Asta Meeting Art n. 830 – 9 e 10 Settembre 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni I-II

Le sessioni I e II dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 830 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 9/10 settembre 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Emilio Scanavino, Tramatura, tecnica mista su foglio di acetato, 38×58 – Lotto n. 31 – da meetingart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, tecnica mista su foglio di acetato, 38x58
Emilio Scanavino, Tramatura, tecnica mista su foglio di acetato, 38×58 – Lotto n. 31 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Bella “Tramatura” di Emilio Scanavino al lotto n. 31. Si tratta certamente di un’opera della maturità dell’artista ligure. Le trame sono tracciate con decisione e non c’è spazio per una mediazione spaziale fatta di grigi ed incertezze, tipica della prima produzione informale di Scanavino.

Bianco e nero aprono il campo a un mondo fantastico in cui il gesto si contrappone alla stasi, il bianco al nero, il lirismo segnico e la gocciolatura all’afasia della costrizione del bendaggio, del nodo.

Assieme questi segni danno vita ad un mondo bio e zoomorfo, a cefalopodi che intorbidiscono le acque della coscienza. Perché quella di Scanavino è una pittura popolata di presenze che non può essere ingabbiata nella semplice definizione di arte ‘informale’. Anzi il suo è un universo polimorfo in cui la realtà è continua metafora di se stessa, ridotto a traccia più che a segno; a graffio, nodo, scheggiatura più che a tratto.

Opera collocabile negli anni ’70, in pieno periodo della maturità dell’artista, dopo il ritiro nella casa di Calice Ligure e la convalescenza per l’operazione alla testa a seguito della gravissima emorragia cerebrale che lo colpì nel 1971. Stima: 9.000€/10.000€.

Silvano Bozzolini, Concrete classique, olio su tela, 60×60, 1979 – Lotto n. 48 – da meetingart.it
Silvano Bozzolini, Concrete classique, olio su tela, 60x60, 1979
Silvano Bozzolini, Concrete classique, olio su tela, 60×60, 1979 – Lotto n. 48 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Nato a Fiesole nel 1911 Silvano Bozzolini è stato uno dei protagonisti dell’astrattismo toscano partecipando alla fine degli anni ’40 alle iniziative del gruppo “Arte Oggi”. Dal 1927 l’artista ha frequentato l’Accademia di Brera a Milano e poi negli anni ’30 ha studiato con Felice Carena all’Accademia Libera del Nudo a Firenze. Nel 1947 si trasferisce a Parigi dove continua il suo percorso astratto indipendentemente dagli sviluppi dell’astrattismo classico fiorentino.

La pittura astratta di Bozzolini inoltre conterrà sempre un fattore di dinamismo assai più lirico e soggettivo del rigore razionalista dei toscani. Fondate sullo studio degli equilibri e delle geometrie dei primitivi  toscani, le opere di Bozzolini presentano, nell’organizzazione dei piani e delle linee e nel forte accostamento cromatico dei colori, un primitivismo vitalistico e un organicismo che mai verranno meno nel corso degli anni anzi accentueranno l’uso di simboli e allusioni alle forze che governano l’esistenza.

Così le forme ovoidali sono per Bozzolini il simbolo della nascita della vita, le linee verticali lo slancio vitale, le diagonali la rivolta e la ribellione, le orizzontali la stasi e la morte.

“Nel 1977, sebbene il cambiamento sia già visibile da qualche anno, Bozzolini, cambia leggermente il modo di dipingere pur rimanendo fedele alla sua poetica. Le opere di questo periodo hanno acquistato in leggerezza, infatti tratti più fini e nervosi solcano le tele, ma rimangono sempre presenti i motivi della linea obliqua e della forma ovoidale” (da Alessandra Frediani, “L’astrazione costruttiva di Bozzolini”, tesi di laurea, anno accademico 2003/2004, Università degli Studi di Siena, relatore prof. Enrico Crispolti, p. 88). Stima: 3.000€/4.000€.

