Asta Babuino n. 170 – 21 Novembre 2017 – Roma, Arte Moderna e Contemporanea.

L’Asta n. 170 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Babuino di Roma si terrà il giorno 21 Novembre alle ore 15.30 nella sede di Via dei Greci 2/A, prima sessione (lotti 1-167). La TopTen di SenzaRiserva.

Piero Guccione, Paesaggio montano, olio su tela, 40×70 – Lotto n. 45 – da astebabuino.it
Piero Guccione, Paesaggio montano, olio su tela, 40x70
Piero Guccione, Paesaggio montano, olio su tela, 40×70 – Lotto n. 45 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino n. 170

Artista siciliano (Scicli, 1935) Piero Guccione si è formato prima all’Accademia di Belle Arti di Catania e poi a quella di Roma. La prima personale risale al 1960 alla Galleria Elmo di Roma. Fra il 1958 ed il 1969 ha partecipato a numerose spedizioni nel Sahara libico con l’archeologo Fabrizio Mori per il rilevamento di pitture rupestri, attività che ha avuto evidenti influenze sulla sua pittura.

Fra il 1962 Guccione ha partecipato all’esperienza del Gruppo “Il pro e il contro” con Ugo Attardi, Ennio Calabria, Fernando Farulli, Giuseppe Guerreschi, Alberto Gianquinto e Renzo Vespignani, gruppo caratterizzato da una ispirazione critica di stampo realista ed esistenziale cui l’artista siciliano, pur nei vari cicli, mai verrà meno.

Guccione infatti dipinge spessissimo i luoghi in cui ha vissuto: il lungotevere Flaminio a Roma, le marine da Punto Corvo, Quartarella, le campagne e i carrubi di Modica in Sicilia. Numerosi dagli anni ’80 i d’après da Velasquez, Ingres, Michelangelo, Caravaggio.

Ha scritto Giovanni Testori sul Corriere della Sera, a proposito di Guccione, negli anni ’80: “Piero guarda laddove noi non guardiamo e ci spinge a guardare quello che solitamente non guardiamo e dopo che lui lo ha guardato anche noi lo guardiamo”. Poiché se l’artista siciliano parte dal dato reale, la sua è una ricerca che, se non è scoperta dell’assoluto, è un ‘rallentare’ per prepararsi ad essa. Guccione ritaglia angoli di senso in cui sostare e respirare, in cui recuperare il rapporto con la natura e la sua forza, in cui semplicemente poterla reinterpretare alla luce della conoscenza.

Nell’opera in asta al lotto n. 45 “Paesaggio montano” c’è tutta la drammaticità cupa del cielo di un Sironi, nei monti venati di una luce bianca e azzurra, carica di attesa.

Tela dipinta con una potenza espressionista, ancora non distaccata e contemplativa come nel linguaggio maturo di Guccione, che consente di collocare l’opera nei primi anni ’60.

Piero Guccione ha partecipato a numerose edizioni della Biennale di Venezia (1966, 1972, 1978, 1982, 1988 con sala personale). Stima: 3.500€/4.500€.

Michele Cascella, Paesaggio, pastelli su carta, 47×57, 1910 – Lotto n. 49 – da astebabuino.it
Michele Cascella, Paesaggio, pastelli su carta, 47x57, 1910
Michele Cascella, Paesaggio, pastelli su carta, 47×57, 1910 – Lotto n. 49 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino n. 170

Nato ad Ortona in Abruzzo in provincia di Chieti nel 1892 Michele Cascella ha solo diciotto anni quando dipinge questo bellissimo paesaggio,  pastelli su carta, nel 1910.

La prima personale di Cascella è del 1907, con il fratello Tommaso, presso la Famiglia Artistica Milanese. Nel 1909 espone, sempre col fratello, alla Galleria Druet di Parigi (la mostra consta di 157 opere), e poi ancora al Salon d’Automne.

In questi anni è il padre Basilio, maestro litografo a Pescara, a spronare e guidare i due ragazzi. I fratelli Cascella passano le giornate nei campi, dipingono dal vero ripercorrendo i luoghi delle Novelle della Pescara di D’Annunzio. Usano prevalentemente il pastello, tecnica amata dal conterraneo Francesco Paolo Michetti, conferendo alle opere un’aura mitica e simbolica, ben presente al lotto n. 49 “Paesaggio”, opera dalla bellissima luce.

