Corpora, Crippa, Perilli e la storia dell’arte italiana anni ’50 da Fidesarte (Asta n. 76)

L’Asta n. 76 della Casa d’Aste Fidesarte di Venezia si terrà il giorno 14 aprile 2018 in prima sessione alle ore 15 (lotti 1-229). Fra le tante e importanti opere degli anni ’50 si segnalano il bellissimo Antonio Corpora del 1959 al lotto n. 145, il datatissimo “geometrico” di Roberto Crippa al lotto n. 112, ed il Perilli di qualità al lotto n. 202. Buona selezione anche per gli artisti della Scuola di Piazza del Popolo (lotti n. 163 e 167). Bella anche l’opera di Wifredo Lam al lotto n. 171. La TopTen di SenzaRiserva.

Bruna Gasparini, Dissonanze sul Pò, olio e tempera su tela, 75×100, 1963 – Lotto n. 66 – da fidesarte.it
Bruna Gasparini, Dissonanze sul Pò, olio e tempera su tela, 75x100, 1963
Bruna Gasparini, Dissonanze sul Pò, olio e tempera su tela, 75×100, 1963 – Lotto n. 66 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 76

Pittrice di origine mantovana ma veneziana d’adozione, Bruna Gasparini è stata la protagonista femminile dello spazialismo veneziano degli anni ’50  (anche se non firmò mai manifesti) con Edmondo Bacci e il compagno di vita Luciano Gaspari (gli altri esponenti furono Anton Giulio Ambrosini, Mario Deluigi, Virgilio Guidi, Berto Morucchio, Vinicio Vianello, e poi in seguito Bruno De Toffoli, Tancredi e Gino Morandis).

Artista autodidatta, nel 1938, a soli 22 anni, la Gasparini partecipa alla “Prima mostra universitaria triveneta” a Padova con presentazione di Virgilio Guidi. Qui espone dipinti ancora figurativi che rivelano l’influenza della pittura di Scipione e Mafai. Nel 1940 l’artista mantovana è già alla sua prima Biennale di Venezia. Ci sarà ancora nel 1948, nel 1950 e nel 1964 con sala personale e presentazione di Carlo Scarpa.

Dall’inizio degli anni ’50 la pittura della Gasparini vira verso l’informale. In particolare, nel secondo quinquennio del decennio, la Gasparini è presenza costante nelle gallerie di Carlo Cardazzo, al Naviglio di Milano e al Cavallino di Venezia, punti di riferimento del Movimento Spaziale. In questi anni la ricerca pittorica della Gasparini si caratterizza per una ambientazione atmosferica fatta di cromie e trasparenze, evidente nelle opere realizzate a partire dal 1956 ed esposte nel 1958 alla Galleria Montenapoleone di Milano.

L’opera in asta al lotto n. 66, del 1963, “Dissonanze sul Pò” è un bellissimo esempio di questa pittura fra il tonale e l’organico, che lascia libero spazio all’articolarsi e al sovrapporsi di cromie liquide e amniotiche che quasi danno vita a forme di vita indipendenti, a conformazioni fitomorfi che pulsano di vita propria, introspezioni poetiche e sensibilissime di un mondo ambiguo fra realtà, percezione e coscienza. Stima: 4.000€/5.000€.

Luciano Gaspari, Composizione spazialista, olio su tela, 50×60, fine anni ’50 – Lotto n. 70 – da fidesarte.it
Luciano Gaspari, Composizione spazialista, olio su tela, 50x60, fine anni '50
Luciano Gaspari, Composizione spazialista, olio su tela, 50×60, fine anni ’50 – Lotto n. 70 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 76

Altro veneziano appartenente al movimento spazialista (anche se mai ufficialmente) e compagno di vita della pittrice Bruna Gasparini, Luciano Gaspari nasce nel 1913. Nel 1932 ottiene il premio per il più giovane pittore alla Biennale di Venezia (sarà presente anche alle edizioni del 1936, 1938, 1940, 1948, 1952, 1956, 1958, 1962).

