Asta Pananti n. 126-III, 14 Ottobre 2017 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 126-III di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 14 ottobre 2017 in tornata unica alle ore 16.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Renzo Vespignani, Periferia, olio su tavola, 58.5×100, 1960 – Lotto n. 282 – da pananti.com
Renzo Vespignani, Periferia, olio su tavola, 58.5x100, 1960
Renzo Vespignani, Periferia, olio su tavola, 58.5×100, 1960 – Lotto n. 282 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 126-III

Cresciuto nella periferia romana, nella zona di Portonaccio, nel 1924, Renzo Vespignani inizia a disegnare da autodidatta ritraendo la realtà della povertà e del disagio della capitale durante la seconda guerra mondiale. La pittura di Vespignani di questi anni è di puro impianto realista anche se l’autore cede sovente ad una vena espressionista che traduce sulla tela una evidente partecipazione al soggetto.

Del 1945 la sua prima personale alla Galleria La Margherita. Intanto l’artista inizia una feconda collaborazione come illustratore di riviste politico-letterarie (“Folla”, “Mercurio”, “La Fiera Letteraria”, “Domenica”).

Nel 1956 Vespignani fonda la rivista “Città aperta” che affronta tematiche di critica della cultura urbana. Nel 1961 vince il Premio Spoleto.

Dalla fine degli anni ’50, come testimonia l’opera in asta al lotto n. 282 “Periferia”, una caratterizzazione informale sembra avvolgere le figure e gli oggetti che si impastano in materia e si offuscano in colori bituminosi. Opera, questa in asta, rappresentativa di un ciclo che arriva circa fino al 1964. Da questo anno infatti la precisione violenta e spietata del disegno e del tratto (addirittura Oskar Kokoschka definì Vespignani “uno dei migliori disegnatori contemporanei”) subentrano nella produzione dell’artista romano che si occuperà sempre più, per grandi cicli, di tematiche sociali e civili. Stima: 4.000€/5.000€.

Gastone Biggi, variabile De, tempera su tela, 50×50, 1971 – Lotto n. 352 – da pananti.com
Gastone Biggi, variabile De, tempera su tela, 50x50, 1971
Gastone Biggi, variabile De, tempera su tela, 50×50, 1971 – Lotto n. 352 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 126-III

Nato a Roma nel 1925 Gastone Biggi si è formato alla scuola del realismo romano con Marcello Muccini e Renzo Vespignani. Alla fine degli anni ’50 l’artista si avvicina all’informale e al Gruppo degli astrattisti romani ma ben presto intraprende un percorso personale.

Nel 1962 Biggi fonda il Gruppo Uno con Pasquale Santoro, Achille Pace, Nicola Carrino, Nato Frascà e Giuseppe Uncini. La prima mostra non ufficiale del gruppo ha luogo alla Autoscuola Schiavo; l’ufficiale invece, nel febbraio del 1963, alla Galleria Quadrante di Firenze. Biggi farà parte del Gruppo fino al 1965. Già dal 1962 però è iniziata la sua riflessione sul ‘punto’, che rappresenta davvero per lui il punto d’inizio del superamento dell’informale.

Gli artisti del Gruppo Uno infatti mirano ad individuare un nuovo posto dell’artista nella società, attraverso ildiniego del principio di autorialità, l’analisi scientifica del processo percettivo, la contaminazione fra le arti, la scomposizione e ricomposizione della realtà in principi di base attraverso i quali formularne una nuova interpretazione.

Alla fine degli anni ’60 Biggi produce il ciclo delle “Variabili” (“Variabile DE” al lotto n. 352) e  re-introduce il colore dopo anni di ricerca in bianco e nero. “Variabili” e “Continui” sono testimonianza della personale ricerca nata dall’esperienza del Gruppo Uno: al confine fra percezione, ritmica e dinamica musicale, struttura programmata dell’opera d’arte e insieme del mondo. Stima: 7.000€/9.000€.

Renato Mambor, L’angelo arancione, olio su tela, 80×100, 1966 – Lotto n. 356 – da pananti.com
Renato Mambor, L’angelo arancione, olio su tela, 80x100, 1966
Renato Mambor, L’angelo arancione, olio su tela, 80×100, 1966 – Lotto n. 356 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 126-III

Altro artista romano, esponente di spicco della Scuola di Piazza del Popolo, Renato Mambor nasce nel 1936. La prima personale è del 1958 alla Galleria L’Appia Antica ma presto esporrà anche alla celebre Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis nel 1963 e nel 1964.

I suoi compagni di viaggio dell’epoca sono gli artisti della pop art italiana degli anni ’60: Francesco Lo Savio, Tano Festa, Pino Pascali, Mario Schifano, Cesare Tacchi.

