian Matta e dando seguito inoltre a una particolare inclinazione vitalistica del suo carattere, Roberto Crippa cerca un contatto più diretto con la materia e la natura. Figure zoomorfe cominciano ad apparire nella sua produzione affiancandosi ai “totem”, diretta evoluzione delle “spirali”.  Da qui il passaggio dalla rappresentazione dell’oggetto all’oggetto stesso, compiuto con l’utilizzo di materiali ‘naturali’ (legno, sughero, giornali), sarà brevissimo. Stima: 20.000€/30.000€.

Enea Ferrari, Senza titolo, pittura e caolino su tavola, 70x70, 1958
Enea Ferrari, Senza titolo, pittura e caolino su tavola, 70×70, 1958 – Lotto n. 113 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini n. 34

Si dice che Piero Manzoni abbia tratto ispirazione per i suoi primi monocromi interamente bianchi proprio da Enea Ferrari, pittore cremonese (1908-1972) che gli fu maestro, direttore per circa 40 anni della Scuola d’Arte di Soncino.

Pare che Ferrari abbia creato tali monocromi (in asta al lotto n. 113 “Senza titolo” in un esemplare del 1958) già dal 1934 con l’impiego di colore e caolino.

L’accusa di ‘plagio’ fu sollevata per la prima volta nei confronti di Manzoni alla Biennale di Venezia del 1972 dove apparve un libretto anonimo dove si sosteneva appunto la tesi, libretto dal titolo “Enea Ferrari e Piero Manzoni, ovvero come si costruisce e si lancia (a livello di mafia) un falso prodotto artistico”.

Per il resto va detto che l’artista Ferrari fu conosciuto soprattutto per la produzione di crocifissi nel circondario della scuola d’arte di Soncino. Come nota di cronaca ricordiamo anche che proprio nel 1958 Piero Manzoni crea i primi “Achromes”. Si trattava di superfici in fibra, tessuto, feltro o altri materiali ricoperti di gesso grezzo e caolino (in quell’anno fu cofirmatario del “Manifesto contro lo stile” con il Gruppo Nucleare). Produzione dunque incredibilmente simile. Da considerare comunque, in attesa di nuovi sviluppi. Stima: 7.000€/8.000€.