Nel 1910 Cascella è a Milano. Qui instaura una relazione amorosa con Sibilla Aleramo, attraverso la poetessa il giovane Cascella conoscerà Boccioni e la critica Margherita Sarfatti. Ma l’artista abruzzese non aderirà mai ad alcuna corrente, né al futurismo che ‘esplode’ in quegli anni né al Novecento della Sarfatti. Cascella sarà sempre fedele agli insegnamenti del padre mantenendo un originalissimo e magico sguardo sulla realtà.

Grande amico del poeta Clemente Rebora, Cascella è “un crepuscolare che ama le vecchie case diroccate, i conventi, i prati fioriti, gli angoli di pace che evocano memorie. Predilige le ombre della sera, che rende con singolare freschezza” per Costanzo Costantini; mentre Vittorio Sgarbi ha sottolineato in Cascella l'”arte intenzionalmente semplice, votata a individuare un’idea istintiva del bello, di quanto più larga condivisione possibile, quasi francescana nel concepire il senso della natura, un sermo communis per il quale una marina è sempre una marina e un fiore un fiore” (come il critico ha scritto in occasione della mostra da lui curata La gioia di vivere, allestita presso il Museo Michetti di Francavilla al Mare nel 2008). Stima: 3.000€/3.500€.

Ferruccio Ferrazzi, La Monta, olio su tavola, 75×60, 1943 – Lotto n. 50 – da astebabuino.it
Ferruccio Ferrazzi, La Monta, olio su tavola, 75x60, 1943
Ferruccio Ferrazzi, La Monta, olio su tavola, 75×60, 1943 – Lotto n. 50 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino n. 170

Il 1943 è l’anno della grande antologica del pittore romano Ferruccio Ferrazzi alla Galleria di Roma dove l’artista espose 142 opere realizzate fra il 1908 ed il 1941.

Ferrazzi, classe 1891, è stato all’inizio del ’900 un adolescente dalle eccellenti doti artistiche (nel 1910 già ha partecipato alla Biennale di Venezia). Ha studiato all’Accademia Libera del Nudo e all’Accademia di Francia. Ha vinto nel 1913 il premio conferito dal Pensionato Artistico Nazionale, poi ritiratogli dopo una ardita mostra di stampo futurista (dove curò l’allestimento e espose opere basate su una personale teoria del ‘prisma’) presso la Società degli amatori e cultori di Roma.

A metà degli anni ’10 Ferrazzi viaggia in Francia e in Svizzera, è influenzato dalla pittura di Cézanne e di Seurat; è poi vicino al futurismo di Marinetti e in seguito alle teorie novecentiste della Sarfatti che dispiega in una pittura ‘mitica’ di matrice classica che dà naturale seguito agli studi di pittura antica cui era stato avviato bambino dal padre, scultore e copista.

L’artista romano però connota le proprie opere per una carica espressiva che gli è innata e che si esplica soprattutto nelle rappresentazioni in cui Ferrazzi ritrae una natura ferina e anti-apollinea (la tauromachia è uno dei temi a lui più congeniali).

Al lotto n. 50 “La Monta” si svolge una lotta appunto: una scena ‘contadina’ si trasforma in un episodico quasi biblico, dove il pastore, pur di dimensioni assai minori di quelle dell’animale, giganteggia, quasi come fosse Mosè al cospetto del vitello d’oro, come narrato nell’Esodo.

Dal 1929 Ferrazzi insegnerà decorazione all’Accademia di Belle Arti di Roma. Fra i suoi allievi ci sarà anche Renato Guttuso. Stima: 25.000€/30.000€.

Giovanni Stradone, Porto distrutto, olio su tela, 80×60, 1957 – Lotto n. 67 – da astebabuino.it
Giovanni Stradone, Porto distrutto, olio su tela, 80x60, 1957
Giovanni Stradone, Porto distrutto, olio su tela, 80×60, 1957 – Lotto n. 67 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino n. 170

Giovanni Stradone, nativo di Nola (1911), fu uno degli allievi di Ferruccio Ferrazzi. La sua ricerca si svolse nell’ambito della scuola romana nel segno di un espressionismo materico, poetico e allucinato che rappresenta un mondo al confine fra realtà e fantasia, dove fanno la loro apparizione gente e paesaggi comuni, ma anche ritornano temi ricorrenti quali i ciclisti, gli arlecchini, i notturni.