Mambor si dedica all’arte ma non solo, vive l’ambiente di Cinecittà anche da scenografo, attore di cinema e teatro, attività che coltiverà a lungo negli anni ’70 e ’80 anche a scapito di quella ‘pittorica’.

La pittura di Mambor è ironica, decontestualizzante, critica del reale, da interpretare, ispirata all’idea di “togliere l’io dal quadro” e lasciar parlare la realtà attraverso accostamenti stranianti e inaspettati. C’è una considerazione esistenziale dello ‘stato delle cose’ in ogni sua opera.

Al lotto n. 356 “L’angelo arancione” richiami alla mitologia ed alla pittura antica si ‘confrontano’ con inserti della realtà industriale, scontro evidenziato anche nella disposizione stessa delle figure nella composizione. Il braccio di una grù irrompe in alto a destra, quasi a mettere in fuga simboli di bellezza: una figura femminile, forse Venere o una ninfa, sorretta e protetta da un angelo, forse Amore, dipinto in un arancione adrenalinico. o Zefiro, con il suo soffio vivificante (forse con un lontano rimando alla “Nascita di Venere” del Botticelli).

Da ricordare che proprio nel 1966, anno di creazione di quest’opera in asta, Mambor compie un importante viaggio a New York, dove ha modo di constatare di prima mano i limiti della pop art americana quanto a capacità e profondità di intervento e critica sociale. Stima: 20.000€/30.000€.

Salvo, Senza titolo, olio su tela, 50×70 – Lotto n. 381 – da pananti.com
Salvo, Senza titolo, olio su tela, 50x70
Salvo, Senza titolo, olio su tela, 50×70 – Lotto n. 381 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 126-III

Salvo Mangione, siciliano, classe 1947, è stato uno dei protagonisti dell’arte povera nella Torino degli anni ’70. In quegli anni frequenta la Galleria di Gian Enzo Sperone e frequenta Alighiero Boetti, Mario Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio.

Eppure, guardando opere quali questa in asta al lotto n. 381 “Senza titolo” e molte altre dal periodo del ‘ritorno alla pittura’, sempre nel corso di quel decennio, non si direbbe.

De-mistificazione dell’autore e dell’opera d’arte, indagine sull’io e conflittualità narcisistica, contemplazione della natura, riduzione del segno al suo archetipo e citazionismo sono le caratteristiche principali del lavoro di Salvo dai celebri “Autoritratti” alle “Lapidi” della fine degli anni ’60.

È il 1973 l’anno in cui Mangione torna a dipingere: ma non si tratta di una negazione delle esperienze d’avanguardia, piuttosto di una continuazione che si fa più riflessiva, una stilizzazione metafisica che tende ad arcaizzare e monumentalizzare una figurazione fantastica, piena di riferimenti culturali o che attinge direttamente alla natura.

Il tutto nel segno di una calviniana leggerezza fatta di volumi, chiari di luna, sfumature, contemplazione che ricorda la semplicità e la magia degli affreschi giotteschi. Alla Biennale di Venezia nel 1972, 1976 e nel 1984. Stima: 13.000€/15.000€.

Antonio Corpora, Come una mattina, olio su tela, 100×81, 1968 – Lotto n. 403 – da pananti.com
Antonio Corpora, Come una mattina, olio su tela, 100x81, 1968
Antonio Corpora, Come una mattina, olio su tela, 100×81, 1968 – Lotto n. 403 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 126-III

Bella opera della fine degli anni ’60 di Antonio Corpora al lotto n. 403 “Come una mattina”.

Nato a Tunisi nel 1909 Corpora è a Firenze nel 1929, poi a Parigi, quindi dal 1945 a Roma dove è fra i protagonisti dell’avanguardia astratta della capitale. Partecipa con Renato Guttuso al Fronte Nuovo delle Arti alla ricerca di un rinnovamento del linguaggio pittorico che non trascenda dal reale.

Già nel 1952 è con il Gruppo degli Otto  (con lui Afro Basaldella, Renato Birolli, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato, Emilio Vedova) alla Biennale di Venezia.

Sono gli ultimi naturalisti. Nella loro pittura si esprime un panteismo che unifica introspezione, imitazione, ispirazione e fantasia. Per essi si potrebbe dire che ‘tutto è pittura’ nella convinzione che non si possa rimanere costretti ad una ‘ideologia’, sia il realismo o la pittura astratta.

Per Corpora in particolare sarà il lirismo del colore a farla da padrone negli anni seguenti. Partecipa alla Biennale di Venezia, con sala personale, nel 1956, 1960 e 1966, anni in cui si avvicina prima all’informale europeo per poi recuperare, nel secondo quinquennio degli anni ’60, un geometrismo che si esplica bidimensionalemente attraverso accostamenti di forme squadrate stese con la spatola, di cui un bell’esempio, riuscitissimo nelle tonalità umoristiche di colori analoghi e complementari, è il lotto in asta. Stima: 13.000€/15.000€.

Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27, 1968 – Lotto n. 411 – da pananti.com
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35x27, 1968
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27, 1968 – Lotto n. 411 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 126-III

Mario Tozzi è stato probabilmente il meno fortunato fra i componenti dell’Ecole Italienne de Paris (Giorgio De Chirico, Massimo Campigli, Filippo De Pisis, Alberto Savinio, Gino Severini e Renato Paresce) negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, quanto a riconoscimenti e successo di mercato e probabilmente non a ragione.

Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna (negli stessi anni di Giorgio Morandi) infatti, Tozzi partecipa al conflitto mondiale e nel 1919 si trasferisce a Parigi al seguito della moglie Marie Therèse Lemair.

La pittura di Tozzi di questi anni è contraddistinta dalla monumentalità metafisica ed estatica che caratterizza il ritorno all’ordine e alla classicità del movimento Novecento di Margherita Sarfatti con il quale Tozzi esporrà alle Biennali veneziane del 1928, 1930 e 1932.

Dopo un lungo e travagliato periodo per la sua salute, fra gli anni ’40 e ’50, negli anni ’60 Tozzi riprende con fervore l’attività pittorica. Le figure si semplificano ancora di più dando risalto in particolare a volti e figure femminili che tendono ad occupare la composizione. I tratti e le stesure si arcaizzano, anche per l’adozione della tecnica dell’affresco, assumendo connotazioni simboliche e fortemente mitopoietiche. Un piccolo ben riuscito esempio al lotto n. 411 “Testina”. Stima: 8.000€/10.000€.

Gregorio Sciltian, Il mago, olio su tela, 60×40 – Lotto n. 412 – da pananti.com
Gregorio Sciltian, Il mago, olio su tela, 60x40
Gregorio Sciltian, Il mago, olio su tela, 60×40 – Lotto n. 412 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 126-III

Pittore di origine armena Gregorio Sciltian studia all’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo. A seguito della rivoluzione russa del 1919 si trasferisce a Costantinopoli e poi nel 1923 in Italia. Dopo un primo periodo cubo-futurista negli anni ’20 torna alla figurazione classica che sarà una costante nella sua storia artistica.

Alla Galleria Bragaglia nel 1925 la sua prima mostra romana con introduzione di Roberto Longhi. Qui Sciltian ha modo di farsi ammirare da Lucio Fontana e soprattutto Giorgio De Chirico con cui instaurerà un rapporto di amicizia e che lo definirà “burattinaio orientale” e “creatore di spettacoli dipinti”.

Nel 1947 a Firenze Sciltian partecipa all’esperienza dei Pittori Moderni della Realtà con Pietro Annigoni, Xavier e Antonio Bueno.

Dagli anni ’50 si intensifica la sua attività di scenografo; l’artista realizza costumi per il Teatro della Scala ed il Maggio Musicale Fiorentino. Le figurazione al contempo, nel corso degli anni, assume una fascinazione sempre più plastica e sensuale, a tratti quasi patinata. Non a caso il pittore di origine armene collaborò anche all’illustrazione di riviste: bellissime quelle del 1967 per il romanzo “Anna Karenina” pubblicato dal settimanale “Tempo”.

Esperienze sicuramente coeve alla creazione dell’opera al lotto n. 412 “Il mago”. Stima: 7.000€/8.000€.

Gianni Vagnetti, Nudo, olio su tela, 59×75, 1930 – Lotto n. 421 – da http://www.pananti.com
Gianni Vagnetti, Nudo, olio su tela, 59x75, 1930
Gianni Vagnetti, Nudo, olio su tela, 59×75, 1930 – Lotto n. 421 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 126-III

“Vagnetti […] se non è riuscito a difendere la sua posizione sotto i riflettori accecanti delle manifestazioni di moda o nelle aste paradossali che oggi invadono il mercato e le coscienze, è al sicuro nei musei e nei salotti-bene: un rifugio tranquillo nel quale attende che la caligine non ancora diradata sulle vicende di ieri lasci riscoprire le tracce assai valide della sua impresa” così scrive Tommaso Paloscia a pagina 36 della pubblicazione “Accadde in Toscana. L’arte visiva dal 1915 al 1940” (Trainer International Editore, 1991).

Artista, pittore e scenografo fiorentino (1897-1956) Vagnetti, dopo i primi studi d’ingegneria, si dedicò all’arte seguendo le orme del padre scultore. E fu una scelta felice.

La sua pittura affonda le radici nella ‘macchia’ toscana ma  risente di continue ‘interferenze’ di innovazione che l’artista recupera d’oltralpe (il primo viaggio a Parigi è proprio del 1930), in particolare dalla lezione impressionista e poi più in là negli anni da quella cubista.

