Tancredi, Jorn, Morley, Riopelle, Combas: non solo l’arte italiana da Porro Art Consulting & C. (Asta n. 87)

La prossima Asta n. 87 di Arte Moderna e Contemporanea dell Casa d’Aste Porro Art Consulting & C. è in programma per il giorno 23 maggio 2017, ore 17.30, nella sede milanese di Via Olona 2. Segnaliamo nelle prime cinque posizioni: Tancredi Parmeggiani al lotto n. 40 con una bellissima composizione astratta del 1958; le opere giovanili di Asger Jorn al lotto n. 20 e di Malcolm Morley al lotto n. 32; il Riopelle al lotto n. 33; e la grande opera dell’artista francese della “figurazione libera” Robert Combas al lotto n. 104. La TopTen di SenzaRiserva.
Mario Tozzi, Le père Lenoir (contadino di Borgogna), olio su tela, 112×90, 1920 – Lotto n. 10 – da porroartconsulting.it
Mario Tozzi, Le père Lenoir (contadino di Borgogna), olio su tela, 112x90, 1920
Mario Tozzi, Le Père Lenoir (contadino di Borgogna), olio su tela, 112×90, 1920 – Lotto n. 10 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 87

È a partire dal 1920 (anno di realizzazione dell’opera in asta al lotto n. 10 “Le Père Lenoir, contadino di Borgogna”), a Parigi, che un giovanissimo Mario Tozzi, artista nato a Fossombrone nel 1895 e appena uscito dall’Accademia di Belle Arti di Bologna, farà parte di quel gruppo di italiani conosciuto come il Groupe des Sept o Les Italiens de Paris (con lui Giorgio de Chirico, Massimo Campigli, Filippo de Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio e Gino Severini).

Artisti, quelli appartenenti al gruppo, che instaureranno un fecondo rapporto con le avanguardie d’oltralpe senza tuttavia rinunciare ad una ‘italianità’ di stile che affonda le radici nella grande tradizione umanistica e visuale della penisola.

Nel 1919 Tozzi ha infatti sposato una giovane francese, Marie Therèse Lemaire, della quale, nello stesso 1920, realizza un ritratto che ha moltissime analogie con l’opera in asta: nei panneggi e nei contrasti espressivi di ascendenza cézanniana e secessionista, e nell’apertura dei piani che rompe ogni preciso riferimento prospettico nel solco di un ‘picassismo’ cubista evidente nelle scomposizioni luministiche sullo sfondo.

C’è inoltre, già in questo primo Tozzi, un gusto per quella lucentezza materica e quell’impianto monumentale tipici dell’affresco tre-quattrocentesco (Tozzi ebbe occasione di osservare a lungo durante gli studi giovanili le opere alla Pinacoteca di Bologna): caratteristiche che apparterranno alla sua pittura prima nella vicinanza al gruppo Novecento e poi dopo nel dopoguerra.

È nel 1920 che Tozzi viene accettato per la prima volta al Salon d’Automne; nel 1922 invece al Salon des Indépendants. Al 1923 risale la prima personale dell’artista di Fossombrone che si apre al Museo del Paesaggio di Pallanza. Nel 1924 Tozzi viene invitato con due opere alla Biennale di Venezia. Stima: 20.000€/25.000€.

Felice Casorati, Nudo sul sofà, olio su tela, 50×73, 1957 – Lotto n. 11 – da porroartconsulting.it
Felice Casorati, Nudo sul sofà, olio su tela, 50x73, 1957
Felice Casorati, Nudo sul sofà, olio su tela, 50×73, 1957 – Lotto n. 11 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 87

“Il giovanile interrogarsi sui problemi dell’arte, viene riproposto da Casorati nei suoi quadri più maturi che rappresentano una sorta di ennesimo rinnovamento – sempre cerebrale (si considerino le figure schiacciate ed unidimensionali della fine degli anni 50) – della propria pittura [come questa al lotto n. 11 “Nudo sul sofà”].

Le ultime opere, riletture delle ‘prove’ precedenti, sono la più profonda testimonianza della straordinaria capacità di Casorati di porsi a confronto con le véritable art de peindre […] o, per dirla con le sue parole: ‘per me il problema della pittura è stato sempre uno solo: porsi davanti ad una tela bianca come nuovi ed ignari del mondo, pur essendo carichi di conoscenza e frusti e logori per i lunghi travagli…'” (da “Ma penso con orgoglio che sono pochi gli artisti che dimentichi e schivi delle aspirazioni dei più, anzi deludendo i più…” di Cecilia Casorati in “Casorati. Disegni”, catalogo della mostra tenutasi a Messina a Palazzo dei Leoni dal 20 dicembre 1985 al 20 gennaio 1986, De Luca Editore ed Arnoldo Mondadori Editore, 1985, pp. 18-19).

