Asta Meeting Art n. 834 – Novembre 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni I-IV

Le sessioni I-IV dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 834 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 25/26 novembre e 2/3 dicembre 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Emanuela Fiorelli, Box, Plexiglass, serigrafia e filo elastico, 55x50x14, 2014 – Lotto n. 19 – da meetingart.it
Emanuela Fiorelli, Box, Plexiglass, serigrafia e filo elastico, 55x50x14, 2014
Emanuela Fiorelli, Box, Plexiglass, serigrafia e filo elastico, 55x50x14, 2014 – Lotto n. 19 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 834

Emanuela Fiorelli è una giovane artista romana nata nel 1970 e diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2004 ha vinto il Premio Accademia Nazionale di San Luca nella sezione Pittura.

Una ricerca sulla profondità che tende a sensibilizzare il rapporto fra fruitore dell’opera e spazio potrebbe essere definita quella della Fiorella che crea strutture geometriche e razionali attraverso l’utilizzo del filo elastico (lotto n. 19 “Box”), ma anche per esempio la serigrafia su specchio e su altri materiali in una combinazione che ha le sue radici nel costruttivismo di Pevsner e Gabo, passa per Fontana e arriva ai giorni nostri ricontestualizzando quelle soluzioni in ambito concettuale.

L’intento è quello di generare volumi e armonie che siano un continuum vivo dei luoghi e un persistente ma stimolante, quasi familiare, inganno percettivo: un contrappunto di comunicazione ed interferenza fra l’abitabile e l’abitato, presenza attuale ed immaginazione, potenza ed atto.

Artista giudicata fra le più interessanti del panorama italiano da Agostino Bonalumi, Emanuela Fiorelli nel 2005 ha partecipato alla mostra Lucio Fontana e la sua eredità; nel 2009 ad Experimenta, mostra della Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri. Stima: 3.000€/4.000€.

Giuseppe Santomaso, Senza titolo, tecnica mista e collage su cartoncino intelato, 50×40, 1984 – Lotto n. 44 – da meetingart.it
Giuseppe Santomaso, Senza titolo, tecnica mista e collage su cartoncino intelato, 50x40, 1984
Giuseppe Santomaso, Senza titolo, tecnica mista e collage su cartoncino intelato, 50×40, 1984 – Lotto n. 44 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 834

Opera tarda ma poetica, materica e raffinata di Giuseppe Santomaso, uno dei protagonisti assoluti del rinnovamento pittorico dell’arte italiana del dopoguerra. Nato nel 1907 a Venezia da padre orafo, Santomaso è già alla sua prima Biennale di Venezia nel 1934.

Alla fine degli anni ’40 sarà nelle fila del Fronte Nuovo delle Arti e nei primi ’50 parteciperà al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi (con lui Afro Basaldella , Renato Birolli, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giulio Turcato, Emilio Vedova) propendendo verso un astrattismo spaziale ed emozionale che non lo abbandonerà nel corso di tutta la sua parabola artistica, conclusasi nella stessa Venezia nel 1990.

“Santomaso. La musica del colore” è stata titolata una recente mostra, del 2015, dedicata al maestro veneziano dalla storica Galleria Blu di Milano, riprendendo una definizione molto amata da Santomaso: “sulla superficie bianca della carta una forma si muove. Sosta un attimo, poi lentamente riprende il moto; cerca un punto, si capovolge, ruota ancora nervosamente, poi si arresta: quello è il ‘punto’. In quel breve percorso, in quello spazio limitato, un viaggio lunghissimo si compie, viaggio nel tempo, nella memoria, nel presente, dentro e fuori la coscienza. Una risonanza trova la sua eco, si accoppia come in un telemetro. Qualche cosa della vita è messo a fuoco” ha scritto l’artista quasi stesse descrivendo il lotto n. 44.

Santomaso, in opere come questa, coglie ciò che Kandinskij definiva lo “spirituale nell’arte”, il valore dell’esperienza psichica e sensoriale. Invertendo il discorso, il padre dell’astrattismo moderno affermava in merito alla musica atonale di Schonberg, che ricorda così da vicino le opere di Santomaso: “la musica di Schonberg ci introduce in un nuovo regno, dove le esperienze musicali non sono acustiche bensì puramente psichiche: qui ha inizio la musica del futuro” (daV. Kandinskij, Dello spirituale nell’arte, in “Tutti gli scritti”, 2 voll., Feltrinelli, Milano 1989, vol. II, ed. or. a cura di Philippe Sers, Denoël-Gonthier, Paris 1970, p. 85) Stima: 4.000€/5.000€.