Gianni Dova, Composizione, tecnica mista su cartoncino, 45×35, 1952 – Lotto n. 58 – da meetingart.it
Gianni Dova, Composizione, tecnica mista su cartoncino, 45x35, 1952
Gianni Dova, Composizione, tecnica mista su cartoncino, 45×35, 1952 – Lotto n. 58 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Ha appena 27 anni il romano Gianni Dova quando dipinge l’opera al lotto n. 58 “Composizione”. Dopo la frequentazione dell’Accademia di Brera già nel 1947 Dova espone alla Galleria del Naviglio e a quella del Cavallino. Nello stesso anno aderisce al Movimento Spaziale di Lucio Fontana.

Intanto Dova firma il “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Lo Spazialismo e l’arte Italiana del secolo XX” (1951), il “Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione” (1952).

Le “composizioni” si collocano in questo ambito. Rispecchiano a pieno l’adesione dell’artista romano al movimento milanese capeggiato da fontana e la sua personalissima chiave interpretativa: l’artista lascia fluire liberamente il colore a olio e a smalto emulsionandolo con l’acqua. In questo modo dà vita a scenari ‘casuali’ che suggeriscono spazi della memoria dove trovano posto, in profondità, accensioni, evocazioni, ricordi. Dova realizza paesaggi della coscienza per mezzo di contrasti fatti di macchie di colore, trasparenze e velature che suggeriscono uno spessore.

Non manca in questa bella opera al lotto n. 58 il gesto ‘tachista’ realizzato in bianco che apre e segna lo spazio quasi firmandolo in grafia. Gesto che però mai astrae dalla realtà, anzi la aumentando in senso onirico come Dova farà costantemente negli anni a seguire formulando quel linguaggio zoomorfo, onirico e surreale che lo contraddistingue. Stima: 3.000€/4.000€.

Renato Barisani, Oggetto più natura, ferro, legno e plastica su tavola, 116×90, 1964 – Lotto n. 52 – da meetingart.it
Renato Barisani, Oggetto più natura, ferro, legno e plastica su tavola, 116x90, 1964
Renato Barisani, Oggetto più natura, ferro, legno e plastica su tavola, 116×90, 1964 – Lotto n. 52 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Scultore napoletano d’avanguardia e da riscoprire Renato Barisani (1918-2011) qui al lotto n. 52 con un importante “Oggetto più natura” del 1964.

Barisani partecipa alla fine degli anni ’40 e nei primissimi anni ’50 alle mostre di “Gruppo Sud” per poi dare vita proprio nell 1950 al Gruppo Napoletano Arte Concreta con Renato De Fusco, Guido Tatafiore e Antonio Venditti.

Alla metà degli anni ’50 e per tutti gli anni ’60 risale il periodo di sperimentazione ‘informale’ più estrema dell’artista che si distingue soprattutto nell’originalità d’impiego dei materiali: gioielli, formica, ferro, fotogrammi, plastica ma anche materiali legati al territorio quali conchiglie, sabbia e lapilli.

Renato Barisani è stato un indagatore a 360 gradi delle possibilità espressive della materia. Designer di gioielli e al contempo grafico, l’artista napoletano cerca nelle sue opere una sintesi fra astrazione e figurazione, geometria e libertà, razionalismo e fantasia, organicità e razionalismo. Barisani crea metafore, mondi bidimensionali e tridimensionali dove le ‘cose’ dialogano e sorprendono, universi in cui l’inerte prende vita attraverso relazioni ed accostamenti sorprendenti e imprevisti. Stima: 2.000€/3.000€.

Eugenio Carmi, Studio per la cacciata dal paradiso, olio su tela, 60×60, 1980 – Lotto n. 80 – da meetingart.it
Eugenio Carmi, Studio per la cacciata dal paradiso, olio su tela, 60x60, 1980
Eugenio Carmi, Studio per la cacciata dal paradiso, olio su tela, 60×60, 1980 – Lotto n. 80 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Nato a Genova nel 1920 Eugenio Carmi è stato un vero esponente del modernismo italiano. Tutta la storia artistica di Carmi converge infatti a rivelare una spinta etica ed estetica improntata ad un fortissimo desiderio di azione sulla realtà.

Si trasferisce in Svizzera nel 1938 a causa delle persecuzioni razziali. Si laurea in chimica a Zurigo per poi continuare la propria formazioni nella Torino di Felice Casorati da cui impara grazia ed equilibrio.