Nato a Novara nel 1983, Felice Casorati si laureò in giurisprudenza, ma già nello stesso anno, nel 1907, partecipò alla Biennale di Venezia.

Vicino alle tendenze secessioniste e simboliste negli anni ’10, negli anni ’20 Casorati coniò quel linguaggio enigmatico, dalla perfezione neo-quattrocentesca, che lo portò alla sala personale alla Biennale di Venezia del 1924 e che fece del suo studio in via Mazzini a Torino il centro di una vera e propria accademia per giovani pittori.

Una pittura così atipica e introspettiva quella di Casorati, così antidecorativa ed essenziale, da essere ‘decettivamente’ anonima; e che, se lo fece esporre più volte insieme al movimento Novecento di Margherita Sarfatti nel segno del recupero dei “valori plastici” sostenuto dal gruppo, tuttavia da questo lo tenne distante, collocandolo di più nell’ambito di un personalissimo, intimo e sensibile realismo magico.

Un realismo quello di Casorati dove è forte la componente speculativa, esistenziale e concettuale dell’interpretazione del mondo: visione che pur nei diversi cicli caratterizzerà la sua pittura fino alla morte occorsa nel 1963. Stima: 60.000€/70.000€.

Mario Sironi, Composizione, olio su tela, 32.5×57, 1944 – Lotto n. 19 – da porroartconsulting.it
Mario Sironi, Composizione, olio su tela, 32.5x57, 1944
Mario Sironi, Composizione, olio su tela, 32.5×57, 1944 – Lotto n. 19 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 87

Le opere degli anni ’50 di Mario Sironi (Sassari, 1885 – Milano, 1961) appartengono all’ultimo ciclo pittorico dell’artista sardo.

Sono infatti crollate tutte le convinzioni e gli entusiasmi politici dell’adesione al regime per il quale illustrò dal 1922 al 1945 le pagine de “Il Popolo d’Italia”. È finita la stagione della contemplazione platonica della “bellezza in sé”, propugnata da Margherita Sarfatti all’interno del movimento artistico degli anni ’20 “Novecento”, di cui Sironi fu il principale esponente. Inoltre, sul piano personale e familiare, Sironi ha già vissuto a lungo la disperazione per il suicidio della figlia Rossana, appena diciottenne, nel 1948.

L’artista dipinge neri bituminosi, figure essenziali ed inquietanti, paesaggi e scorci postmoderni. Lo fa su formati più piccoli, quasi nicchie geometriche a bassorilievo, lontano ricordo della pittura sociale degli anni ’30 svolta attraverso la riscoperta della pittura murale.

Sironi racconta una realtà che è solo il simulacro svanito di una grandezza che fu: storie di un fasto che si svolge come srotolando un papiro, fumetti intimi di una consapevolezza della labilità delle cose attraverso i quali l’artista sardo mette in scena il velo schopenaueriano, il tòpos dell’ubi sunt dell’amato Leopardi.

Non a caso nel 2008, alla Fondazione Stelline di Milano, fu allestita la mostra dal titolo esemplare “Sironi. Gli anni ’40 e ’50. Dal crollo dell’ideologia agli anni dell’Apocalisse”. Stima: 35.000€/45.000€.

Asger Jorn, Der Vogel, olio su tela, 56×45, 1939 – Lotto n. 20 – da porroartconsulting.it
Asger Jorn, Der Vogel, olio su tela, 56x45, 1939
Asger Jorn, Der Vogel, olio su tela, 56×45, 1939 – Lotto n. 20 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 87

Opera giovanile del pittore danese Asger Jorn, nato a Verjum nel 1914 e morto ad Asrhus nel 1973, questa al lotto n. 20 “Der Vogel”.

Jorn è stato uno dei fondatori del gruppo CO.BR.A. nel 1948 e poi dell’Internazionale Situazionista nel 1957. Dal 1954 soggiornò ad Albisola Marina dove era stato invitato da Enrico Baj e Sergio Dangelo, i fondatori del Movimento Nucleare.