Dal Ferrazzi Stradone mutua l’irriducibilità del carattere e una fierezza incline alla solitudine che si riscontra anche nella pittura che successivamente toccherà l’esperienza della Secessione romana e poi la stagione del tonalismo romano degli anni ’40.

Al lotto n. 67 “Porto distrutto” una bella scena di varia umanità, in un paesaggio assurdo, sotto un tramonto stravolto, dove dei musicanti restano come sospesi e intrappolati, ciascuno isolato in un proprio assolo privo di rimpianto.

“L’espressionismo di G. Stradone è genuina proiezione di un sentimento tormentato dell’animo umano che crea, quasi affannosamente, il silenzio e la solitudine, per reagire alla dissoluzione dei tempi” ha scritto Giorgio De Chirico che ha colto, in questa breve frase, l’essenza di tutta la pittura dell’artista di Nola.

Fu alla Biennale di Venezia nel 1948, 1950 e 1954. Nel 1955 partecipa alla VII Quadriennale di Roma. Stima: 2.000€/2.500€.

Augusto Vanarelli, Composizione geometrica, compensato e pittura su legno e teca in perspex, 35.5×40.5, 1975 – Lotto n. 110 – da astebabuino.it
Augusto Vanarelli, Composizione geometrica, compensato e pittura su legno e teca in perspex, 35.5x40.5, 1975
Augusto Vanarelli, Composizione geometrica, compensato e pittura su legno e teca in perspex, 35.5×40.5, 1975 – Lotto n. 110 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino n. 170

Pittore, scultore, architetto, arredatore, designer romano Augusto Vanarelli (1913-1980) è stato una figura eclettica cui la critica dovrebbe attribuire il giusto merito per le numerose ricerche d’avanguardia condotte nel dopoguerra.

Bellissime le sculture in acciaio inox degli anni ’60, come la celebre “Farfalla”, vincitrice di un Concorso Nazionale nel 1972 e collocata nel “Giardino dei profumi e degli aromi” della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Ma di rilievo anche i cicli dei “Dipinti ripetibili” del 1969, “Eros design” del 1972, dei “Multipli per l’arredamento” del 1973, ed infine l’ultima stagione, quella delle “Composizioni geometriche” (lotto n. 110), opere composte di forme geometriche modulari a colore filtrato.

Scrive Vanarelli nel suo Manifesto dell’arte contemporanea, redatto negli anni ’70: “Non si può fare la guerra con le armi tradizionali, come non si può fare l’arte con i materiali tradizionali. L’artista deve assumere la veste e la funzione del ricercatore e avvalersi della collaborazione delle discipline scientifiche e del progresso tecnologico. Il colore della luce moderna è al quarzo, al neon, al mercurio, al sole filtrato dallo smog”.

I “geometrici filtrati” rappresentano a pieno titolo una originale espressione di arte totale in cui evidenti sono le corrispondenze con le ricerche dell’arte analitica e programmata dell’epoca, sviluppata dall’autore scientificamente e sistematicamente insistendo sui concetti di profondità, percezione, arte industriale e popolare, ‘invasione’ fisica della realtà, alla ricerca di un nuovo patto fra arte e vita. Stima: 4.000€/5.000€.

Renato Giuseppe Bertelli, Profilo continuo, terracotta patinata nero, cm 32, 1933 – Lotto n. 111 – da astebabuino.it
Renato Giuseppe Bertelli, Profilo continuo, terracotta patinata nero, cm 32, 1933
Renato Giuseppe Bertelli, Profilo continuo, terracotta patinata nero, cm 32, 1933 – Lotto n. 111 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino n. 170

Il “profilo continuo di Mussolini” realizzato nel 1933 dall’artista di Lastra a Signa, in provincia di Firenze, Renato Giuseppe Bertelli è una delle icone più rappresentative del secondo futurismo italiano, tanto da aver riscosso enorme successo all’epoca, come oggetto d’arredamento nelle case dei dirigenti fascisti, e oggi, richiestissima nei musei di tutto il mondo (lotto n. 111 “Profilo continuo”).