Ma sarà l’esperienza di grafico e poi curatore dell’immagine presso le acciaierie dell’Italsider dal 1956 a segnare il percorso artistico di Carmi che passa dall’informale a diventare “fabbricante di immagini” come amava definirsi. Proprio l’esperienza della fabbrica infatti lo mette a contatto con i materiali, lo porta a sperimentare tecnologie con l’obiettivo sempre di migliorare l’esistente, scientificamente ma con una ispirazione utopica.

E anche il linguaggio geometrico che Carmi inaugura a partire dagli anni ’70 e ben esemplificato qui al lotto n. 80 “Studio per la cacciata dal Paradiso” affonda le proprie radici in questa aspirazione. Si tratta di un mondo chimico, dominato dal colore, quasi una scala pH, in una composizione dagli equilibri perfetti che non è però soddisfatta dalla pura astrazione. La linea diagonale e il cerchio assurgono a significati concettuali, attraverso i quali l’artista Carmi esprime le leggende, interpreta gli archetipi, rielabora la cultura e la storia. Stima: 8.000€/9.000€.

Toni Costa, Linea, PVC bianco su tavola, 46×85, 1966 – Lotto n. 90 – da meetingart.it
Toni Costa, Linea, PVC bianco su tavola, 46x85, 1966
Toni Costa, Linea, PVC bianco su tavola, 46×85, 1966 – Lotto n. 90 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Dinamica visuale elegante, riuscitissima e minimale di Toni Costa, del 1966, al lotto n. 90 “Linea”. Costa è stato uno dei ‘mitici’ fondatori del Gruppo N di Padova nel 1959 con Edoardo Landi, Ennio Chiggio, Alberto Biasi e Manfredo Massironi.

Arte cinetica e programmata dunque, movimento che in quegli anni cerca un rinnovamento della tradizione artistica per mezzo di un nuovo patto fra scienza e creatività ed una apertura a ‘processi’ innovativi e incisivi sul reale e sui fruitori che amalgami pittura, scultura, architettura, artigianato industriale.

Le prime dinamiche visuali dell’artista padovano risalgono al 1961 e furono esposte presso la Galerija Suvremene Umjetnos a Zagreb. Qui il Gruppo espone opere realizzate con listelle di PVC, che disposte con diversa inclinazione sulla tavola monocroma, danno una percezione cangiante dell’opera dipendentemente dal punto di vista con cui la si guarda. Il movimento genera dunque l’opera che si articola nello spazio ma anche nel tempo, che è soggetta al cambiamento dell’illuminazione su piani diversi: quello dell’essere e quello del sembrare.

Nel 1964 Costa espone alla Biennale di Venezia ed al Louvre di Parigi. Partecipa alle mostre “Arte Programmata” a Milano nel 1965 ed “Aspetti dell’arte italiana contemporanea” alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma proprio nel 1966, anno di realizzazione dell’opera al lotto n. 90. Stima: 27.000€/30.000€.

Pablo Atchugarry, Senza titolo, scultura in marmo bianco di Carrara, 81x27x18, 1998 – Lotto n. 99 – da meetingart.it
Pablo Atchugarry, Senza titolo, scultura in marmo bianco di Carrara, 81x27x18, 1998
Pablo Atchugarry, Senza titolo, scultura in marmo bianco di Carrara, 81x27x18, 1998 – Lotto n. 99 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Uno dei top lot di questa asta per bellezza estetica è senza dubbio il lotto n. 99 “Senza titolo” dello scultore Pablo Atchugarry, originario di Montevideo in Uruguay, dove nasce nel 1954.

La prima personale italiana dell’artista è del 1979 a Lecco. Nello stesso anno scopre la bellezza rinascimentale del marmo di Carrara con il quale inizia a lavorare frequentando le cave Michelangelo.

L’arte elegante di questo bravissimo scultore urugaiano cerca una sintesi fra astrazione e figurazione ed ha senza dubbio una evidente natura e propensione ascensionale muovendo ogni forma dalla terra al cielo, in un tentativo di comunicazione e conciliazione. Passato e presente, ombra e luce, angolo acuto e convesso, rotondità e linearità convivono dolcemente, senza contrasti nelle sue opere, consacrate nella recente mostra personale “Città Eterna, Eterni Marmi” tenutasi presso il Museo dei Fori Imperiali e i mercati di Traiano a Roma nel 2015. In questo luogo magico Atchugarry ha esposto 40 sculture realizzate in marmo di Carrara, bronzo e acciaio e marmo rosa del Portogallo, riuscendo ad integrarsi perfettamente e ad instaurare un dialogo con il celebre contesto archeologico del luogo. Stima: 50.000€/56.000€.