Nel 1936, Jorn arriva a Parigi per frequentare l’Accademia di Arte Contemporanea di Fernand Léger. Nel 1937 collabora con Léger alle realizzazioni murali per i padiglioni dell’Esposizione Universale. Al contempo è attivo politicamente, soprattutto con la stesura di articol,i a sostegno della lotta per la democrazia, di chiara impronta comunista. Viaggia intanto più volte fra Parigi e Copenaghen dove frequenta l’Accademia di Belle Arti.

La pittura di Jorn di questi primi anni è una pittura astratta fortemente influenzata dal surrealismo, come evidente nell’opera in asta. Tuttavia c’è già in quest’opera un gusto anti-decorativo e ‘non-estetico’ alla base di tutte le teorizzazioni dell’artista danese che nel 1939 scrive in un passaggio dell’articolo Intime banaliteter pubblicato sul periodico “Helhesten”: “i grandi capolavori non sono altro che banalità compiute, e la mancanza della maggioranza delle banalità è che non sono complete. Questi lavori non spingono la banalità al limite della sua profondità, non riescono a esplorare l’intera portata delle sue conseguenze; invece poggiano su un fondamento di estetismo e spiritualità. Ciò che si chiama naturale è la banalità liberata, l’ovvietà”. Stima: 40.000€/50.000€.

Malcolm Morley, Senza titolo, olio, resina, pastelli e grafite su lino, 154×153, 1961 – Lotto n. 32 – da porroartconsulting.it
Malcolm Morley, Senza titolo, olio, resina, pastelli e grafite su lino, 154x153, 1961
Malcolm Morley, Senza titolo, olio, resina, pastelli e grafite su lino, 154×153, 1961 – Lotto n. 32 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 87

Artista inglese, classe 1931, Malcolm Morley è conosciuto soprattutto per il suo stile foto e iperrealista. L’artista utilizza ritagli di giornali e immagini della realtà contemporanea in collage costruiti secondo una griglia geometrica studiatissima e che l’artista utilizza fin dagli anni ’60.

Dopo un infanzia ed una adolescenza travagliate Morley studia al Royal College of Art fra il 1955 ed il 1957. Uscito dal college si appassiona all’espressionismo astratto americano.

L’opera in asta al lotto n. 32 “Senza titolo”, di grandi dimensioni e grandissima qualità, testimonia una stagione brevissima nel percorso artistico di Morley, inaugurata nel 1957 quando Morley si trasferisce in America ed ha occasione di visitare una mostra degli artisti della Scuola di New York alla Tate Gallery. In seguito frequenterà Pollock, De Kooning, Kline alla Cedar Street Tavern e farà amiacizia in particolare con Roy Lichtenstein, con cui condivide l’amore per il fumetto.

Si tratta di un’opera dalla potente impronta segnica, minimale, materica, in cui l’artista cerca ancora un proprio linguaggio ma in cui già si avverte l’attenzione a trovare un pattern reiterato che sia ‘espressione’ e tentativo di contenimento di una forte pulsione interiore, di una lotta dell’anima che Morley cristallizzerà poi negli iperrealisti scontri di guerriere, gare di cavalli, battaglie navali. Stima: 15.000€/18.000€.

Jean Paul Riopelle, Dieppes, olio su tela, 60×73, 1966 – Lotto n. 33 – da porroartconsulting.it
Jean Paul Riopelle, Dieppes, olio su tela, 60x73, 1966
Jean Paul Riopelle, Dieppes, olio su tela, 60×73, 1966 – Lotto n. 33 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 87

Jean Paul Riopelle nasce a Montreal in Canada nel 1923. Dopo gli studi di ingegneria, architettura e fotografia, nel 1942 si iscrive all’Accademia di Belle Arti della sua città.

Dal 1945, influenzato dalla lezione di André Breton, inizia a realizzare opere astratte eseguite con la tecnica dell’automatismo surrealista.

Nel 1947 è a Parigi dove espone nel 1949 nella prima personale alla Galerie La Dragonne.

Dal 1959 Riopelle inizia una lunga e turbolenta relazione con la pittrice Joan Mitchell, una dei rappresentanti dell’espressionismo astratto americano di seconda generazione.

I due si stabiliranno nei pressi di Giverny, nei luoghi dove visse Claude Monet. Il sodalizio artistico sarà particolarmente fecondo per le influenza di ciascun artista sull’altro e sarà una delle componenti alla base dell’evoluzione del linguaggio di Riopelle negli anni ’60 (lotto n. 33 “Dieppes” del 1966),

I motivi decorativi e segnici utilizzati da Riopelle nel corso del decennio si fanno più lineari tendendo a contrasti dinamici più evidenti rispetto alle opere degli anni ’50, per le quali l’artista canadese è certamente più noto: sono solo un ricordo infatti negli anni ’60 i grandi mosaici ad olio eseguiti a macchie di colore disposte raggiera.