Al 1943 risale la prima esposizione del pittore veneto alla Galleria del Milione di Milano e l’anno successivo a quella del Cavallino di Venezia.

Verso la fine degli anni ’40 la sua pittura figurativa intraprende un percorso evolutivo che conduce Gaspari a una rimeditazione della lezione cubista di Picasso e Braque, riletti in chiave espressionista.

Dai primi anni ’50 la pittura di Gaspari si orienta verso un informale di ispirazione naturalistica e metamorfica in cui, attraverso l’uso del colore e delle trasparenze, l’artista crea spazi e forme che sembrano ‘emergere da’ o bucare la tela.

Nascita, sviluppi di processi vegetali, germinazioni, crescite sono i temi che Gaspari svolge in composizioni astratte, come in questo caso e non sovente dichiaratamente spazialiste (lotto n. 70 “Composizione spazialista”) che, con tutta la loro emotività e sensibilità, sono la migliore rappresentazione della visceralità meno concettuale e più materica, attaccata alle cose, ai sentimenti e al reale, memore dell’attenzione al colore e alla luce della tradizione euganea, dell’interpretazione veneta dello spazialismo. Stima: 2.000€/3.000€.

Roberto Crippa, Senza titolo, olio su tavola, 125×65, 1950 – Lotto n. 112 – da fidesarte.it
Roberto Crippa, Senza titolo, olio su tavola, 125x65, 1950
Roberto Crippa, Senza titolo, olio su tavola, 125×65, 1950 – Lotto n. 112 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 76

Un grande “geometrico” del 1950 del monzese Roberto Crippa (1921-1972) al lotto n. 112 “Senza titolo”. Appena uscito dall’Accademia di Brera nel 1948, Crippa si avvicina, dopo una primissima fase post-cubista, agli ambienti del M.A.C. Movimento Arte Concreta, appena costituitosi presso la Libreria Salto di Milano.

Le idee del movimento miravano ad un rinnovamento del linguaggio visuale basato sui valori di razionalità, ordine, purezza e struttura delle forme; idee che in Crippa si articolano attraverso tarsie bidimensionali e cromatiche collocate su sfondi organizzati in griglie geometriche.

Per Crippa le prove geometriche, che l’artista continuò almeno fino al 1950 e sporadicamente anche dopo, rappresentarono un modo di esprimere quella tensione verso “l’idea” (tipica dei vicini ambienti dello spazialismo) che era già in nuce in lui e che sarebbe esplosa nello stesso 1949 in quell'”affondo spaziale”, per dirla con Luciano Caramel, che darà vita alle celebri “Spirali”.

Ci sono inoltre, in queste opere, alcune particolarità che sono e saranno caratteristiche del Crippa maturo: prima di tutto il gusto per la materia, che qui è evidente nelle cromie accese che si incastonano nelle forme e che in qualche modo liberano un vitalismo di impronta Pollockiana che l’artista di Monza mutua dalla gocciolatura e riporta ad ogni ciclo pittorico nella metafora del reale: nei pianeti delle spirali, nei crateri colorati dei sugheri dagli anni ’60.

C’è poi l’articolarsi delle forme in modo ‘meccanomorfo’, qui ancora bidmensionalmente, come se la composizione fosse il frutto di un automatismo di matrice surreale (surreale assai amato) che Crippa riconduce a ‘leve e bulloni’ e che poi canalizzerà nelle curve delle spirali, nei totem degli anni ’50, nelle sagome delle navicelle dei collage spaziali. Stima: 12.000€/15.000€.

Antonio Corpora, Amori vegetali, olio su tela, 81×65, 1959 – Lotto n. 145 – da fidesarte.it
Antonio Corpora, Amori vegetali, olio su tela, 81x65, 1959
Antonio Corpora, Amori vegetali, olio su tela, 81×65, 1959 – Lotto n. 145 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 76

Opere come questa in asta al lotto n. 145 “Amori vegetali” del 1959 di Antonio Corpora rappresentano senza dubbio l’apice della ricerca coloristica informale dell’artista nativo di Tunisi (1909-2004).