Gianni Dova, Creazione, olio su tela, 70×60, 1966 – Lotto n. 68 – da meetingart.it
Gianni Dova, Creazione, olio su tela, 70x60, 1966
Gianni Dova, Creazione, olio su tela, 70×60, 1966 – Lotto n. 68 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 834

Gianni Dova è uno degli artisti del nostro dopoguerra in attesa di una dovuta rivalutazione. E il lotto n. 68 “Creazione” è certamente un’opera bella e rappresentativa dell’artista romano che all’uscita dalla guerra partecipa attivamente al dibattito culturale che contrappone realisti, astrattisti e surrealisti.

Nel 1946 Dova firma il Manifesto del Realismo (Oltre Guernica). La sua pittura è al tempo di stampo picassiano e neocubista. Ma già nel 1947 l’artista romano è fra i fondatori a Milano del Gruppo Linea con Remo Brindisi, Ibrahim Kodra, Giovanni Paganin e Gino Meloni, e nelle sue opere comincia a fare la sua apparizione un linguaggio surreale che sarà suo tipico.

Intanto Dova si avvicina al Movimento Spaziale di Fontana ed espone nel 1948 nella prima personale alla Galleria del Naviglio di Carlo Cardazzo.

È nel 1954, con il trasferimento a Parigi, che Dova riprende quel filo interrotto di figurazione surreale che conierà nel particolare linguaggio zoomorfo esemplificato al lotto n. 68.

Nel 1962 l’artista romano viene invitato con sala personale alla Biennale di Venezia, con presentazione di Guido Ballo. Nel 1964 un’altra sala personale gli viene riservata nel contesto della mostra Pittura a Milano dal 1945 al 1964, allestita a Palazzo Reale.

Nel 1966, anno in cui esegue la bellissima opera in asta, Dova passa lunghi periodi a Calice Ligure dove dipinge in particolare scene marine, onde, uccelli, in un groviglio di pathos che unisce elementi iconografici naturalistici e spazialità compositiva a deformazioni, creazioni che l’artista vive panicamente e  la cui potenza si esprime in colori e materiali abilmente impiegati. Un unicuum che, proprio negli anni ’60, raggiunge la massima qualità di espressione. Stima: 10.000€/12.000€.

Walter Valentini, Cielo, tecnica mista e applicazioni su due tavole, 300x300x13, 1998/1999 – Lotto n. 81 – da meetingart.it
Walter Valentini, Cielo, tecnica mista e applicazioni su due tavole, 300x300x13, 1998/1999
Walter Valentini, Cielo, tecnica mista e applicazioni su due tavole, 300x300x13, 1998/1999 – Lotto n. 81 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 834

Opera imponente (3 metri per 3 metri) e bellissima del maestro della grafica, dell’incisione italiana, della calcografia, della litografia, del libro d’artista nonché scultore e pittore: Walter Valentini, al lotto n. 81 “Cielo”.

Marchigiano, classe 1928, Valentini studia prima a Roma alla scuola di Consagra, Corrado Cagli e Giulio Turcato, poi  a Milano dove conosce e si appassiona al razionalismo astratto di Luigi Veronesi, Max Huber e Albe Steiner.

Al 1974 a Milano, presso la Galleria Vinciana, risale la prima personale di Valentini, con presentazione di Guido Ballo.

L’artista marchigiano riuscirà da allora a coniugare originalmente quelle ricerche astratte con la cultura rinascimentale tanto amata. Lo farà in una tensione verso l’armonia e l’equilibrio che ha le sue radici principali nelle teorie di Leon Battista Alberti e Piero della Francesca e che Valentini attualizza, riappropriandosene, nell’ambito di una individualità che costruisce la polis, sogna la christianitas ma che anche esplode in colore, lacerando la monocromia del possibile.

La ricerca pittorica e scultorea di Valentini si è mossa nei decenni seguendo un percorso astratto di estrema coerenza: l’artista crea di fatto paesaggi, cosmologie, quasi marchingegni. Il supporto (tavola, tela, carta) è un campo d’azione dove trovano posto allo stesso tempo universo e individuo, natura e tecnica; spazi in cui l’uomo (l’artista) avvia delle sperimentazioni, scava, incide, crea equilibri e relazioni, lascia un segno per così dire ‘storico’ di un vissuto che è sì transitorio ma tuttavia parte indelebile di un tutto che si svolge dal bianco al nero, dalla purezza marmorea della “città ideale” delle architetture rinascimentali alle città ed ai paesaggi industriali vergati e impolverati a grafite. Paesaggi dove si gioisce e si soffre, in cui si vive il tempo.