Riopelle stendeva il colore a tocchi, spalmandoli con il coltello o la spatola, provocando accensioni luministiche a colpi di bianco. Adesso invece l’artista è meno controllato e empatico, ma più furioso, trasmettendo maggiormente l’istinto di una violenta carica sessuale. Stima: 80.000€/100.000€.

Tancredi Parmeggiani, Senza titolo, olio su tela, 70×60, 1958 – Lotto n. 40 – da porroartconsulting.it
Tancredi Parmeggiani, Senza titolo, olio su tela, 70x60, 1958
Tancredi Parmeggiani, Senza titolo, olio su tela, 70×60, 1958 – Lotto n. 40 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 87

Tancredi Parmeggiani (Feltre, 1927 – Roma, 1964) è stato uno dei due artisti, con Jackson Pollock, ad essere sostenuto dalla magnate americana Peggy Guggenheim. La Guggenheim fornì uno studio all’artista, organizzò mostre e ne fece conoscere l’opera oltreoceano; nel 1954 organizzò una importante mostra a Palazzo Venier dei Leoni a Venezia.

Scrive Dino Buzzati sul “Corriere della Sera” il 3 dicembre 1967 in un articolo dal titolo Nasce il mito Tancredi, recensendone la mostra postuma a Ca’ Vendramin Calergi: “Tancredi è stato definito un impressionista. In realtà la maggior parte dei suoi moltissimi quadri – si parla di alcune migliaia – non rappresentano alcun soggetto determinato.

Lo si può dire un pittore astratto. Tipico di tutti i celebri pittori astratti è uno stile personale, una sigla, una formula, un modulo che li fa distinguere facilmente a colpo d’occhio e che generalmente si mantiene attraverso l’intera parabola produttiva. Tancredi invece non ha una sua costante grafia. Distinguerlo a colpo d’occhio non è facile. I suoi quadri cambiano moltissimo, di anno in anno per quanto riguarda la forma.

Era in un continuo travaglio di ricerca e, ricercando, poteva avvicinarsi ora a Pollock, ora a Tobey, ora a Mondrian, ora a Riopelle, ora ad Hartung, ora a Kline, ora a Dubuffet, ora ad Appel e così via… In cosa consisteva allora la sua personalità e la sua originalità? Consisteva in una specie di afflato, di grazia, di impeto lirico di levità giovanile, di felicità espressiva per cui le esperienze e anche le invenzioni altrui venivano da lui assimilate, bruciate, fatte sue e restituite sulla tela con un accento spesso inconfondibile. In questo senso si può riconoscere quell’unità poetica senza la quale un vero artista non esiste”.

Nel biennio 1958-1959 Tancredi si muove con la moglie fra Roma e i paesi nordici, in Norvegia. Sono gli anni delle ricerche sulla materia e la luce; ricerche in cui l’artista dà vita a composizioni atmosferiche e paesaggistiche particolarmente evocative, come evidente in questo bellissimo lotto n. 40 “Senza titolo”. Stima: 70.000€/80.000€.

Mario Schifano, Pietra inutile, tecnica mista su tela, 130×160, 1985 – Lotto n. 81 – da porroartconsulting.it
Mario Schifano, Pietra inutile, tecnica mista su tela, 130x160, 1985
Mario Schifano, Pietra inutile, tecnica mista su tela, 130×160, 1985 – Lotto n. 81 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 87

Bellissima e materica opera del maestro della pop art italiana, Mario Schifano, al lotto n. 81 “Pietra inutile”.

Dopo i mitici anni ’60 quando Schifano partecipa attivamente alle iniziative ed esposizioni della Scuola di Piazza del Popolo con i monocromi, le “Esso” e le “Coca Cola”; dopo gli anni ’70 in cui l’artista romano trova un’originalità in soggetti che stigmatizzano la massificazione e ‘stereotipizzazione’ della comunicazione e della percezione nella società contemporanea (penso soprattutto ai “paesaggi anemici”), per poi venirne in qualche modo travolto in una sfiducia del reale che si risolve anche in crisi personale e artistica; sono soprattutto gli anni ’80 a restituire Schifano alla vita de alla pittura.