Renato Bertelli nasce nel 1900. Studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze con Domenico Trentacoste e Libero Andreotti. Nel 1928 è alla Biennale di Venezia con opere di impianto tradizionalista e gusto neoclassico. Nel 1933 è nominatoo “Capogruppo Signa” dei futuristi diretti da Antonio Marasco.

Nel 1933 brevetta la geniale scultura del duce che cita il Giano Bifronte e compie una sintesi dinamico-plastica di ispirazione Boccioniana della materia lavorata al tornio. Attraverso la sinuosità della linea curva Bertelli riproduce, dovunque si guardi la scultura, il profilo del duce in una “metafora di un Capo vigile e insonne che tutto vede e sorveglia”. (cfr. M. Moretti, Renato Bertelli, monografia critica, Masso delle Fate edizioni, Signa, 2007, pp. 160). Stima: 4.000€/4.500€.

Titina Maselli, Boxeurs, acrilico su tela, 195×130, 1977 – Lotto n. 116 – da astebabuino.it
Titina Maselli, Boxeurs, acrilico su tela, 195x130, 1977
Titina Maselli, Boxeurs, acrilico su tela, 195×130, 1977 – Lotto n. 116 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino n. 170

Una rappresentazione efficacissima, sintetica e metaforica delle forze che animano la contemporaneità è la pittura di Titina Maselli, artista romana, classe 1924, figlia di Ercole, critico d’arte. Attraverso il padre Titina frequenta l’élite romana:  Massimo Bontempelli, Corrado Alvaro, Paolo Monelli, Alberto Moravia e la moglie Elsa Morante, Alberto Savinio, Renato Guttuso, Renzo Vespignani, e si appassiona ai temi dell’arte. Nel 1945, a soli 21 anni, sposa Toti Scialoja, uno dei protagonisti della Scuola Romana.

Fin dalla prima personale alla Galleria l’Obelisco di Roma nel 1948 le opere della Maselli sono improntate alla figurazione, anzi mostrano una vera, tragica, sensibile passione per l’espressione della realtà.

È durante il soggiorno a New York, dal 1952 al 1955, che l’artista romana inizia a dipingere scene della vita metropolitana; non limitandosi al paesaggio o agli oggetti della modernità. La Maselli ne coglie la forza, la velocità, i contrasti, la frenesia dipingendo bar, rotaie, camion, metropolitane, boxeurs.

Nel corso degli anni ’60 i colori si appiattiscono in contrasti accesissimi, le figure tendono a sovrapporsi, e come a svanire in velocità in uno dei fotogrammi scampato ad una sequenza, strizzando l’occhio da un lato al dinamismo futurista, dall’altro agli impianti comunicativi della pop art con esiti e soluzioni ironico-tragiche oltre che drammatiche.

Città che diventano maglie di una rete quelle al lotto n. 116 “Boxeurs” dove l’uomo civilizzato è ritratto per capovolgimento nella costrizione della sua forma primaria e rifiutata, quella brutalità dell’istinto che viene fuori dove non c’è spazio, negli spazi in cui non si è liberi: “il vuoto di cui è fatto [l’uomo] sembra esplodere, va a pezzi e resta incastrato nelle maglie della rete” (da Maselli, catalogo della mostra, a cura di Jacques Dupin, Fondation Maeght, marzo 1972, Saint Paul-de-Vence, 1972, p.3)Stima: 15.000€/18.000€.

Titina Maselli, Boxeurs, olio su tela, 125×100, 1965 – Lotto n. 119 – da astebabuino.it
Titina Maselli, Boxeurs, olio su tela, 125x100, 1965
Titina Maselli, Boxeurs, olio su tela, 125×100, 1965 – Lotto n. 119 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino n. 170

“…non voglio dipingere l’azione ma la tensione urlata che si leva dalla folla, rendere il muro di grida che si erge, col colore più elementare e contrastato possibile” ha scritto la romana Titina Maselli nel 1984, una delle migliori interpreti dell’espressionismo pop romano e italiano degli anni ’60 e ’70.