Edoardo Giordano, Estate e vento, olio su tela, 70×55, 1957 – Lotto n. 126 – da meetingart.it
Edoardo Giordano, Estate e vento, olio su tela, 70x55, 1957
Edoardo Giordano, Estate e vento, olio su tela, 70×55, 1957 – Lotto n. 126 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Edoardo Giordano detto Buchicco nasce a Napoli nel 1904. Si diploma alla locale Accademia di Belle Arti nel 1927. Fin da subito Giordano si distinse nel panorama partenopeo per la spinta al rinnovamento della tradizione pittorica, pur rimanendo nell’ambito figurativo, attraverso chiare influenze e riferimenti al secessionismo viennese, al grottesco, al realismo magico.

Negli anni ’30 l’artista è più volte a Parigi. Qui subisce il fascino del post-impressionismo, mentre sul finire del decennio e l’inizio del seguente la sua pittura tende verso l’espressionismo cromatico.

Fedele ad uno spirito anti-tradizionalista Giordano partecipa nel dopoguerra a “Gruppo Sud” ed ha contatti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta napoletano e milanese. Dai primi anni ’50 è a Milano dove intraprende un percorso del tutto astratto. Fra il 1952 ed il 1956 si colloca il periodo dell’astrattismo geometrico figlio anche di un sodalizio col pittore napoletano Andrea Bisanzio.

L’opera al lotto n. 126 “Estate e vento” rappresenta al meglio un’altra fase informale di questi anni dell’artista napoletano, dove il gusto per la materia ed il colore danno libero sfogo ad una gestualità panica che trova ispirazione nelle coeve sperimentazioni dei naturalisti lombardi quali Ennio Morlotti e Alfredo Chigine.

Nel 1962 Edoardo Giordano fu invitato con sala personale alla XXXI Biennale di Venezia. Stima: 3.000€/4.000€.

Remo Bianco, Tableu dorè, collage e tecnica mista su tela, 120×100, 1967 – Lotto n. 182 – da meetingart.it
Remo Bianco, Tableu dorè, collage e tecnica mista su tela, 120x100, 1967
Remo Bianco, Tableu dorè, collage e tecnica mista su tela, 120×100, 1967 – Lotto n. 182 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

L’evocazione è certamente alla base di tutto il percorso artistico di Remo Bianco, milanese, protagonista dell’arte italiana degli anni ’50 e ’60.

Un percorso di sperimentazione materica e concettuale rinnovatosi continuamente nel corso degli anni il suo ma sempre fedele a una ricerca del significato del reale, della verità che si effonde dagli oggetti.

Che siano le prime sperimentazioni nucleari e informali-spaziali dei primi anni ’50, le opere tridimensionali addirittura della fine degli anni ’40, i collage di ispirazione espressionista e gestuale o le ‘appropriazioni’ realizzate attraverso le impronte e i calchi in gesso e che preludono ai “Tableaux doré” (lotto n. 182) i cui primi esemplari risalgono al secondo quinquennio degli anni ’50, la riflessione sulle tracce, sul segno fisico e metaforico è al centro della speculazione del maestro milanese.

Le impronte, i frammenti, gli spruzzi di neve sugli oggetti che li assolutizzano a presenze ricordano per certi versi, in un tentativo di superamento, l’orribile fenomenica rivelazione dell’esistenza del Sartre di La nausea: “Il coltello cade sul piatto. Al rumore il signore dai capelli bianchi sussulta e mi guarda. Riprendo il coltello, appoggio la lama contro la tavola e la faccio piegare. È dunque questa la Nausea: quest’accecante evidenza? Quanto mi ci son lambiccato il cervello! Quanto ne ho scritto! Ed ora lo so: io esisto – il mondo esiste – ed io so che il mondo esiste. Ecco tutto […]” (da Jean-Paul Sartre, La nausea, Einaudi Tascabili, traduzione di Bruno Fonzi, 1997, p. 166). Stima: 14.000€/16.000€.