Sì perché la pittura di Schifano degli anni ’80 è la riconquista della forza e della realtà, caratterizzata da una materia ed una espressività coloristica, figurativa e gestuale eccezionale; è la riscoperta di una appartenenza ad un mondo naturale in cui l’artista si trova immerso, e che viola in qualche modo come un angelo ribelle in un hortus conclusus, in un inaccessibile locus amoenus a cui è stato riammesso come per il raggiungimento di una purezza percettiva da novello bambino. Un luogo della pittura dove i frutti “acerbi” si colgono a mani nude, come si pescano i “pesci”, dove ci si ferisce fra le volute degli “orti botanici” o contro le “pietre” (lotto n. 81 “Pietra inutile”), magari a spasso su “biciclette” nei “campi di grano”.

È in questi anni che l’artista partecipa nuovamente e da protagonista alla vita sociale e artistica: nel 1982 viene invitato nuovamente alla Biennale di Venezia, come nel 1984. Nel 1984 realizza il “Ciclo della natura”, composto da dieci grandi tele donate al Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina, in provincia di Trapani. Nel 1985 a Firenze Schifano dipinge davanti a 6000 persone la “Chimera di Arezzo”, un’opera monumentale di quattro metri per dieci, che inaugura la rassegna sugli etruschi. Nello stesso anno sposa Monica De Bei da cui ha il figlio Marco. Stima: 18.000€/20.000€.

Massimo Kaufmann, Senza titolo, 40×50, 2005 – Lotto n. 87 – da porroartconsulting.it
Massimo Kaufmann, Senza titolo, 40x50, 2005
Massimo Kaufmann, Senza titolo, 40×50, 2005 – Lotto n. 87 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 87

Piccola ma evocativa la tela di Massimo Kaufmann al lotto n. 87 “Senza titolo”.

Nato a Milano nel 1963 Kaufmann si afferma nel contesto degli artisti della “Scena emergente” che espone al Museo Pecci di Prato nel 1990.

Negli anni successivi espone a livello nazionale ed internazionale: alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, alla Galleria Sperone-Westwater di New York, nei musei di Graz, Sarajevo e Tel Aviv.

La pittura di Kaufmann si caratterizza fin da subito per un ‘uso’ performativo ed emozionale; attraverso un procedere astratto fatto di intuizioni, ricordi, stimoli che provengono dal reale ma anche dalla presenza dell’artista/attore in esso.

Attraverso una tecnica che ricorda quella del pointillisme Kaufmann crea paesaggi, conformazioni di città, nuvole e stelle; ed è come se ce le facesse toccare; come se le avesse create così vicine con le dita, perforando lo spazio, che anche noi possiamo guardarci dentro, sentire la sua e la altrui presenza, replicarne in sinestesia il tragitto. Stima: 3.500€/4.500€.

Robert Combas, Prospert Poliver, acrilico su tela, 158×210, 1986 – Lotto n. 104 – da porroartconsulting.it
Robert Combas, Prospert Poliver, acrilico su tela, 158x210, 1986
Robert Combas, Prospert Poliver, acrilico su tela, 158×210, 1986 – Lotto n. 104 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 87

Robert Combas è un artista francese nato a Lione nel 1957. È considerato uno dei protagonisti del movimento Figuration Libre sviluppatosi in Francia negli anni ’80 come reazione al minimalismo ed alle derive dell’arte concettuale.

Il gruppo fu fondato nel 1981 da Combas, Remi Blanchard, François Boisrond and Hervé Di Rosa. I membri del gruppo negli anni successivi esposero insieme ad altri artisti affini d’oltreoceano quali  Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Kenny Scharf.

La figura umana e la rappresentazione della società contemporanea con le sue contraddizioni e idiosincrasie è al centro della pittura di questi artisti, in particolare di quella di Combas che recupera la figurazione nel tentativo di una adesione interpretativa vicina al reale ed allo stesso tempo costruttiva, seppure venata da una forte carica critica e sarcastica che l’artista veicola attraverso un furente espressionismo del segno e del colore.

Il sesso, il crimine, la guerra, ma anche le piante (lotto n. 104 “Prospert Poliver”), e gli oggetti e gli animali di un mondo essenzialmente ostile, gli amici, le fidanzate popolano un universo caotico fra il fumettistico e il punk (Combas è anche musicista), fra l’horror e il graffito, la citazione colta e il decorativismo. Una visione panica dell’universo umano che non trascura il micro e il macro, l’identità e la metamorfosi, la poesia ed il trash.

Bellissima la retrospettiva tenutasi da febbraio a luglio 2012 nel Museo d’Arte Contemporanea di Lione. Stima: 10.000€/12.000€.