Ma la vena personale di Vagnetti è soprattutto fatta di un vibrante intimismo e di una struggente introspezione psicologica, in special modo nei ritratti, per cui Emilio Cecchi ha parlato di “sensualità quasi gozzaniana”, ben evidente al lotto n. 421 “Nudo” del 1930.

Alla fine degli anni ’20 Vagnetti partecipa al “Gruppo Toscano Artisti d’Oggi”  guidato da Raffaello Franchi, in sintonia con le ricerche classicheggianti e monumentali del movimento Novecento di Margherita Sarfatti. Movimento rispetto al quale Vagnetti, proprio per il suo naturale crepuscolarismo, mantenne comunque, pur nell’adesione formale e ideologica, una certa dissonanza. Stima: 3.000€/5.000€.

Xavier Bueno, Ragazza, olio su tela, 50×70 – Lotto n. 421 – da pananti.com
Xavier Bueno, Ragazza, olio su tela, 50x70
Xavier Bueno, Ragazza, olio su tela, 50×70 – Lotto n. 423 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 126-III

Un’altro dei fondatori del Gruppo fiorentino dei Pittori Moderni della Realtà, sorto nel 1947, Xavier Bueno al lotto n. 423 “Ragazza”.

Con il fratello Antonio, Pietro Annigoni e il pittore armeno Gregorio Sciltian, Xavier è alla ricerca di un’arte che non perda mai di vista la realtà, empatica con l’esistenza diversamente dalle coeve esperienze delle avanguardie negli anni ’40.

“Noi rinneghiamo tutta la pittura contemporanea dal postimpressionismo a oggi, considerandola l’espressione dell’epoca del falso progresso e il riflesso della pericolosa minaccia che incombe sull’umanità. Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati” scrivono questi artisti nell’opuscolo manifesto distribuito in occasione della prima mostra del gruppo tenutasi alla galleria “L’Illustrazione Italiana”, nel novembre del 1947, a Milano.

E le parole chiave sono proprio “morale” e “stile” che indicano l’intenzione di un’arte in cui il realismo esecutivo è solo un pretesto per un’analisi metafisica, un sentire esistenziale e partecipante. Anche quando il gruppo dopo pochi anni si scioglierà, ciascuno di questi artisti, pur con temporanee adesioni a sperimentazioni d’avanguardia, come nel caso di Antonio, tornerà al reale con un proprio stile. Xavier lo farà attraverso le sue figure di ragazzi e bambini desolati, simboli dolcissimi della condizione umana. Stima: 15.000€/18.000€.

Renato Guttuso, Scilla, olio su tela, 98×110, 1950 – Lotto n. 426 – da pananti.com
Renato Guttuso, Scilla, olio su tela, 98x110, 1950
Renato Guttuso, Scilla, olio su tela, 98×110, 1950 – Lotto n. 426 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 126-III

Opere di Renato Guttuso come questa in asta al lotto n. 426 “Scilla” del 1950 non passano frequentemente nelle aste.

Nato in Sicilia, a Bagheria, nel 1911, Guttuso ha una formazione da autodidatta ispirata ai grandi della figurazione europea da Van Gogh a Picasso.

Una fortissima vena espressionista e una dedizione assoluta all’arte sociale, quale uomo anche impegnato in politica nelle file del Partito Comunista italiano, saranno le componenti fondamentali della sua arte durante tutta l’esistenza.

Guttuso è stato l’anima, alla fine degli anni ’40, del romano Fronte Nuovo delle Arti

È nella mostra del 1946 “Corpora, Fazzini, Guttuso, Monachesi, Turcato” alla Galleria del Secolo di Roma che questi artisti presentano un “Manifesto del neo-cubismo” dove affermano la volontà di un’arte legata indissolubilmente al reale e tuttavia moderna e “carica di coscienza formale”. Ed è proprio questa coscienza che non rinuncia alle ‘scoperte’ ed alle innovazioni del cubismo e della pittura fauve. Anzi sono questi gli strumenti necessari ad una interpretazione critica del mondo.

Alla XXV Biennale di Venezia del 1950 Guttuso espone il grande dipinto “Occupazione delle terre incolte in Sicilia”. In questi anni la sua pittura si ispira soprattutto al tema del mare. Proprio a Scilla nel 1949 e nel 1950 passa l’estate dipingendo marine, pescatori, ragazzi sugli scogli. Opere che esporrà alla Galleria del Pincio, in Roma, nel 1951.

“Questa gente somiglia alla mia, siciliana, dei borghi di mare, ai braccianti dell’interno della Sicilia e della Calabria, agli oppressi di tutto il mondo. Scendere in mezzo a loro e vivere qualche tempo i loro problemi è un grande insegnamento per un pittore” scrive Guttuso (da R. Guttuso, Scritti, a cura di Marco Carapezza e Massimo Onofri, Bompiani, 2013). Stima: 50.000€/70.000€.