In entrambi i casi gli uomini lasciano tracce che testimoniano una grandissima passione per la vita e la poesia. Stima: 48.600€/54.000€.

Achille Perilli, Lo spessore semantico, tecnica mista su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 92 – da meetingart.it
Achille Perilli, Lo spessore semantico, tecnica mista su tela, 40x50, 1970
Achille Perilli, Lo spessore semantico, tecnica mista su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 92 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 834

Nel 1971 l’artista romano Achille Perilli (classe 1927), fra i fondatori nel 1947 del Gruppo Forma 1 con Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato, sottoscrive il Manifesto della Folle Immagine nello Spazio immaginario. Qui si esprimono in 4 punti le leggi della ‘folle immagine’: 1) legge di strutturazione automatica; 2) legge della maggiore complessità; 3) legge del labirinto; 4) legge dell’ambiguità dei messaggi.

La prima recita: “una struttura non è mai determinata a priori mentalmente, ma si elabora e si accresce nel farsi. Le sue possibilità di accrescimento sono infinite, come sono infinite le sue definizioni. Quello che noi vediamo non è altro che un momento conoscitivo della struttura, quindi ogni opera è un momento successivo di una sequenza della quale è impossibile determinare l’inizio e prevedere la fine”.

Mentre la seconda: “con questa legge si afferma il principio che non può esservi folle immagine se non vi siano in essa elementi di tale complessità, da rendere estremamente difficoltoso e il procedimento operativo e il fine esplicativo. […] In sostanza, più strutture sovrapposte in modo tale che ogni variabilità della loro posizione permetta un’ulteriore immagine, mantenendo fissi i valori che ne risultano”.

Enunciati che descrivono nel modo migliore quell’irrazionale geometrico inventato da Perilli alla fine degli anni ’60 (lotto n. 92 “Lo spessore semantico”) che l’artista tuttora prosegue con estrema poesia; e che è una delle più importanti realizzazioni e teorizzazioni artistiche del nostro dopoguerra.

Da ricordare che l’artista nel 1968 fu invitato alla Biennale di Venezia con sala personale. Stima: 9.000€/10.000€.

Bengt LindstrÖm, Nudo, olio su masonite, 50×58, 1950 – Lotto n. 152 – da meetingart.it
Bengt Lindstrom, Nudo, olio su masonite, 50x58, 1950
Bengt Lindström, Nudo, olio su masonite, 50×58, 1950 – Lotto n. 152 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 834

Nato in Svezia nel 1925, Bengt Lindström frequenta prima l’Accademia di Belle Arti di Stoccolma ed in seguito quella di Copenaghen. A Parigi nel 1947 studia con Fernand Léger e André Lhote. Nel 1949 è a Firenze e ad Assisi dove rimane affascinato da Giotto e Cimabue.

Le prime opere di Lindström, di cui quella in asta al lotto n. 152 “Nudo” è un bell’esempio, mantengono un impianto figurativo tradizionale, di grande purezza ed eleganza, che tende alla semplificazione della forme e ad una sintesi della realtà che risente del post-cubismo ma anche di un equilibrio compositivo di matrice classica che tuttavia già sembra contenere, in nuce, nel mancato pieno tonalismo, una tensione sotterranea che si rivelerà, anzi esploderà in Lindström negli anni successivi.

Al 1954 risale la prima personale a Stoccolma, ma solo verso la fine del decennio l’artista svedese maturerà il suo personale linguaggio insieme surreale ed espressionista, diretta conseguenza dell’avvicinamento di Lindström alle idee del Gruppo Cobra e dell’evidente influenza di Asger Jorn; un linguaggio che descrive un mondo fatto di ‘personaggi natura’, di figure il cui pensiero “si fa nella bocca” nella definizione di Tristan Tzara, realizzate quasi scolpendo con le mani grandi quantità materiche di colore che l’artista versa sulla tela (con l’ausilio di secchi). Stima: 6.000€/7.000€.