Da Tunisi alla formazione mitteleuropea: da Firenze alla fine degli anni ’20, dove studia con Felice Carena, alla Parigi del post-impressionismo, del cubismo e della cultura fauve, per approdare prima nella Milano dello spazialismo di Fontana e poi definitivamente a Roma, alla metà degli anni ’40, dove è assiduo frequentatore dello studio di Renato Guttuso.

E la storica Biennale di Venezia del 1948 è infatti per Corpora nel segno del Fronte Nuovo delle Arti. Qui l’artista presenta opere d’impronta cubista, che ancora ritraggono il mondo reale e il brulichio della società contemporanea, moderna e contadina. Eppure, anche in esse, già si coglie quella mediterraneità ed emotività coloristica che sarà il centro della pittura di Corpora.

La pertecipazione alla Biennale del 1952 segna l’adesione di Corpora al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi (Ennio Morlotti, Afro Basaldella, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Giuseppe Santomaso, Renato Birolli, Giulio Turcato, Emilio Vedova) e insieme il passaggio all’arte informale: “se nel loro arabesco l’immagine di una barca o di un qualsiasi altro oggetto della realtà può essere inclusa, non si privano dell’arricchimento che quell’oggetto può dare alla loro espressione. Se essi sentono il piacere di una materia preziosa, di un accordo lirico di colore, di un effetto di tono, non vi rinunziano. Non sono dei puritani in arte, come gli astrattisti: accettano l’ispirazione da qualsiasi occasione e non si sognano di negarla” scrive il critico modenese.

Corpora intanto affina una ricerca luministica che nella seconda metà degli anni ’20 si svolge su campiture perlopiù scure, accese da improvvisi e tenui bagliori fatti di trasparenze, in cui la coscienza si accende e si attenua in stesure di pura emozione e sensibilità. Evidente la ricerca naturalistica, resa attraverso un filtro percettivo che tutto appanna e tutto rivela, quasi ‘immergendo’ lo spettatore in una intuizione panica del reale.

È “una materia pittorica tormentata, invasa da una luce lunare che ne accentua incrinature, abissi, grumi misteriosi, in un racconto di una materia in dissidio fra ciò che sprofonda e naufraga, e ciò che sale verso la luce” (da E. Steingraber, “Pittura tra sogno e realtà”, in “Corpora”, a cura di A. Monferini. Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Mondadori / De Luca Editore, 1987, Roma).

Numerose e importantissime in questi anni le esposizioni: nel 1957 alla Galleria La Tartaruga di Roma, nel 1958 alla Galleria Springer di Berlino e ancora alla Kleemann Galleries di New York (con presentaione di Venturi), nel 1959 alla Galleria Blu di Milano. Stima: 18.000€/20.000€.

Tano Festa, Coriandolo, acrilici e coriandoli su tela e plastica, 160×130, 1984 – Lotto n. 163 – da fidesarte.it
Tano Festa, Coriandolo, acrilici e coriandoli su tela e plastica, 160x130, 1984
Tano Festa, Coriandolo, acrilici e coriandoli su tela e plastica, 160×130, 1984 – Lotto n. 163 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 76

Arriverà il momento anche dei grandi cicli realizzati da Tano Festa negli anni ’80 (gli “Omaggi”, i “Don Chisciotte”, i “Coriandoli”, qui al lotto n. 163), poiché questi rappresentano, forse anche più della ricerca pop e decontestualizzante introdotta con la serie “Da Michelangelo” negli anni ’60, le idee, il modo di fare arte e la sensibilità dell’artista romano.

Diplomatosi in Fotografia nel 1957, Festa (classe 1938), all’inizio degli anni ’60, con il fratello Francesco Lo Savio e Mario Schifano, è stato uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo, esperienza consacrata alla Biennale di Venezia del 1964.