Edmondo Bacci, Avvenimento A-6, tempera grassa su tela, 75×105, 1965 – Lotto n. 188 – da meetingart.it
Edmondo Bacci, Avvenimento A-6, tempera grassa su tela, 75x105, 1965
Edmondo Bacci, Avvenimento A-6, tempera grassa su tela, 75×105, 1965 – Lotto n. 188 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Veneziano, classe 1913, Edmondo Bacci si forma all’Accademia di Belle Arti con Virgilio Guidi ed Ettore Tito.

Negli anni ’50 l’artista espone regolarmente alle mostre degli spazialisti milanesi, alla Galleria del Naviglio e a quella del Cavallino. Peggy Guggenheim si interessa alla sua pittura tanto da aprirgli le porte ad importanti mostre americane. Nel 1958 gli viene riservata una sala personale alla Biennale di Venezia.

Di rilievo la serie degli “Avvenimenti”, qui al lotto n. 188 “Avvenimento A-6”, in cui l’artista esprime drammaticamente una vena informale che tende alla profondità spaziale. Di lui diceva la Guggenheim “c’è una veggenza nel colore, il quale esplode in tutta la sua gioiosa ebbrezza. Credo che sia oggi il colore più puro che si sia liberato nello spazio”.

Per certi versi vicino concettualmente alle opere di Giuseppe Santomaso, Bacci si distingue per la forza delle composizioni che sviluppano energie di colore che si dipanano da nuclei centrali quasi in vere rappresentazioni di fenomeni dello spazio. C’è passione per la materia in esse e per la potenza, la velocità, la simultaneità della nostra civiltà contemporanea. Stima: 21.000€/24.000€.

Asta Meeting Art n. 829 – Sabato 24 e Domenica 25 Giugno 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

Le sessioni V e VI dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 829 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 24/25 giugno 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70×50, anni ’50 – Lotto n. 319 – da meetingart.it
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70x50, anni ’50
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70×50, anni ’50 – Lotto n. 319 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Riesi nel 1910 da genitori valdesi, Filippo Scroppo si trasferisce a Torino nel 1934. La sua vita sarà a lungo combattuta fra le due sponde della vocazione artistica e di quella pastorale che non fu estranea all’ispirazione geometrica, astratta ed aniconica della sua pittura. Scroppo fu anche fervente comunista tanto da partecipare come giornalista e critico d’arte a “L’Unità” negli anni ’40.

Nel 1948 Scroppo aderisce al M.A.C. Movimento Arte Concreta nel gruppo torinese (Galvano, Parisot, Biglione). La sua pittura è caratterizzata da incastri di superfici prive di modulazione e ombreggiature, dai colori netti su forme spesso curvilinee che, pur completamente astratte, richiamano sempre ad un certo ‘naturalismo’.

La varietà stessa e la libertà del costruttivismo di Scroppo, oltre ad essere una rappresentazione precisa della riacquistata fiducia nel patto fra arte e tecnologia, comune ai concretisti, conferiscono alle opere dell’artista un che di utopico al confine fra ‘azione’ e aspirazione religiosa.

Per certi versi, la purezza e la personalizzazione del segno avvicinano Scroppo all’esperienza dei protagonisti dell’astrattismo classico fiorentino, per altri invece veicolano una fantasia e ricchezza di significati irriducibile ad una interpretazione esclusivamente deontologica e che invece sembrano costituire una pura rappresentazione della gioia e della riconoscenza verso il creato.

Opera collocabile nel primo quinquennio degli anni ’50 questa al lotto n. 319 “Opera M.A.C.”. Filippo Scroppo muore nel 1993 a Torre Pellice, in provincia di Torino, dove per moltissimi anni ha promosso e curato le edizioni della Mostra d’Arte Contemporanea. Stima: 2.000€/3.000€.

Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5×27.5, 1951 – Lotto n. 321 – da meetingart.it
Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5x27.5, 1951
Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5×27.5, 1951 – Lotto n. 321 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Allievo di Felice Casorati (nel contesto della cosiddetta “scuola di Via Mazzini”) nella Torino della fine degli anni ’20 e dell’inizio dei ’30, le prime prove di Albino Galvano riflettono la lezione post-impressionista del maestro nella figurazione dall’uso sapiente delle luci e del colore nonché nell’abile resa del chiaroscuro.

