Asta Meeting Art n. 830 – Sabato 16 e Domenica 17 Settembre 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni III-IV

Le sessioni III e IV dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 830 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 16/17 settembre 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Alfonso Borghi, Senza titolo, olio su tela, 130×150, 2001 – Lotto n. 233 – Immagine da meetingart.it
Alfonso Borghi, Senza titolo, olio su tela, 130x150, 2001
Alfonso Borghi, Senza titolo, olio su tela, 130×150, 2001 – Lotto n. 233 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Non è una pittura che si possa annoverare fra le sperimentazioni avanguardiste dell’ultime decennio quella dell’emiliano Alfonso Borghi, ma di sicuro la sintesi materico-informale della realtà cui è giunto contiene un originale fascino lirico e coloristico presente anche in questa grande opera del 2001 al lotto n. 233 “Senza titolo”.

Autodidatta, Borghi nasce a Campegine, in provincia di Reggio Emilia, nel 1944. Giovanissimo si reca a Parigi dove entra in contatto e resta influenzato dalle avanguardie europee. Le prime opere sono figurative e risentono del linguaggio Picassiano e cubista di cui è appassionato. C’è in in esse inoltre una vena morandiana e metafisica che mai verrà meno in tutto il suo percorso artistico che mostra un indagine a tratti trionfale ma anche pacata e pensosa sulla realtà.

Surrealismo, vitalismo ed energia volitiva del tratto, action painting, colorismo non circoscrivono mai l’orizzonte della pittura di Borghi che resta prima di tutto un afflato d’intuizione, un’accordo cromatico di sensazioni di un artista che mette le mani nella materia e trasforma, interpreta, rielabora, ci descrive il mondo. Stima: 7.000€/8.000€.

Walter Valentini, Viaggio IX, tecnica mista e applicazioni su tavola, 92×92, 2001 – Lotto n. 249 – Immagine da meetingart.it
Walter Valentini, Viaggio IX, tecnica mista e applicazioni su tavola, 92x92, 2001
Walter Valentini, Viaggio IX, tecnica mista e applicazioni su tavola, 92×92, 2001 – Lotto n. 249 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Bella e importante opera di Walter Valentini al lotto n. 249 “Viaggio IX”. Pittore, incisore, grafico, calcografo fra i più rinomati anche nel panorama internazionale Valentini ha certamente margine per una prossima rivalutazione anche da parte del mercato.

Pesarese, classe 1928, Walter Valentini studia a Urbino all’Istituto di Belle Arti delle Marche dove familiarizza con le tecniche di cui diverrà poi maestro, approfondendo al contempo la cultura umanistica rinascimentale di cui fin da giovanissimo è profondamente appassionato.

Negli anni ’50 e ’60 è a Milano dove lavora come grafico e nella comunicazione anche alle dipendenze dell’Eni. Ed è proprio alla fine degli anni ’60 che Valentini decide di dedicarsi a tempo pieno all’arte che da subito impronta verso una ricerca di razionalismo geometrico più figlia di una elaborazione personale che dell’appartenenza a gruppi e correnti artistiche. Non è semplicemente pittura astratta la sua infatti. Valentini misura, sintetizza, progetta, scava paesaggi alla ricerca del significato dell’essenza o quintessenza, tentando un collegamento fra le figure matematiche, perfette, il quadrato, il cerchio e la realtà.

In questa divina proportione sta la poesia: “Commo Idio propriamente non se po diffinire ne per parolle a noi intendere, così questa nostra proportione non se po mai per numero intendibile asegnare, né per quantità alcuna rationale exprimere, ma sempre fia occulta e secreta e da lì mathematici chiamata irrationale” (da Luca Pacioli, De Divina Proportione, 1496). Stima: 11.500€/12.900€.

Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilico su cartone, 70×100, 1975 – Lotto n. 255 – Immagine da meetingart.it
Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilico su cartone, 70x100, 1975
Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilico su cartone, 70×100, 1975 – Lotto n. 255 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Un Emilio Scanavino (Genova, 1922) su fondo ocra (non così comune) al lotto n. 255 “Senza titolo” del 1975.

È alla fine degli anni ’60 che Scanavino formula un linguaggio maturo in cui la morfologia del segno acquista vita propria rispetto al fondo del dipinto. Ancora negli anni ’50 nelle sue opere prevalgono gli spazi monocromatici e la pittura dell’artista ligure, per quanto originale, può essere assimilata a certe sperimentazioni spaziali, in particolare, pensando al trio Fontana, Crippa, Dova, alle composizioni di quest’ultimo e ad una vicinanza alle ricerche del movimento nucleare.