La manipolazione dell’immagine è al centro della ricerca di questi artisti, in un tentativo di coniugare il transitorio e l’imperituro, di catturare e rendere indistinguibili l’autentico e l’inautentico sui due piani dell’artefatto e dell’ontologico: binomio che si compie solo attraverso lo schermo dell’immagine riprodotta.

Ed è qui che scaturisce la poesia dell’opera di Festa che da un lato usa la fotografia per eternare, citare, rendere viva una tradizione culturale che fa parte del nostro immaginario e che non è solo ‘forma’ ma contenuto (si pensi alle ‘riproduzioni’ e alle ‘variazioni’ dal “Giudizio Universale” della Cappella Sistina), dall’altro, nel corso degli anni, cerca sempre più una resa pittorica che sia eternante dell’impermanente e insieme tentativo di ‘toccare’ l’idea: dall’opera all’autorialità di un nome o di un concetto negli “Omaggi al colore”; nella fisicità dei “Don Chisciotte” che spuntano dal crinale della collina; nella “strada che tentò il piombo fuso a mezzanotte” come direbbe Eugenio Montale (da “Il Carnevale di Gerti” in “Le Occasioni”), che è la conformazione eternata di uno dei gesti più liberi e innocenti che esistano, quello del lancio dei coriandoli: così l’arte si fa divinazione attraverso la rilettura in poesia della pura realtà. Stima: 7.000€/9.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, acrilici e smalti su tela, 80×100, prima metà anni 80 – Lotto n. 167 – da fidesarte.it
Mario Schifano, Senza titolo, acrilici e smalti su tela, 80x100, prima metà anni 80
Mario Schifano, Senza titolo, acrilici e smalti su tela, 80×100, prima metà anni 80 – Lotto n. 167 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 76

Non passano ormai così sovente in asta “gigli d’acqua” di buona qualità, come questi al lotto n. 167 “Senza titolo” di Mario Schifano, caposcuola di Piazza del Popolo negli anni ’60.

Si tratta di opere che appartengono ai cicli degli anni ’80 del pittore romano e che segnano una riscoperta della ‘figurazione’ in un approccio meno concettuale e pop e più carnale rispetto alla produzione dei due decenni precedenti.

Non è un caso che nel 1984 Schifano realizzi il “Ciclo della natura”, composto da dieci grandi tele donate al Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina (in provincia di Trapani).

“Biciclette”, “campi di grano”, “pesci”, “acerbi”, “orti botanici”, “montagne”, “vulcani”, “case sole” esprimono un amore vitalistico per la natura e l’attività umana, lette anche in chiave personale e familiare, che si concreta pittoricamente in una corposità libera della materia padroneggiata da una gestualità da action painter che non perde mai di vista l’oggetto, l’aderenza al colore, il ricordo infantile, la citazione.

Schifano cattura il movimento nel tempo (d’altronde amava il futurismo), le mille sfaccettature delle cromie, la forza di una forma organica in trasformazione che non ci appartiene ma che l’artista, l’eletto in senso platonico, è in grado di cogliere come per ispirazione divina; un ‘santone’ che però non è chiuso e inaccessibile in una turris eburnea, ma che vive fra di noi, nella semplicità delle cose, sopravvissuto e partecipe dell’umana bellezza e sofferenza. Stima: 10.000€/14.000€.

Wlfredo Lam, Personnage, olio su tela, 81×65, 1970 – Lotto n. 171 – da fidesarte.it
Wilfredo Lam, Personnage, olio su tela, 81x65, 1970
Wifredo Lam, Personnage, olio su tela, 81×65, 1970 – Lotto n. 171 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 76

Pittore cubano nato nel 1902 e morto a Parigi nel 1982, Wifredo Lam ha intessuto un lunghissimo rapporto con l’Italia a partire dagli anni ’50, con assidue frequentazioni dell’ambiente culturale di Albisola Marina dove, a partire dal 1964, allestì anche un proprio studio.