Luigi Ontani, Pietra Santa asSente, acquerello su carta, 108 diametro, 2000 – Lotto n. 166 – da meetingart.it
Luigi Ontani, Pietra Santa asSente, acquerello su carta, 108 diametro, 2000
Luigi Ontani, Pietra Santa asSente, acquerello su carta, 108 cm di diametro, 2000 – Lotto n. 166 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 834

Luigi Ontani, bolognese (1943), è certamente figura di rilievo della body art nazionale ed internazionale. Celebri le sue performance ed opere fotografiche, i tableaux vivants, in cui l’artista si presenta nella duplice veste di autore e modello.

L’artista ha viaggiato lungamente in oriente, in particolare in India, dove è rimasto affascinato dalle filosofie e dai miti tradizionali; esperienze e conoscenze che cita nella sue opere mischiando sacro a profano, passato a presente, terra e cielo.

I suoi lavori spaziano dai manufatti, agli acquarelli (bellissimo e grande il lotto n. 166 “Pietra Santa asSente”), alla fotografia, alla ceramica, fino alla lavorazione del vetro, e sono sempre contrassegnati da un dandismo che congiunge ironia a narcisismo, celebrazione dionisiaca e spensieratezza ad auto-consapevolezza.

E infondo una sentimento condiviso che emana da ogni creazione di Ontani  è quello dell’avvertimento di figure che trasudano di solitudine: lui stesso e i suoi personaggi portano un’aura di dannazione alla transitorietà che l’artista tratta con leggerezza ma anche con lucido sguardo.

Ontani ha partecipato a varie edizioni della Biennale di Venezia (1978, 1986, 1995). Stima: 21.000€/24.000€.

Dadamaino, Volume, acrilici su tela operata, 70×50, 1958 – Lotto n. 269 – da meetingart.it
Dadamaino, Volume, acrilici su tela operata, 70x50, 1958
Dadamaino, Volume, acrilici su tela operata, 70×50, 1958 – Lotto n. 269 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 834

Edoarda Emilia Maino (1930-2004) espone per la prima volta uno dei suoi “Volumi” (lotto n. 269), realizzati nel 1958, solo nel 1959 e con una sola opera (peraltro non pubblicata in catalogo), nel contesto della collettiva La donna nell’arte contemporanea,  tenutasi presso la Galleria d’Arte di Brera a Milano dal 18 dicembre 1959 al 12 gennaio 1960.

Scrive Andrea Fiore in Dadamaino: lo spazio, il movimento,  bel testo introduttivo al Catalogo della mostra “Dadamaino: lo spazio, il movimento” (a pagina 5), tenutasi dal 20 Settembre al 10 Novembre 2012 presso la Galleria Monopoli di Milano con presentazione di Flaminio Gualdoni e testo di Andrea Fiore: “La superficie della tela è ridotta quasi alla stregua del telaio e lo spazio centrale lascia posto ad ampi squarci di forma ovoidale.

I volumi acquisiscono, sin da subito, una forte autonomia dalle ricerche di Lucio Fontana; la gestualità, pur conservandone una chiara impronta spazialista, è sostituita dall’intenzione razionale di inter venire sulla superficie della tela mutilata, un processo, questo, d’istintiva mediazione tra ricerca estetica e armonia spaziale.

Tommaso Trini individua in questo periodo la preponderante sistematicità di un atteggiamento neocostruittivista, più che neodadaista: ‘Siamo agli inizi della sua arte in un duplice clima; d’un lato la ripresa neocostruittivista con la parola d’ordine della ricerca visuale, d’un altro lato lo sconfinamento neodada. La giovane artista propende per la prima disciplina […] e tuttavia si riconosce fatalmente anche la seconda anima: sarà negli anni a venire, un bel dissidio. Le tele colpite dalla sua distruzione critica sono bellissime e oggi tragiche'”. Stima: 72.000€/80.000€.

Edoardo Giordano, Composizione, olio su tela, 130×97, 1957 – Lotto n. 275 – da meetingart.it
Edoardo Giordano, Composizione, olio su tela, 130x97, 1957
Edoardo Giordano, Composizione, olio su tela, 130×97, 1957 – Lotto n. 275 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 834

Edoardo Giordano, detto Buchiccio, nasce a Napoli nel 1904. Si diploma alla locale Accademia di Belle Arti nel 1927.

Negli anni ’30 le opere dell’artista napoletano oscillano fra una ricerca di stampo secessionista, debitrice dell’insegnamento di Casorati, e un’altra più originale, vicina per certi versi al ‘grottesco’ ed al realismo magico. Tuttavia Giordano si distinse sempre per una vivacità culturale attentissima alle sperimentazioni d’avanguardia sia milanesi che d’oltralpe.