“La verità non vi appartiene” ne recitava il Manifesto, poiché la verità “è dentro l’atomo”. E l’informale di Scanavino in quegli anni è proprio questo, un guardare con occhi attenti il brulichio della terra, gli alberi nella nebbia, i granelli della sabbia: una ricerca di forme elementari siano ricordi, apparizioni, archetipi, forme viventi, geometrie.

Le stesse forme che ritroviamo nel linguaggio maturo di quest’opera, uscite dalla terra, dalla sabbia, dalla nebbia, alla luce del sole su un fondo che irradia una scoperta: la perfezione della geometria, la tramatura dell’essere e della ragionata attività umana, l’imponderabile di un un dripping e di un groviglio gestuale. Stima: 9.000€/10.000€.

Emanuela Fiorelli, Box, plexiglass, serigrafia e filo elestico, 55x35x25, 2014 – Lotto n. 272 – Immagine da meetingart.it
Emanuela Fiorelli, Box, plexiglass, serigrafia e filo elestico, 55x35x25, 2014
Emanuela Fiorelli, Box, plexiglass, serigrafia e filo elestico, 55x35x25, 2014 – Lotto n. 272 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

La giovane e promettente artista italiana Emanuela Fiorelli nasce a Roma nel 1970. Diplomata all’Accademia di Belle Arti la Fiorelli ha vinto il Premio Giovani Pittura 2004 presso lAccademia Nazionale di San Luca, Roma.

Da allora ha esposto in molte collettive e personali in Italia ed all’estero. Da ricordare che nel 2005 ha partecipato alla collettiva Lucio Fontana e la sua eredità presso Palazzo Pirocchi a Castelbasso (TE). Poiché senza dubbio quella della Fiorelli è una ricerca sullo spazio, uno spazio che non è solo ‘oltre’ e dimensione mentale ma anche problematicità di una presenza attuale, di una creazione, di una evoluzione.

Le opere della Fiorelli sono dinamiche geometriche che sfidano le leggi della statica, che ci fanno riflettere sul pensiero e la realtà ma anche sulla percezione delle forze e la forza della percezione. Opera complessa questa in asta che ingabbia l’opera ma ne suggerisce anche una incontenibilità riattualizzando alla perfezione la lezione ‘spaziale’.

L’idea prende forma in un volume, viene costretta ma si ribella alle esigenze della realtà e in questo modo suggerisce quella commistione fra limite fisico e libero pensiero che ci rende uomini. Stima: 2.000€/3.000€.

Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 296 – Immagine da meetingart.it
Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40x50, 1970
Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 296 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Bellissimi i colori di questa opera di medio-piccolo formato ma ben datata di Achille Perilli, uno dei ‘padri’ dell’astrattismo italiano, al lotto n. 296 “Gli incantevoli aromi”.

Sono davvero “incantevoli aromi” le campiture di colore che riempiono gli spazi in queste forme geometriche che esprimono in modo ‘assurdo’ la perfezione dell’irrazionale di cui, per Perilli, deve essere espressione l’arte.

È quell'”irrazionale geometrico” che è la vetta della produzione dell’artista romano, nato nel 1927, e firmatario a Roma nel 1947 del Manifesto del Gruppo Forma 1”  con Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo, Carla Accardi, Mino Guerrini, Piero Dorazio, Ugo Attardi e Giulio Turcato.

Come Perilli stesso scrive nel 1975 le sue composizioni geometriche sono “machinerie” che l’artista assimila, con riferimento letterario da lui stesso suggerito, alle invenzioni del personaggio Cantarel di Locus Solus dello scrittore francese Raymond Roussel e al funzionamento della macchina ‘scrivente’ di Nella colonia penale di Kafka.

Processi di precisione e logica che in realtà contengono ambiguità, sono fondati sul nulla, l’inganno, il fraintendimento ma che non per questo sono meno ‘vitali’ o ‘letali’: una metafora della nostra esistenza. Stima: 8.000€/9.000€.

Pinot Gallizio, Senza titolo, olio su tela, 81×100, 1959 – Lotto n. 300 – Immagine da meetingart.it
Pinot Gallizio, Senza titolo, olio su tela, 81x100, 1959
Pinot Gallizio, Senza titolo, olio su tela, 81×100, 1959 – Lotto n. 300 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Giuseppe Pinot Gallizio nasce ad Alba in provincia di Cuneo nel 1902. Si laurea in chimica e farmacia all’Università di Torino nel 1924. Ad Alba gestisce una propria farmacia fino al 1941. Esperto di piante medicinali ed erboristeria insegna queste materie anche alla Facoltà di Agraria. S’interessa al contempo anche di archeologia.