Fra gli anni 1940 e 1947 Galvano dà inizio a quel processo di semplificazione delle forme attento ad una resa di essenzialità ‘metafisica’ e ad una introspezione psicologica che non potrà che risolversi in una piena adesione alla pittura astratta nel 1948.

Con Annibale Biglione, Adriano Parisot, Filippo Scroppo, Carol Rama e Paola Levi-Montalcini in quell’anno Galvano costituisce la sezione torinese del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Ma l’astrattismo e il concretismo delle forme in Galvano sono solo un pretesto per la creazione di simboli ‘anarchici’ dove l’oggetto religioso convive con lo strumento divinatorio e la cabala, il sacro con il profano (lotto n. 321 “Composizione”).

E quando Galvano scrive di Artaud (Galvano fu importante critico letterario e d’arte) sembra in qualche modo parlare di se stesso: “La ricerca disperata di attingere alla moelle delle cose, in una parola lo sforzo di attingere l’essere, esplorandolo tanto nella dimensione vitale quanto in quella ‘dei princìpi’, ha trasceso in lui, in ogni momento, l’impegno puramente letterario (dalla prefazione a “Eliogabalo o l’anarchico incoronato”, Antonin Artaud, Adelphi 2007, p. XIII). Stima: 2.000€/3.000€.

Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995 – Lotto n. 334 – da meetingart.it
Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995
Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995 – Lotto n. 334 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Protagonista dell’arte grafica contemporanea internazionale Walter Valentini nasce a Pergola nella provincia di Pesaro e Urbino nel 1928. Frequenta l’Istituto di Belle Arti delle Marche dove approfondisce le tecniche calcografiche, l’incisione, la litografia e al contempo rimane affascinato e studia la cultura umanistico-rinascimentale, in particolare i trattati sulla proporzione e l’armonia aurea.

Dopo aver lavorato come grafico pubblicitario, anche presso l’Agenzia pubblicitaria dell’ENI, nel 1974 tiene la sua prima personale alla Galleria Vinciana di Milano intraprendendo la carriera artistica.

Traiettorie cosmiche sono le opere di Valentini come questa in asta al lotto n. 334 “Viaggio VIII”, di buone dimensioni; percorsi verso una perfezione formale che rappresenta una esperienza mistica, non intuita, ma frutto di un lavoro di studio e precisione.  “La sua poesia di linee e superfici / è una dichiarazione di fatti. / Potrebbero essere equazioni / fra accadimenti stellari / in cui persino il caso / indossa un abito da cerimonia. Crede nel definito, / ispirando un’orchestra” ha scritto l’amico Hans Richter a proposito di Valentini.

Valentini unisce in modo personalissimo l’invenzione di Fontana della ricerca di uno spazio ‘oltre’ all’esperienza tecnologica, alla volontà del ‘fare’ e alla forza di Crippa, l’eleganza formale di Veronesi allo scavo interiore ed esistenziale di Scanavino, la rivolta e il capovolgimento ‘dada’ alla “divina proporzione” di Luca Pacioli. Stima: 11.500€/12.900€.

Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81×65, anni ’60/70 – Lotto n. 358 – da meetingart.it
Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81x65, anni ’60/70
Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81×65, anni ’60/70 – Lotto n. 358 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Un bel sughero del monzese Roberto Crippa al lotto n. 358 “Senza titolo”, opera collocabile nel secondo quinquennio degli anni ’60.

Dalle “Spirali” dei primi anni ’50, con l’adesione allo spazialismo, al recupero della pittura ‘terrestre’ e di paesaggio alla fine dei ’60 con gli assai sottostimati landscapes in sughero, il percorso artistico di Crippa è stato coerente lungo una linea evolutiva che mette in luce una personalità forte e volitiva, interessata a fare dell’arte e della vita un’unicum inscindibile di desiderio di ricerca ed espressione.

Crippa vede nella pittura e nella scultura, come nella vita, la necessità di un’unione fra cielo e terra, materiale ed immateriale; di una identificazione fra simbolo e realtà. Le ”spirali’ di Crippa non sono solo i voli pindarici della mente ma anche le evoluzioni del suo essere pilota acrobatico. I “Totem” degli anni ’50 e ’60 sono lo sviluppo concreto e simbolico di quel gesto riportato alla materia, in un mondo ‘sciamanico’ incerto fra cielo e terra ma pronto a cavalcare l’onda tecnologica post-nucleare.