Alla fine degli anni ’30 a Parigi Lam conosce Picasso, che lo introduce nei salotti culturali dell’avanguardia artistica europea. Prima della guerra si trasferisce prima a Bordeaux poi a Marsiglia dove frequenta lo studio André Breton a Villa Air-Bel; qui conosce e resta influenzato dai surrealisti: Max Ernst, Victor Brauner, André Masson, solo per citare i più importanti.

Sono gli anni in cui nella pittura di Lam cominciano ad apparire quelle figure ibride che la caratterizzeranno e che l’artista affinerà nel corso del soggiorno cubano dei primi anni ’40 e poi in quello Haitiano del 1946, durante il quale Lam ha occasione di assistere, rimanendone molto colpito, alle cerimonie vudù.

Simboli dell’arte oceanica e africana, insieme ad elementi esoterici di diverse culture danno vita a personaggi, come questo in asta al lotto n. 171 “Personnage”, che scuotono l’immaginario fantastico dello spettatore; ma non si tratta solo di mondi astratti; c’è in essi la storia e la geografia dei luoghi trasposti in immagini poetiche, elementi come fagocitati ad emanare quell’anima mundi che c’era già e che attraverso l’opera da essi si rivela.

Nel 1972 Wifredo Lam, dopo numerosissime e importantissime esposizioni internazionali, viene invitato alla Biennale di Venezia. Stima: 120.000€/140.000€.

Francisco Sobrino, Senza titolo, scultura in plexiglass più disegno del progetto dell’opera, 115×44, 1968 – Lotto n. 174 – da fidesarte.it
Francisco Sobrino, Senza titolo, scultura in plexiglass più disegno del progetto dell’opera, 115x44, 1968
Francisco Sobrino, Senza titolo, scultura in plexiglass più disegno del progetto dell’opera, 115×44, 1968 – Lotto n. 174 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 76

Francisco Sobrino nasce in Spagna, a Guadalajara, nel 1932. Trasferitosi in Argentina studia all’Accademia Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires fino al 1957. Nel 1959 si trasferisce a Parigi dove inizia le sperimentazioni sul dinamismo delle forme rivolgendo una attenzione particolare all’analisi dei processi percettivi e cromatici.

Nel 1960, con Julio Le Parc e François Morellet, è fra i fondatori del G.R.A.V Groupe de Recherche d’Art Visuel che sarà attivo nella capitale francese fino al 1968, anno di realizzazione dell’opera in asta al lotto n. 174 “Senza titolo”.

Nell’ambito del G.R.A.V. Sobrino si dedica soprattutto all’indagine delle funzioni sociali e collettive delle opere tridimensionali. Già nel primo quinquennio degli anni ’60 l’artista spagnolo utilizza il plexiglass quale materiale modulare che può essere combinato e sovrapposto in modo da ‘costruire’ un gioco di trasparenze e punti di vista che stimolino lo spettatore ad interagire con l’ambiente.

Nel secondo quinquennio del decennio, cui appartiene quest’opera in asta, l’artista va oltre approfondendo una ricerca cromatica sul colore attraverso l’introduzione di molteplici variabili: lo studio della riflessione delle luci, dell’assorbimento della luce stessa nei colori, del valore delle ombre rispetto alle superfici aggettanti e/o rientranti.

Francisco Sobrino, per l’eleganza e la molteplicità delle sperimentazioni, va sicuramente annoverato fra i protagonisti della parabola dell’arte cinetica internazionale. Nel 1965 fu presente alla celebre mostra The Responsive Eye al Museum of Modern Art di New York. Stima: 14.000€/16.000€.