E ancora scrive l’artista, proprio nel 1965, quasi come stesse raccontando la genesi ed il significato della bellissima opera al lotto n. 119 “Boxeurs”: “un quadro non è un libro, un quadro appare in un istante, si vede in un attimo… vorrei che i miei quadri fossero chiari come quelle scene che Chaplin ripete decine di volte, per accertarsi di essere capito… io cerco sempre di rendere le cose nel modo più chiaro e più iperbolico possibile… il mio obiettivo è di cogliere la realtà, tanta realtà in una cosa sola. In un solo momento” (da Titina Maselli, catalogo della mostra, a cura di D. Morosini, La nuova Pesa, aprile 1965, p.14. Cit. inSabina De Gregori, Titina Maselli, Roma, Castelvecchi, p. 54).

Risale allo stesso 1965 la prima grande antologica della Maselli, con dipinti dal 1946 al 1965, presso la Galleria romana La Nuova Pesa con scritti in catalogo di Duilio Morosini, Renato Barilli ed Enrico Crispolti. Stima: 15.000€/18.000€.

Antonio Corpora, Enigmatica luce, olio su tela, 162×130, 1980 – Lotto n. 120 – da astebabuino.it
Antonio Corpora, Enigmatica luce, olio su tela, 162x130, 1980
Antonio Corpora, Enigmatica luce, olio su tela, 162×130, 1980 – Lotto n. 120 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino n. 170

Grande tela di uno dei maestri del colore e dell’astrattismo italiano, Antonio Corpora, al lotto n. 120 “Enigmatica luce”.

Originario di Tunisi, dal 1945 a Roma, Corpora partecipa in quegli anni al Fronte Nuovo delle Arti, con cui è alla Biennale del 1948, con opere post-cubiste di impronta sociale.

Alla Biennale del 1952 l’artista espone invece con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi, già orientato verso una pittura astratto-concreta che lasci spazio ad una libera e soggettiva interpretazione del dato reale (Afro, Renato Birolli, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato, Emilio Vedova).

Dalla seconda metà degli anni ’50 la pittura di Corpora attraversa diverse fasi: da un primo informale cupo e introspettivo all’esplosione del colore in contrasti e sfumature, fino al geometrismo materico e quasi musivo della fine degli anni ’60.

In seguito la lingua dell’artista romano si libera da ogni costrizione e programma e Corpora scava semplicemente nell’anima, in un naturalismo panico che cerca di tradurre l’emozione di fronte allo spettacolo della natura riducendola a poesia del colore. Stima: 10.000€/15.000€.

Alberto Sughi, Figure al bar, olio su tela, 40×50, 1989 – Lotto n. 155 – da astebabuino.it
Alberto Sughi, Figure al bar, olio su tela, 40x50, 1989
Alberto Sughi, Figure al bar, olio su tela, 40×50, 1989 – Lotto n. 155 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino n. 170

Alberto Sughi nasce a Cesena nel 1928. Compie studi classici e intanto apprende le basi del disegno dallo zio pittore. L’esordio pittorico risale al 1946 in una collettiva cesenate. Fra il 1948 ed il 1951 frequenta a Roma il Gruppo di Portonaccio, in particolare Marcello Muccini e Renzo Vespignani con cui condivide l’esperienza del realismo sociale ed esistenziale.

Giorgio Bassani nel 1963 descrive così la pittura di Sughi: “[…] e Sughi, infine: venuto su alla pittura a Roma, tra Vespignani e Muccini, e cresciuto poi in Romagna, nella natia Cesena. Anch’egli, come gli altri, si è opposto fin dal principio della sua attività alle sublimi poetiche novecentesche: e lo ricordiamo, dieci anni fa, immerso fino al collo nella cronaca nera del neorealismo postbellico. Più tardi ha sentito evidentemente il bisogno di decantare i propri contenuti, di fare bello e grande anche lui. Ed eccolo, infatti, in questi suoi ultimi quadri, risalito alle fonti più vere del proprio realismo: a Degas, a Lautrec: classicamente maturo, ormai, per accogliere e far sua perfino la lezione di Bacon, tenebroso stregone nordico…” (dal catalogo della mostra collettiva alla Galleria Gian Ferrari, Milano, 1963; con lui anche Banchieri, Ferroni, Giannini e Luporini).

Nel 1989, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 155 “Figure al bar” Sughi presenta il ciclo “Gran caffè Italia” alla Galleria San Giorgio di Mestre con introduzione al catalogo di Glauco Pellegrini. Espone poi alla Galleria Goethe di Bolzano. Stima: 4.000€/5.000€.