E suoi paesaggi sono la rappresentazione di un mondo fragile e ricettivo, di sughero; panorami terreni ed extra-terreni, popolati da parole di giornali, forme zoomorfe, accadimenti, esplosioni; sogni di un universo molle, lunare, da conquistare e da ricostruire. Stima: 4.000€/5.000€.

Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985 – Lotto n. 391 – da meetingart.it
Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985
Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985 – Lotto n. 391 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Siracusa nel 1934 Paolo Scirpa compie studi d’arte a Palermo e Catania. Negli anni ’60 frequenta le avanguardie europee prima a Salisburgo e poi a Parigi. Nel 1965 è alla Quadriennale d’Arte di Roma mentre nel 1968 a Milano collabora con Luciano Fabro all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Al 1972 risale la prima produzione dei “Ludoscopi”, lotto n. 70 “Ludoscopio cubico multispaziale n. 70”, assemblaggi-sculture di specchi e luci al neon che danno vita attraverso giochi combinatori a profondità illusorie.

Marco Menguzzo, nell’introduzione al Catalogo della mostra “Paolo Scirpa. La luce nel pozzo”, 11 dicembre 2015 – 7 febbraio 2016, Arena Studio d’Arte, propone un interessante parallelismo fra queste opere di Scirpa e la parabola laica de “La luna nel pozzo”: “il tema dell”illusione’ è centrale in entrambi i casi.

Tuttavia, ‘essere illusi’ su un’azione volontaria – catturare la luna nel pozzo – comporta un senso di frustrazione, di impotenza e un ridimensionamento della propria autostima, mentre ‘essere illusi’ dai propri sensi, cioè fisiologicamente, produce un senso di meraviglia che è sostanzialmente positivo, pur nascendo da un errore di base, da un cortocircuito nella percezione della realtà fisica.

Questa ‘frustrazione positiva’ innesca infatti un meccanismo di consapevolezza elementare che è ben lontano dal senso di consapevolezza della propria inadeguatezza nel giudicare e nell’illusione percettiva non c’è colpa, nell’illusione volitiva invece sì.” Stima: 25.000€/28.000€.

Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57×57 (lato 40), 1966 – Lotto n. 398 – da meetingart.it
Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57x57 (lato 40), 1966
Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57×57 (lato 40), 1966 – Lotto n. 398 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Tra i fondatori del Gruppo N (con lui Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Ennio Chiggio) di Padova nel 1959 Toni Costa è stato uno dei capostipiti “disegnatori sperimentali” che hanno cercato di fondare una nuova arte attraverso lo studio scientifico delle dinamiche percettive e l’impiego di soluzioni interdisciplinari che fanno uso di materiali (in questo caso le listarelle in pvc) e soluzioni ‘installative’ inedite.

Il cinetismo delle sue “Dinamiche visuali” (lotto n. 398) è sicuramente il suo contributo maggiore a questa ricerca. Luce, spazio e tempo sono gli attori che entrano in gioco di fronte a queste opere poiché essi creano quel movimento e quella ‘variabilità percettiva’, quell’instabilità che è essa stessa uno dei ‘motivi’ dell’azione del Gruppo. L’inclinazione delle listarelle, il colore, l’incidenza della luce, la posizione ritagliano attimi d’esperienza, creando un’opera continua: una fenomenologia d’opera.

Il 1966 è un anno particolarmente importante nell’attività dell’artista padovano con la partecipazione alla mostra “Aspetti dell’arte italiana contemporanea” allestita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Stima: 32.000€/36.000€.

Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60×39 – Lotto n. 438 – da meetingart.it
Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60x39
Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60×39 – Lotto n. 438 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Ugo Celada da Virgilio possiede una capacità incredibile di cogliere il momento. Infatti nonostante l’enorme abilità tecnica e di mimesi realistica, l’artista cattura il pathos della scena, come in questa “Natura morta” al lotto n. 438.

Realismo magico e nuova oggettività, insieme a un sapore metafisico danno vita a composizione perfette la cui ieraticità però suggerisce e sottende un’inquietudine.