Achille Perilli, Senza titolo, acrilici e tecnica mista su carta, 57×77, 1957 – Lotto n. 202 – da fidesarte.it
Achille Perilli, Senza titolo, acrilici e tecnica mista su carta, 57x77, 1957
Achille Perilli, Senza titolo, acrilici e tecnica mista su carta, 57×77, 1957 – Lotto n. 202 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 76

“Sentirsi elemento del cosmo e avvertire in sé qualcosa che è ancora cosmo produce quell’incontro tra poesia e pittura che è la sintesi raggiunta da Klee […] Egli considerava il dialogo con la natura, poiché la sua unione con questa era sempre stata strettissima, una questione fondamentale […]. Ma la strada fisica e visuale fa parte del passato e l’artista contemporaneo ingrandisce l’oggetto incorporandone lo spirito, le sezioni (anatomia), le funzioni vitali (psicologia), le leggi della sua esistenza (biologia) e finalmente l’accordo terrestre e cosmico, vale a dire i rapporti con la terra e gli astri, scelti ed espressi dall’intuizione ” scrive il pittore romano Achille Perilli in Civiltà delle Macchine, testo del 1955. E invece di un’opera di Klee potrebbe star descrivendo questa sua bellissima tecnica mista al lotto n. 202 “Senza titolo”, del 1957.

Protagonista dell’avanguardia astratta romana di Forma 1, di cui sottoscrive il manifesto nel 1947 con Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Antonio Sanflippo, Giulio Turcato e Carla Accardi; Perilli, dal 1951, anno di scioglimento del Gruppo, conduce una originale sperimentazione sulle “forme” primarie che certamente trae spunti, anche stilistici, dalla ricerca del grande pittore svizzero-tedesco.

Sono, quelli di Perilli, immagini, intuizioni, ‘sezioni’, spaccati di un mondo colto attraverso la realtà e smembrato, analizzato, sognato, disarticolato fino a ridurlo ai minimi termini, in una analisi appassionata da entomologo e che, a un certo punto, l’artista sente come insufficiente, quasi ‘informale’ e allora la connette razionalmente all’eterno irrazionale, fiducioso in una spiegazione del tutto: lo fa attraverso il segno, il gesto inconsulto di chi è umano e che, proprio per questa consapevolezza da cogito ergo sum, riesce a trovare, attraverso l’arte, una sintesi fra evidenza e mistero.

Proprio nel 1957 Perilli inizia la pubblicazione, con Gastone Novelli, della rivista l’esperienza moderna, approfondendo una ricerca, soprattutto teorica, sui “linguaggi” che lo porterà alla formulazione di quell’irrazionale geometrico che è il suo contributo più grande alla nostra storia artistica del secondo ’900. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilici su cartoncino, 48×68, 1978 – Lotto n. 221 – da fidesarte.it
Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilici su cartoncino, 48x68, 1978
Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilici su cartoncino, 48×68, 1978 – Lotto n. 221 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 76

Opera bella e ricca di pathos questa del ligure Emilio Scanavino (nato nel 1922) al lotto n. 221 “Senza titolo”. E tutta la serie degli acrilici numerati (di solito) e non, eseguiti da Scanavino su cartoncino, perlopiù nella seconda metà degli anni ’70, risulta particolarmente riuscita: è un lessico infinito di avvenimenti che accadono nello spazio-tempo, scontri epici e domestici realizzati con stilemi (i “nodi”, le forme geometriche, le gocciolature color sangue) ormai definiti che, pur lasciando spazio all’immaginazione, rappresentano l’eterno tópos della lotta esistenziale.

Il lotto in asta raffigura insieme la frattura, uno strappo muscolare, l’azzannarsi selvaggio fra un elefante ed un coccodrillo africano, due navicelle spaziali in rotta di collisione nello spazio. Ma soprattutto sono una sinossi espressiva di uno stato delle cose, di ciò che siamo, questa volta al margine di un monocromo che è la piatta superficie a cui tutto ritorna e tende, la geometria sconfinata delle galassie, di quella via lattea in cui compresa è la sofferenza.

Artista dalla storia immensa: alla Biennale di Venezia nel 1950, nel 1954; nel 1958, 1960 e 1964 con sala personale. Stima: 6.000€/8.000€.