Nel 1934 e nel 1936 espose alla Biennale di Venezia; nello stesso decennio fu più volte a Parigi (espose alla Galleria Carmin nel 1935), dove fu influenzato dalla pittura post-impressionista, in particolare da Utrillo.

Nel dopoguerra Giordano fu fra gli animatori del Gruppo Sud e allacciò contatti con il milanese M.A.C. Movimento Arte Concreta. Già agli inizi degli anni ’50 si trasferisce a Milano con il conterraneo Andrea Bisanzio con il quale strinse un sodalizio artistico negli anni 1952 e 1956 all’insegna di una ricerca astratto-lirica che successivamente, come testimoniato dall’opera in asta al lotto n. 275 “Composizione”, virerà verso un naturalismo di stampo informale vicino alle coeve soluzioni di Ennio Morlotti e Alfredo Chigine.

“[Nel 1956] va notata anche la precoce comparsa di veloci graffiture parallele con andamento curvilineo, che costituiranno per vari anni successivi un vero e proprio stilema della pittura di Giordano […]. In esse vi è piena assimilazione delle valenze liberatorie del gesto pollockiano, come pure della capacità di controllo che vi avevano maturato la destrezza di Mathieu o il rigore di Hartung. Notevoli, peraltro, le affinità con l’aggressività del lavoro di Vedova e Moreni in Italia. Velocità di esecuzione come garanzia di ‘purezza’, al pari del conseguimento del ‘vuoto, vie ad una conoscenza individuale: sono concetti estratti da alcuni filoni di pensiero orientale, che fornirono sicuramente alimento alle poetiche informali del segno e del gesto […]'” (da Paolo Mamone Capria, Edoardo Giordano, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1998, p. 47). Stima: 4.000€/5.000€.

Riccardo Licata, Composizione, olio su tela, 90×70, 1985 – Lotto n. 293 – da meetingart.it
Riccardo Licata, Composizione, olio su tela, 90x70, 1985
Riccardo Licata, Composizione, olio su tela, 90×70, 1985 – Lotto n. 293 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 834

Nato a Torino nel 1929, Riccardo Licata si forma nell’ambiente veneziano della fine degli anni ’40. Nella città lagunare partecipa ai fermenti astratti. È presente come mosiacista alla Biennale di Venezia del 1952. In seguito è a Parigi, assistente di Gino Severini; qui diverrà docente all’Accademia alla cattedra di mosaico.

In questi anni l’artista torinese mette a punto quella pittura segnica che lo porterà alle Biennali di Venezia del 1964, 1970 e 1972; testimoniata dal bellissimo esemplare al lotto n. 293 “Composizione” del 1985.

Ha scritto Giovanni Granzotto in L’arte bi e tridimensionale, in Licata e gli amici di Venezia e Parigi 9 settembre – 29 ottobre 2009 nel catalogo della mostra tenutasi al Palazzo della Società Promotrice delle Belle Arti in Torino, Verso l’Arte Edizioni, a cura di Giovanni Granzotto e Giovanna Barbero, p. 115: “La sua dichiarata [di Ligata], più volte ripetuta, fede nell’Astrattismo, la sua partecipazione esterna al movimento spazialista, i suoi frequenti passaggi sui fronti dell’informale, stavano a rappresentare i molti angoli e le molte facce di uno stesso solido, ogni aspetto esteriore di una stessa anima.

L’Astrattismo non poteva non apparire come il riferimento più moderno e adeguato nella costruzione del suo innovativo alfabeto; lo Spazialismo consisteva, invece, nell’infinito, nel grande lago dove riflettersi, immergersi e risalire, e dove abbeverarsi, in quella inesausta tensione a padroneggiare gli strumenti della conoscenza. E dell’informale Licata era figlio, figlio naturale e necessario, per l’immediatezza biologica delle sue risposte artistiche, per il suo vitalismo, per la sua condivisione del mestiere, inteso ed amato sì come gli artigiani delle botteghe antiche, ma anche cercato e posseduto con l’occhio ed il cuore di fanciullo, ma di un fanciullo e di un figlio del nostro tempo”.

Nel 1985 sono da ricordare la retrospettiva Riccardo Licata presso la Fondazione Bevilacqua La Masa e l’antologica alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Gallarate: Antologica 1954-1984Stima: 9.000€/10.000€.