Nato in provincia di Mantova a Cerese di Virgilio nel 1895, Celada frequenta in seguito l’Accademia di Brera. Nel dopoguerra partecipa alle Biennali veneziane del 1920, 1924 e 1926 e al Movimento novecentista che rinnegherà presto per la collusione e la celebrazione del Regime, rimanendo sempre fedele alla sua arte intimista fatta di ritratti, animali e oggetti, imperscrutabile e magica.

Artista da riscoprire, che non ha avuto il meritato successo di mercato. Da ricordare la bellissima mostra al Palazzo Reale di Milano del 2005. Stima: 2.000€/3.000€.

Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73×90, 1937 – Lotto n. 478 – da meetingart.it
Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73x90, 1937
Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73×90, 1937 – Lotto n. 478 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Tempio Pausania in Sardegna nel 1899 Francesco Menzio è a Torino nel 1912 dove compie gli studi ginnasiali entrando poi nell’orbita del salotto di Felice Casorati.

Nel 1926 Menzio è alla Biennale di Venezia e partecipa alla prima Mostra di Novecento Italiano.

Nel 1927 l’artista è a Parigi interessato a superare il provincialismo casoratiano attraverso una pittura di respiro europeo, anti-retorica e lirica che tenga conto delle scoperte cromatiche di impressionisti e post-impressionisti.

Negli anni ’30 la pittura di Menzio si caratterizza per “interiorizzazioni psicologiche del quotidiano e soffusi lirismi”, come ha ben scritto A. R. Masiero, in “F. M.: autoritratto”, 1999, p. 104, che si articolano su pochi temi: nature morte (lotto n. 478 “Natura morta con testa”), interni con figure e paesaggi in cui l’artista sardo mostra una varietà di stili che ne rivelano il carattere eclettico: dalla pennellata soffice e morbida al plasticismo espressionista, da una figurazione sintetica al realismo delle figure senza mai perdere la ricerca poetica e lirica. Stima: 6.000€/7.000€.

Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5×65, 1952 – Lotto n. 488 – da meetingart.it
Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5x65, 1952
Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5×65, 1952 – Lotto n. 488 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bella e datata opera di Orfeo Tamburi al lotto n. 488 “Parigi”. Nato a Jesi nel 1910 Tamburi frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma dove ha per amici Ennio Flaiano e Vincenzo Cardarelli.

Nel 1936 è a Parigi dove entra in contatto con l’elite artistica e culturale della capitale francese e viene influenzato dalla pittura di Cèzanne. Tornato in Italia è di nuovo a Parigi nel dopoguerra dove resta fino al 1952.

Moltissime le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia ed alla Quadriennale di Roma e numerosissime le mostre in gallerie in tutta europa con quei paesaggi romani e parigini che sono la sua produzione migliore: composizione che l’artista realizza con eleganza e grazia, nonché con una immediatezza e sensibilità che emerge in quest’opera in asta con la stessa limpidezza delle vedute di Maurice Utrillo. Stima: 9.000€/10.000€.

Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70×70 (lato 50) – Lotto n. 498 – da meetingart.it
Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70x70 (lato 50)
Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70×70 (lato 50) – Lotto n. 498 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

I bisticci linguistici e visuali dell’artista bolognese (Vergato, 1943) Luigi Ontani sono di scena all’opera lotto n. 498 “Bambi, bimbi, bambole”.

Istrione ironico e dissacratore, Ontani è artista eclettico non estraneo all’utilizzo di materiali e tecniche disparate: il ritocco fotografico, il disegno, la performance, l’acquerello, la scultura in legno, in ceramica, in vetro di Murano.

Ontani unisce una vera passione per la ritualità ed il misticismo all’analisi dei processi della rappresentazione e soprattutto dell’auto-rappresentazione tendendo ad elaborare significati che sconfinano nel e talvolta usano il fiabesco.

I giochi di parole sono uno dei temi ricorrenti in Ontani: parole che consentono la messa in scena di significati imprevisti e polisemici oppure rivelatrici di motivi nascosti e di ‘non-sensi’. E l’acquerello, nella sua ‘liquidità’ effimera, non può che essere di supporto ad una ricerca quasi calviniana di leggerezza, di godimento carnale dell’esercizio di una raffinata intelligenza. Stima: 18.000€/20.000€.