Le prime sperimentazioni pittoriche risalgono ai primi anni ’50. Nel 1955 con Asger Jorn e Piero Simondo fonda il “Primo laboratorio di esperienze immaginiste”, preludio all’esperienza del movimento “Internazionale Situazionista” nato nel 1957 e di cui Gallizio sarà uno dei fondatori e figura di spicco con  il francese Guy-Ernest Debord, lo stesso Asger Jorn ed il belga Raoul Vaneigem.

Un informale mai informe quello di Gallizio se non quando l’artista compie un’operazione concettuale come nella celebre ‘pittura industriale’ inaugurata a Torino l’anno precedente all’esecuzione dell’opera al lotto n. 830 “Senza titolo”: 12 metri di pittura a olio su tela, 14 metri a resina su tela, 70 metri su telina; opere poi esposte alla Galerie Drouin a Parigi nel maggio del 1959. Opere che di fatto creano una situazione di negazione di autorialità dell’arte in quanto prodotto che può essere meccanizzato e venduto a metro.

La pittura di Gallizio di questi anni è dunque per certi versi contraddittoria: da una parte c’è una ricerca di dinamiche surreali che si riallacciano all’automatismo e al primitivismo comunitario (come nel lotto in asta), dall’altra quella stessa ricerca viene demistificata e ironizzata dalle affermazioni e pratiche situazioniste.  Esperienze che preludono ed ispirano l’azzeramento delle avanguardie della pittura italiana degli anni ’60. Stima: 36.000€/40.000€.

Federico Guida, Senza titolo, olio su tela, 90×120, 2007 – Lotto n. 317 – Immagine da meetingart.it
Federico Guida, Senza titolo, olio su tela, 90x120, 2007
Federico Guida, Senza titolo, olio su tela, 90×120, 2007 – Lotto n. 317 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Federico Guida è un giovane artista italiano, vincitore del Premio Cairo nel 2002. Nato a Milano nel 1969 si è formato all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Federico Guida esegue ritratti dalla forte carica espressionista, intimista, introspettiva. Le sue opere sono il frutto di stratificazioni culturali e personali che l’artista suggerisce anche ironicamente sulla tela.

Durante la sua formazione Guida frequenta lo studio di Aldo Mondino da cui apprende probabilmente il gusto ludico di giocare con l’iconografia, l’immagine ed anche i titoli delle opere. Figlio d’arte, il nonno fu pittore e il padre un creativo pubblicitario, Guida unisce ad una sapienza tecnica che ricorda la pittura seicentesca l’uso di tecniche della fotografia di cui anche in quest’opera porta testimonianza: effetti di luce, ombre, sfumature.

Riuscitissime le opere in cui Guida rappresenta situazioni di torsione muscolare, come qui al lotto n. 317 “Senza titolo”, con corpi osservati rannicchiati, in torsione, intrecciati. In essi si esemplifica un tema che sembra connaturato alle espressioni dell’artista milanese che riesce benissimo quando raffigura metaforicamente il dramma esistenziale. Opere che Guida ha denominato “stones“, sassi, condizioni base e ineludibili dell’essere al mondo. Stima: 2.000€/3.000€.

Maurizio Galimberti, Kalimba Kali City, mosaico di 50 polaroid, 84×48.6, 2010 – Lotto n. 335 – Immagine da meetingart.it
Maurizio Galimberti, Kalimba Kali City, mosaico di 50 polaroid, 84x48.6, 2010
Maurizio Galimberti, Kalimba Kali City, mosaico di 50 polaroid, 84×48.6, 2010 – Lotto n. 335 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Maurizio Galimberti (Como, 1956) è uno sperimentatore e artista della fotografia che usa un mezzo antico: la ‘Polaroid’. Paesaggi e ritratti sono i suoi soggetti preferiti. L’artista scatta in sequenza, da ogni angolazione e poi ricompone ‘a mosaico’ comunicando una interpretazione, un senso.

La poesia delle sue opere è duplice: da un lato l’irripetibilità dello scatto analogico che rappresenta sempre un oggetto; dall’altra la composizione che l’artista articola non solo sul piano semantico ma anche su quello visuale della disposizione geometrica. Ciò che ne nasce è spesso un pattern di linee e forme che genera un’opera a talvolta totalmente astratta, più spesso surreale.

Quello che non manca mai però è in Galimberti l’intento di interpretare il soggetto, non solo con lo scatto, ma attraverso la composizione stessa. Cosa evidente soprattutto nei ritratti: famosi quelli di Robert De Niro, Sting, Lady Gaga.

Per quanto riguarda le architetture invece, come in questa al lotto n. 335 “Kalimba Kali City”, prevale un gusto sintetico che tende a comunicare, con un approccio vicino ai processi cubisti e futuristi, il momento, la velocità, la simultaneità della percezione. Stima: 2.000€/3.000€.

Omar Galliani, Liberate gli Angeli, grafite e pigmento su legno, 50x50x7.3 – Lotto n. 394 – Immagine da meetingart.it
Omar Galliani, Liberate gli Angeli, grafite e pigmento su legno, 50x50x7.3
Omar Galliani, Liberate gli Angeli, grafite e pigmento su legno, 50x50x7.3 – Lotto n. 394 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Una omonima mostra “Liberate gli Angeli” di Omar Galliani del titolo dell’opera in asta al lotto n. 394 si è tenuta presso la Galleria Bonioni Arte dal 2 marzo al 21 aprile 2013.

Come ha ben scritto Alberto Zanchetta nell’introduzione critica che accompagna il catalogo della mostra “Omar Galliani ha capito che l’arte è senza tempo e che l’artista deve attingere alle sue origini minerali-anatomiche. L’anatomia è quella del braccio, che trova nella mina della matita il suo prolungamento, come fosse un’estensione naturale più che artificiale. Tale propaggine è anche una [es]tensione prolungata del gesto, quindi del segno, che ha in sé l’agone della performance. Si convenga allora nel considerare Galliani un performer che ha scelto la devianza del disegno, svincolandosi dall’ossessione narcisistica di mostrarsi, preferendo semmai rivelare le tracce lasciate dal proprio corpo. Un corpo che tende all’esenzione, che manca ma non si annulla (restando evocato)”.

Protagonista negli anni ’80 dei movimenti artistici dell’anacronismo e del Magico Primario, l’artista emiliano, maestro del disegno, ha mantenuto e rinnovato nel tempo una poetica di ricerca della bellezza che rilegge il reale umano secondo chiavi interpretative dove simboli forti, esoterici e religiosi, si pongono in rapporto metonimico e sineddotico con le figure. In questo modo, lavorando su fondi ‘sindonici’ l’artista crea suggestioni dove l’impronta risemantizza il soggetto. Stima: 5.000€/6.000€.

Velasco, M2, olio su tela, 222x200x2.5, 2008 – Lotto n. 400 – Immagine da meetingart.it
Velasco, M2, olio su tela, 222x200x2.5, 2008
Velasco, M2, olio su tela, 222x200x2.5, 2008 – Lotto n. 400 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Il paesaggio è certamente da sempre al centro della ricerca artistica di Velasco Vitali (Bellano sul Lago di Como, 1960). Velasco usa una pittura materica che qui al lotto n. 400 “M2” si dispiega in tutta la sua forza, considerate anche le dimensioni dell’opera di oltre 2 metri per lato.

La visione del mondo di Velasco è cruda e netta, siano figure umane o paesaggi, i soggetti preferiti. Dal 2008 la sua attenzione si è concentrata sulle città fantasma e le grandi periferie.

Scrive lo stesso Vitali in “Velasco alla ricerca della città perduta” in “Luoghi dell’Infinito”, p. 18, (distribuito con “Avvenire”, anno XVII, giugno 2013): “[…] Più semplicemente luoghi come memoria della nostra utopia. Da qui è nato un nuovo ciclo di opere, lontano da immagini di città che già avevo rappresentato, forse per un bisogno di costruire un mondo emotivo legato a visioni dove la pittura potesse avere la possibilità di raccontare un sentimento, una fantasia, un’invenzione più prossima al sogno.

Il fatto che cercassi di scomporre e sgretolare le mie pennellate per non far riconoscere l’elemento specifico di un punto della città era già un tentativo di replicare quella sensazione di leggero panico che si prova osservando una città dall’alto e l’occhio, credendo di mettere a fuoco un determinato punto, non riesce però a catturarlo. La stessa cosa la si puoò avvertire quando, attraversando una città vuota, la percezione dei luoghi, senza la folla e le automobili, si fa più netta e sospesa. […]”. Stima: 36.000€/40.000€.